L’ultima pagliacciata del Pd: “Fuori Israele dalle competizioni sportive”

Altro che pace e diritti umani: la sinistra trasforma il pallone in arma politica

6k 33
pd israele

Altro che sport che unisce. Al Pd piace usare lo sport come manganello politico. Stavolta nel mirino non c’è la solita Russia di Putin, ma Israele. Avete capito bene: in vista della partita Italia-Israele in programma il 14 ottobre a Udine, 44 parlamentari del Pd – guidati dal responsabile sport del partito Mauro Berruto – hanno deciso che è il momento di escludere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali.

Sì, avete letto bene. Hanno scritto nero su bianco un appello per chiedere al Coni, alla Figc e ai membri italiani del Comitato Olimpico Internazionale di farsi promotori presso Cio, Fifa e Uefa della sospensione totale di Israele dallo sport mondiale. E badate bene, mica per questioni sportive. No. Perché secondo loro, lo sport “non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento“. E ci tengono pure a sottolineare che “non si tratta di un gesto di vendetta – si legge nel testo – ma di un atto di responsabilità. Non per punire un popolo, ma per affermare che lo sport non può restare neutrale davanti a una politica di annientamento”.

Capito il giochetto? Si maschera l’attacco politico dietro la solita retorica dei “valori”, della “pace”, della “dignità umana”. Ma la sostanza è una sola: Israele deve essere messo al bando. Come fosse l’apartheid sudafricano. Come se fosse l’Iraq di Saddam o l’Afghanistan dei talebani. Per loro non c’è differenza. Anzi, citano proprio questi esempi: “dalla Germania e Giappone del dopoguerra alla Jugoslavia, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Sudafrica dell’apartheid fino alla Russia, oggi sospesa per l’aggressione all’Ucraina”.

Leggi anche:

Tutto sullo stesso piano. Come se Israele fosse un regime autoritario da isolare, ignorando completamente il contesto, le responsabilità di Hamas, e il fatto che il conflitto in corso è ben più complesso di come lo semplificano certi salotti radical chic. Ma il Pd, anziché invocare la pace vera – quella fatta di dialogo, sicurezza e diplomazia – preferisce giocare con le sanzioni sportive, colpendo gli atleti e le federazioni. Perché, secondo loro, “la distruzione dello sport non è un effetto collaterale, ma una scelta politica per colpire un popolo anche nello spirito e nella speranza”.

Di fatto la sinistra fa finta di non sapere che lo sport aiuta ad abbassare i toni, incentiva il confronto, unisce e non divide. Le Olimpiadi hanno sempre fermato le guerre, un motivo ci sarò? O Berruto, la Boldrini e compagnia pensano solo a raccogliere il sostegno dei pro-Pal, che in alcuni casi sono anche pro-Hamas?

Ora, nessuno nega le tragedie e le vittime civili a Gaza. Ma qui siamo di fronte all’ennesimo processo unilaterale e ideologico. Israele viene dipinto come il male assoluto e lo sport, che dovrebbe unire, viene trasformato in un campo di battaglia ideologico. L’appello chiude con la solita formula da salotto internazionale: “un consenso trasversale, al di là delle appartenenze politiche, affinché lo sport resti coerente con i valori di pace, uguaglianza e dignità umana”. Tradotto: chi non si allinea con la narrativa anti-Israele è fuori dai valori buoni. Ma, a ben vedere, chi fa politica col pallone, forse è proprio quello che di valori ne ha persi per strada.

Franco Lodige, 13 agosto 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version