
Lo scorso febbraio il Municipio VI di Roma, guidato dal centrodestra, ha istituito uno sportello di ascolto per uomini vittime di violenza, un servizio settimanale gratuito con supporto psicologico, legale e medico. L’obiettivo, come ha spiegato il presidente del Municipio Nicola Franco (Fratelli d’Italia), è offrire un punto di riferimento a quegli uomini che subiscono violenza fisica o psicologica all’interno delle mura domestiche, un fenomeno fortemente sottostimato ma reale, come indicano anche dati Istat e testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine.
L’iniziativa è stata accompagnata da altre misure sociali, come la destinazione di un bene confiscato alla criminalità per accogliere padri separati in difficoltà, segnalando una volontà di dare risposte a categorie fragili ma spesso sottovalutate o accantonate nel dibattito pubblico e nella narrazione mediatica. Tuttavia, anche a distanza di mesi, l’iniziativa continua a generare grandi bufere politiche e sociali. L’associazione Differenza Donna ha parlato di “sconcerto e condanna” verso un progetto definito mistificatorio e intriso di pregiudizi antifemministi. E l’assessore capitolino alle Pari Opportunità Monica Lucarelli (Pd) qualche giorno fa ha addirittura definito l’iniziativa “una teoria ascientifica”, “una ferita inferta alle donne” e infine “un atto politico ideologico grave”, chiedendone il ritiro e un intervento diretto del governo Meloni.
A essere contestata non è dunque soltanto l’esistenza di violenza contro gli uomini in sé, ma il fatto che tale sportello possa “relativizzare” la violenza di genere subita dalle donne, o legittimare teorie ritenute pseudoscientifiche come l’alienazione parentale (che in realtà è talvolta un fatto e di “pseudoscientifico” ha ben poco). Insomma, per alcuni la violenza è sempre a senso unico e a subirla sono solo e sempre le donne.
Ma siamo sicuri che sia così? Ignorare le fragilità maschili non significa proteggere le donne: significa solo lasciare al buio una parte della storia e delle vicende sociali. L’ingente (e nettamente superiore, rispetto alle donne) numero di suicidi tra gli uomini è tristemente noto e sottende un problema grave, anche se raramente affrontato. Parlare del disagio e del dolore maschile, non è dunque un atto “antifemminista”: è semplicemente giusto.
Criticare uno sportello di aiuto perché rivolto agli uomini significa dimenticare che anche loro possono essere vittime, e che il silenzio, la vergogna e l’isolamento (spesso derivati dal disagio di sentirsi la parte fragile, l’anello debole di una relazione) sono spesso le cause più gravi delle tragedie che seguono. In un Paese che vuole davvero combattere la violenza in tutte le sue forme, ascoltare chi soffre, uomo o donna che sia, dovrebbe essere un valore condiviso, non un campo di battaglia ideologica. Ingelosirsi per un’azione che può portare beneficio e supporto psicologico anche agli uomini non legittima in alcun modo chi tra quest’ultimi pratica violenza, ma sensibilizza sul fatto che talvolta anche gli uomini rientrano fra le vittime.
Ed è triste constatare come questo, per alcuni, sia eresia, poiché forse vorrebbero sancire il diritto esclusivo di violenza a senso unico: solo verso le donne, mai verso gli uomini.
Alessandro Bonelli, 5 luglio 2025
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