La vittoria di un mussulmano collettivista a New York, patria indiscussa del capitalismo finanziario potrebbe sembrare ai più una sorta di ossimoro politico. In questo senso, traslando in qualche modo un celebre motto su Winston Churchill sulla democrazia, il nuovo idolo d’oltreoceano della sinistra italiana potrà pure convincerci che non c’è niente di peggiore del sistema capitalista, eccezion fatta però di tutte le altre forme che si sono sperimentate finora.
Eppure, a ben rifletterci, il trionfo di Zohran Mamdani non dovrebbe stupire particolarmente e per almeno due fondamentali ragioni. In primis da tempo la cosiddetta Grande Mela rappresenta un feudo quasi incontrastato per il Partito democratico, visto che nelle recenti presidenziali Kamala Harris, sfidante dem di Donald Trump, raccolse oltre il 70% dei voti.
In secondo luogo, e questa mi sembra la ragione maggiormente significativa, queste moderne enclave in cui convergono, per le più svariate ragioni, enormi ricchezze, per forza di cose si sviluppa sul piano politico una diffusa propensione all’invidia sociale.
Invidia sociale, che secondo una brillante analisi espressa in passato dal grande Friedrich von Hayek, è presente in tutte le formazioni sociali sin dall’alba dei tempi e che in questi luoghi ambiti trovano grande alimento presso le classi sociali più svantaggiate o semplicemente meno fortunate.
D’altro canto, a ben guardare, le principali rivoluzioni della storia recente, pensiamo a quella francese e quella bolscevica, sulla carta sono state realizzata in nome e per conto dei poveri e, in Russia, del proletariato; tuttavia, a condurle c’è sempre stata una avanguardia di veri e propri arrampicatori sociali che hanno utilizzato l’odio verso la ricchezza e gli agi per giustificare gli orrori commessi.
Ebbene, nel 2025 si presenta a New York un giovane musulmano naturalizzato di belle speranze che promette sostanzialmente pasti gratis per i ceti meno abbienti e mazzate fiscali per i più ricchi: dove sarebbe la portentosa novità? Io proprio non la vedo.
Una ricetta simile l’abbiamo già sperimentata in Italia con il Movimento 5 Stelle che, per raggiungere un successo di dimensioni bulgare nelle politiche del 2018, decise di abolire la povertà con il reddito di cittadinanza, costato finora la bazzecola di 36 miliardi di euro. Dopodiché, giunti di nuovo ai confini del baratro della sostenibilità del nostro colossale debito pubblico, il Paese è rinsavito consegnando la chiavi di Palazzo Chigi ad una destra che, senza infamia e senza lode, è comunque riuscita a mettere una robusta toppa ai pericolosissimi squilibri creati di chi l’ha preceduta.
Tant’è che, avendo lo stesso M5S ottenuto la chance di candidare Roberto Fico nella corsa per la regione Campania, quest’ultimo, emulando in qualche modo l’insostenibile pesantezza delle promesse di Mamdani, porta avanti il cosiddetto reddito di dignità regionale, con quali coperture non dato sapere.
Ora, il piccolo problema che si frappone tra i pasti gratis in salsa campana dell’ex presidente della Camera e quelli ancora più fantasmagorici del visionario newyorkese è una semplice parola di cinque lettere: realtà.
Leggi anche:
In questo senso, ancora una volta mi sembra assai istruttivo citare il finale di uno straordinario film, girato con uno stile documentaristico nel lontano 1972, con il compianto Robert Redford nel ruolo di protagonista.
Inseguito dai suoi fan esultanti per la vittoria nella corsa un seggio al Senato, un sempre più confuso e frastornato neoeletto si barrica in una stanza con il capo del suo staff e gli chiede con tono angosciato: “e adesso che cosa facciamo?” Come ad intendere che tra il dire e promettere e il fare ci passa veramente un mare assolutamente sconosciuto.
Claudio Romiti, 8 novembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“


