L’onere della prova

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caffè avvelenato consenso

Qui al bar, forse, non capiamo. Non siamo abbastanza raffinati, non abbiamo studiato per bene il Codice penale, la procedura penale, la gaia scienza giuridica in virtù della quale gli esperti, quando ci sentono esprimere commenti sulle sentenze, ci rimbrottano: leggete prima le carte. Noi ci siamo limitati a leggere due dichiarazioni.

Nella prima, del 20 novembre, Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano, a proposito del ddl Consenso che il centrodestra ha improvvisamente bloccato in Parlamento e in risposta al giornalista di Repubblica, che gli domandava della potenziale “inversione della prova”, diceva: “Se io fossi un pm, davanti a una donna che mi dice di aver subìto violenza, la prova c’è già. Poi naturalmente andrà valutata nel dibattimento. […] Cosa vogliamo che prevalga, il testosterone o il rispetto?”. Poco prima, aveva infatti precisato che dimostrare la sussistenza continua del consenso, “d’ora in poi”, sarà “un problema che riguarda gli uomini”, ossia gli eventuali imputati in un procedimento per violenza sessuale.

Ribaltamento dell’onere della prova, dice appunto qualche cliente qui al bar.

Ma nella seconda dichiarazione, di ieri, Roia nega tutto: “Non è assolutamente vero” che il ddl comporti “un’inversione dell’onere della prova”; anzi, “già nell’attuale legge” esistono circostanze, come l’essere sotto effetto di stupefacenti, in virtù delle quali si presume che il consenso della donna manchi. Chi denuncia se ne assume la “responsabilità” e il pm, quindi l’accusa e non l’imputato, dovrà “dimostrare che quel rapporto è avvenuto senza un libero consenso”.

Nemmeno una settimana di distanza, due commenti diversi: in uno, il magistrato dice che sì, in effetti, il problema di scagionarsi sarà dell’imputato maschio, evidentemente colpevole fino a prova contraria; in un altro, se la prende con chi grida alla potenziale aberrazione giuridica e sostiene sia un “grave errore” parlare di ribaltamento dell’onere della prova. Noi, qui al bar, forse non capiamo. Ma nel dubbio, pensiamo che prendersi un altro po’ di tempo per riflettere su questa legge bipartisan sia stata un’ottima scelta. Meglio mancare una “giornata nazionale”, che combinare un enorme pasticcio.

Il Barista, 27 novembre 2025

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