Cronaca

L’ultima follia: idoneo al Cpr a Ravenna, non idoneo per i medici di Milano

Il 68enne albanese trasferito e poi rimandato indietro: valutazioni sanitarie opposte sul trattenimento

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Un uomo di 68 anni, residente in Italia da oltre vent’anni, è stato recentemente coinvolto in una vicenda che mette in luce divergenze nelle valutazioni sanitarie legate al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri. Dopo la revoca del permesso di soggiorno, era stato trasferito al Cpr di Milano, dove tuttavia i medici, a seguito della cosiddetta “visita di ingresso”, lo hanno giudicato “non idoneo” alla permanenza per ragioni di salute. Il giorno successivo è quindi rientrato a Ravenna, dove invece, in precedenza, il Pronto soccorso ne aveva certificato la “idoneità” al trasferimento. Il caso si inserisce in un contesto più ampio che riguarda l’indagine sui cosiddetti “certificati anti-rimpatrio” all’ospedale di Ravenna. Nell’ambito di tale inchiesta, tre medici del reparto di Malattie Infettive sono stati sospesi dalla professione per dieci mesi, mentre ad altri cinque è stato vietato di effettuare visite finalizzate all’idoneità per i Cpr, attività ora affidata ai medici del Pronto soccorso.

A portare all’attenzione pubblica la vicenda è stato l’avvocato Andrea Maestri, che assiste il 68enne. L’uomo rientrava tra tre persone per le quali la Questura di Ravenna aveva avviato le procedure di trasferimento nei Cpr, ritenendole “socialmente pericolose”. Nei suoi confronti risultano precedenti per maltrattamenti in famiglia, minacce e lesioni personali. Tuttavia, il legale precisa che il suo assistito sarebbe “incensurato e gravato da precedenti non definitivi” e che la situazione è derivata dalla revoca del permesso di soggiorno, avvenuta all’inizio dell’anno dopo oltre due decenni di permanenza regolare.

Dopo la revoca, riporta Ravenna Today, il provvedimento è stato impugnato davanti al Tribunale di Bologna. Nel frattempo, la Prefettura di Ravenna ha notificato un decreto di espulsione amministrativa, motivato non dalla presunta pericolosità sociale, ma dalla condizione di soggiorno irregolare conseguente alla revoca del permesso, posseduto “ininterrottamente per 22 anni (dal 2004)”, come evidenzia l’avvocato. Convocato in Questura, l’uomo ha manifestato la volontà di richiedere protezione internazionale. La richiesta, inviata tramite PEC dal legale, è stata ricevuta alle 10:42, mentre il decreto di espulsione e quello di accompagnamento alla frontiera sono stati notificati alle 11:50, “oltre un’ora dopo”. Nel pomeriggio, davanti al giudice di pace, il 68enne ha confermato l’intenzione di presentare domanda di asilo, portando al rinvio dell’udienza al giorno successivo per consentirne la formalizzazione.

Il giorno seguente, il giudice di pace ha disposto “un provvedimento di diniego della convalida dell’accompagnamento alla frontiera”. Nonostante ciò, è stato emesso un nuovo decreto da parte della Questura, finalizzato al trattenimento presso un Cpr, misura prevista dalla normativa in caso di domanda di asilo presentata durante una procedura di espulsione. Successivamente alla formalizzazione della richiesta di protezione internazionale, l’uomo è stato accompagnato al Pronto soccorso di Ravenna per la valutazione dell’idoneità al trattenimento. In quella sede, un medico ha certificato l’idoneità, nonostante la presenza di diverse condizioni cliniche segnalate dal legale: “attacchi di panico frequenti durante la notte, associato a parestesie, diabete mellito tipo II, cardiopatia ischemica (in passato angioplastica), tumore alla prostata operato pochi anni fa, ateromasia calcifica dell’aorta toracica”. Vengono inoltre riferite “ideazioni autolesive ritenute a scopo dimostrativo e rivendicativo”.

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Secondo l’avvocato, il medico del Pronto soccorso “non riteneva necessaria valutazione infettivologica nonostante gli esami del sangue evidenziassero globuli bianchi superiori alla norma”, circostanza che, a suo avviso, avrebbe richiesto ulteriori accertamenti specialistici. Trasferito quindi al Cpr di Milano, il 68enne è stato sottoposto a una nuova valutazione sanitaria da parte dei medici dell’Ausl lombarda, che ne hanno stabilito la non idoneità alla permanenza nel centro. Questo ha comportato il suo ritorno a Ravenna.

Nel corso della vicenda, il legale ha evidenziato anche l’impiego di sei agenti di Polizia che hanno gestito la custodia e i trasferimenti dell’uomo per circa due giorni, sottolineandone la professionalità e l’umanità. Nel frattempo, il Tribunale di Bologna ha sospeso l’efficacia del decreto di revoca del permesso di soggiorno, ordinando alla Questura di restituirlo fino alla conclusione del giudizio di merito. Anche la Corte d’Appello di Bologna ha disposto il non luogo a procedere sul trattenimento presso il Cpr. “Un caso emblematico – conclude Maestri – Si può forse comprendere in quale stato emotivo e serenità operativa possano agire oggi i medici del nosocomio ravennate, eppure non si dubita che il medico abbia agito in scienza e coscienza”.

Franco Lodige, 21 marzo 2026

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