Roma caput mediocritatis. L’Università Luiss e l’Auditorium Parco della Musica, un tempo due colonne della Roma culturale, stanno crollando sotto il peso dell’incompetenza. A farne le spese, il sindaco Gualtieri da una parte e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini dall’altra. Entrambi hanno capito di aver puntato – per equilibrismi all’ombra del Pd e della governance di viale dell’Astronomia – su cavalli sbagliati, che mai sarebbero state le loro prime scelte. Luiss e Auditorium: due “mostri sacri” resi tali da chi, piaccia o no, una visione l’aveva. Montezemolo e Marcegaglia per la Luiss; Veltroni, Bettini e Rutelli per l’Auditorium.
Oggi, invece, sono finiti nelle mani di figure di contorno: da una parte il duo Fossa-Carisano, dall’altra la coppia Ranucci-Libonati, che gestiscono questi luoghi come fossero capannoni da svuotare, incapaci di coglierne l’anima e forse anche di trovarne le chiavi. Le iconiche cupole dell’Auditorium, ideate da Renzo Piano, dopo vent’anni presentano criticità da tempo riscontrate anche dai vigili del fuoco. I fondi per sistemarle ci sarebbero, ma l’attuale governance preferisce temporeggiare in “approfondimenti tecnici” con una lentezza esasperante.
Piano, archistar prediletto dalla gauche, confessa agli amici di essere ormai stufo di sollecitare aggiornamenti, tanto che pare pronto a coinvolgere direttamente Gualtieri per chiedergli conto dell’Ad Raffaele Ranucci – già un tempo “primo tranviere” di Roma – e oggi, si dice, più impegnato a Gaeta in barca che in ufficio, ma pronto a sbarcare domani a Roma giusto in tempo per pavoneggiarsi al concerto di Sting “assieme ai suoi cari” (copyright Giulio Andreotti). Accanto la sua “tuttofare” Marina Libonati la quale si fregia della stravagante qualifica di “coordinatore generale”, titolo neanche previsto dallo Statuto dell’Auditorium. Donna dai mille impegni, la Libonati è nota anche per essere la moglie del dg del Teatro dell’Opera di Roma, Stefano Rossi, e per gestire una redditizia pompa di benzina.
Intanto, grazie a questa coppia al comando, infuriano le proteste estive ai Parioli: i concerti all’aperto hanno trasformato il tempio della musica in una Woodstock permanente che una polizia municipale spaesata fatica ad arginare, con l’Ama in costante emergenza. Come se non bastasse, ora Gualtieri dovrà anche mettere mano al portafoglio, perché la Fondazione Musica per Roma chiude il bilancio, per la prima volta, con quasi due milioni di perdite, destinate a crescere dopo la scelta di ridimensionare convention e congressi internazionali per i quali l’assessore ai grandi eventi del Comune, Alessandro Onorato, si era battuto per portarli a Roma.
Ma se l’Auditorium piange, la Luiss certo non ride. La Libera Università Internazionale degli Studi Sociali fu fondata nel 1974 da Confindustria come baluardo culturale atlantico in piena Guerra Fredda, riorganizzando l’Istituto Pro Deo, nato nel 1966 con il sostegno americano. L’obiettivo era quello di formare quadri dirigenti anticomunisti in Italia, una leva di soft power che univa cattolicesimo, industria e atlantismo per controbilanciare l’influenza sovietica. Confindustria trasformò questo progetto nell’università privata d’eccellenza destinata a formare la futura classe dirigente italiana nei campi dell’economia, del diritto e delle scienze politiche. Nel 1994 venne intitolata a Guido Carli. E proprio in nome dell’ex governatore della Banca Centrale, Emanuele Orsini, con una brillante intuizione appena eletto, aveva sognato di affidarne la presidenza a Mario Draghi. Ma i sogni, si sa, svaniscono nel sottobosco di viale Astronomia, e così è spuntato Giorgio Fossa, reduce da fasti confindustriali del secolo scorso.
Accanto a lui, Rita Carisano, catapultata a Roma da una piccola associazione periferica, che gira per l’ateneo con il piglio di una illuminata CEO globale, dispensando ordini al corpo accademico e ai lavoratori che devono “ubbidir tacendo”. In Luiss la chiamano “Lady Dior” per i costosi outfit, un vezzo che stride con una gestione paralizzata in pochi mesi, mentre l’università scivola verso un grigio declino. Non è bastato nemmeno lo “scoppio” di una mega vertenza sindacale – cosa mai successa prima in Luiss – per smuovere e convincere Lady Dior a dare una svolta. Quando non è in ufficio – praticamente ogni lunedì e venerdì – la Carisano delega ai fedelissimi.
Chiamato in primis a gestire la complessa macchina, con scarsi risultati, è il fidato Massimo Angelini, sconosciuto direttore relazioni esterne e partnership, con uno stipendio da top player e risultati non altrettanto entusiasmanti in confronto ai colleghi della Bocconi. E poi c’è il direttore del personale, Francesco Maria Spanò, che almeno si guadagna la simpatia dei colleghi imitando l’espressione con cui la Carisano firmava i primi stipendi: “Non li guardo nemmeno, tutt’al più mi porterete le arance…”. Per questi atteggiamenti da piccola zarina cresce sempre di più l’irritazione dei grandi donatori dell’università e di membri del consiglio di amministrazione, dove siedono nomi illustri come Giuliano Amato, Andrea Zoppini e Antonino Mattarella.
Da Montezemolo in poi, la Luiss aveva scalato i ranking internazionali, grazie alla qualità del corpo accademico, ai servizi agli studenti e alla capacità di produrre pensiero. Una missione decisa da Orsini, che la strana coppia Fossa-Carisano sembra aver archiviato, non riuscendo a guadagnarsi nemmeno un modesto 18. In compenso, Luigi Abete può brindare: mentre la Luiss arranca, lui consolida il suo feudo di Villa Blanc, dove piazza fedelissimi già transitati per le sue aziende. Due simboli della capitale, la Luiss e l’Auditorium, che stanno morendo non per destino, ma per la mediocrità di chi li guida. Due luoghi nati per ispirare Roma che ora, sotto queste gestioni inutilmente autoreferenziali, rischiano di diventare l’ennesimo monumento al declino italiano.
Personaggi della Roma che conta, da Gianni Letta a Franco Caltagirone, da Paola Severino a Pietro Salini, assistono attoniti. Gualtieri e Orsini, consapevoli ormai del disastro che gli hanno apparecchiato, si diano una mossa. Tempus parvum est.
Luigi Bisignani per Il Tempo 6 luglio 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


