
C’era una volta la magistratura “terza”, quella che parlava con le sentenze e non nei talk show. Oggi la musica è cambiata. Nelle ultime ore ha fatto discutere quanto affermato da Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica, che ha trovato nel piccolo pulpito televisivo di Marco Damilano un nuovo tribunale: quello dell’opinione pubblica. Durante l’ultima puntata de “Il Cavallo e la Torre”, Damilano ha chiesto conto alla toga rossa della solita polemica tra magistratura e governo. Il tema? Le critiche di Carlo Nordio e di Giorgia Meloni alla giustizia che “entra a gamba tesa” nelle scelte politiche. Damilano, con tono da inquisitore gentile, ha ricordato le parole del Guardasigilli: “C’è un aggiramento per via giudiziaria delle scelte del Legislatore della sovranità popolare. Questa è una minaccia per la democrazia”. E quelle del primo ministro: “Un atto di invasione sulle scelte del Parlamento e del Governo”.
Domanda diretta: come risponde, dottoressa Albano, a chi accusa i magistrati di stravolgere la democrazia? La risposta è arrivata puntuale, nel solito stile da lezione universitaria sul diritto “buono”, quello che piace alla sinistra: “Il fondamento della democrazia costituzionale liberale è che il potere comunque deve agire entro i limiti della legge, della legalità. L’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è proprio quello che i magistrati dovrebbero garantire, evidentemente non sta così bene”. E già che c’era, la Albano non ha lesinato una stoccata al governo: “Tanto è vero che anche la politica giudiziaria, sul penale, del governo sembra andare in questa direzione. Pensiamo per esempio all’abrogazione dell’abuso d’ufficio, che era una norma posta proprio a tutela dei diritti dei cittadini nei confronti degli abusi dei pubblici poteri e dei potenti. Il tema è che non siamo più in una democrazia liberale se chi viene eletto, chi ha la maggioranza deve comandare senza nessun limite“.
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Tradotto: per la presidente di Magistratura Democratica, non è il voto popolare a decidere dove va il Paese, ma una certa visione “corretta” della legge. Quella che — guarda caso — coincide con la loro. E non è la prima volta che Albano entra a gamba tesa nel dibattito politico. Già nei mesi scorsi si era distinta per posizioni poco neutrali: prima sul dossier Albania, dove difese senza esitazioni la magistratura contro il governo; poi sul fronte immigrazione, schierandosi apertamente contro le misure di contenimento volute da Meloni. Insomma, più che una toga, un commentatore politico con la toga addosso. La morale, alla fine, è sempre la stessa: se il governo cerca di rimettere un po’ d’ordine tra poteri, si grida alla dittatura. Ma tranquilli — ci spiega la Albano — è tutto “per difendere la democrazia”.
Franco Lodige, 31 ottobre 2025
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