Politica

L’ora degli sciacalli

Sul caso Ranucci prima Saviano accusa il governo, poi la Schlein gli va dietro. Ma è un'idea malsana

schlein pd Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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“Guerre puniche a parte, mi viene attribuito veramente di tutto”, così diceva Giulio Andreotti. Si sa: chi è saldamente al potere viene tacciato di essere responsabile delle più grandi nefandezze e problematiche che si sostanziano durante la sua leadership. Ma se talvolta può esserci un motivo, un fondo di verità o quantomeno dei piccoli dubbi, oggi verso Giorgia Meloni vengono rivolte sprezzanti critiche su tematiche che la vedono totalmente estranea.

Solo qualche settimana fa, la Presidente del Consiglio veniva denunciata alla Corte Penale internazionale per concorso in genocidio, accusata di sostenere e di avallare ad oltranza i crimini di Netanyahu. Oggi, invece, la premier e il suo esecutivo sono additati per l’infame attentato a Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore del programma Report.

L’accusa è gravissima: secondo molti, Meloni ha contribuito ad alimentare la campagna d’odio verso Ranucci, legittimando così gli attacchi verbali contro di lui e per esteso anche quelli fisici. Sostanzialmente il governo è in qualche modo responsabile dell’attentato. Ora: se un concetto del genere venisse espresso all’interno di un circolo di rifondazione comunista da qualche attempato vecchietto mentre tracanna del lambrusco, si potrebbe soprassedere. Il problema è che questa idea malsana, offensiva e pericolosissima arriva dalle più alte sfere dell’intellighenzia di sinistra.

Ha iniziato Saviano: “L’attentato a Sigfrido Ranucci non nasce oggi: è il frutto di anni di delegittimazione, di campagne mediatiche costruite per isolare, infangare, distruggere civilmente chi osa indagare il potere”. Sostanzialmente per il celebre scrittore, ormai filosofo, chiunque critichi qualcuno, in un certo modo spera o brama che quel qualcuno venga soppresso attraverso la violenza. Chissà cosa ne pensa allora delle minacce e del clima d’odio attorno a Meloni, possibilmente legittimato dopo che un intellettuale come lui l’ha chiamata “bastarda” o qualche altro suo amichetto l’ha apostrofata con “atroja”…

Ma in merito alle illazioni sulla triste vicenda Ranucci ha registrato un exploit Elly Schlein. La tiepida segretaria del Pd, guardata con crescente scetticismo all’interno della sua coalizione, ha capito che bisogna alzare la posta nelle intemerate verso il governo e ha affilato la lingua durante il congresso del Pse: “In Italia governa l’estrema destra e quando governa l’estrema destra la libertà e la democrazia sono a rischio”. Non paga ha poi accusato l’esecutivo di “produrre propaganda e odio”. Una vergogna pensare che un politico di questa rilevanza a livello nazionale giri l’Europa calunniando così il governo che volente o nolente rappresenta la sua nazione.

Insomma, tirando le somme, siamo al sublime: la Meloni è accusata di produrre odio da chi ogni giorno la apostrofa con i peggiori termini, la definisce “cortigiana”, cerca in ogni modo di screditare qualsiasi suo intervento anche a livello internazionale.

Una cosa è certa: parliamo evidentemente di esponenti politici e simil-intellettuali senza scrupoli che non hanno a cuore l’interesse nazionale, ma soltanto la volontà di fiaccare l’esecutivo. E che quando non riescono a criticarne l’agenda, tentano con schemi subdoli. Talmente subdoli da attribuire al governo un attentato per il quale non si conosce la matrice, il movente, la dinamica. Che miseria.

Alessandro Bonelli, 18 ottobre 2025

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