L’ULTIMATUM DI TRUMP A ZELENSKY

Witkoff e Kushner mettono pressione: accettare le concessioni territoriali o rischiare di restare senza appoggi. E l’Europa? Ancora divisa

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Donald Trump travolge il dibattito geopolitico. Il presidente americano ha criticato i governi europei definendo che “I leader europei sono deboli” e ha espresso valutazioni sul conflitto in Ucraina sostenendo che “Zelensky sta perdendo e deve darsi una mossa”. In un altro passaggio, ha commentato il suo rapporto con l’Alleanza Atlantica affermando che “la Nato mi chiama papà”. A gamba tesa, come sempre. Con tanto di ultimatum a Kiev.

Trump ha paragonato Zelensky all’imprenditore circense P.T. Barnum. Tant’è che alcuni esponenti russi hanno accolto favorevolmente le parole del presidente: il negoziatore Kirill Dmitriev ha sostenuto che Trump “dice la verità sui leader europei”. Parallelamente, il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito la propria posizione sul Donbass, affermando che si tratta di “territorio russo, questo è un fatto storico”.

In un briefing con la stampa, Zelensky ha dichiarato — secondo quanto riportato dal Kyiv Post — che gli Stati Uniti “non sono ancora pronti” a sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Il presidente ha aggiunto che Kiev sta lavorando a garanzie bilaterali di sicurezza con Washington, pensate per operare in modo analogo al meccanismo previsto dall’Articolo 5.

Zelensky ha spiegato che questa posizione statunitense è stata riconosciuta apertamente nei colloqui in corso, dichiarando: “Sappiamo che gli Stati Uniti, purtroppo, non sono ancora pronti a vedere l’Ucraina nella Nato… questa è certamente una questione per il futuro”. Ha poi sottolineato che, accanto alle iniziative europee della cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, Kiev considera fondamentali anche gli accordi diretti con gli Stati Uniti.

Dopo gli incontri a Londra e Bruxelles, Zelensky si è recato a Roma, dove ha avuto colloqui con il Papa e con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In questa occasione ha riferito che “Le componenti ucraina ed europea sono ora più sviluppate” e ha annunciato che “mercoledì, saremo pronti a inviare i documenti perfezionati agli Stati Uniti”.

Trump, in un’intervista a Politico, ha nuovamente espresso le proprie critiche nei confronti dei governi europei, sostenendo: “Penso che i leader europei non sappiano cosa fare”. Sulla guerra in Ucraina ha dichiarato che i Paesi europei “parlano ma non producono”, affermando inoltre che “non ci sono dubbi, è la Russia” ad avere una posizione negoziale più solida. Riferendosi a Zelensky, ha aggiunto che il presidente ucraino “dovrà darsi una mossa e iniziare ad accettare le cose, perché si fa così quando stai perdendo, e lui sta perdendo”.

Trump si è espresso anche sul tema delle elezioni in Ucraina: “Penso che sia un momento importante per indire le elezioni… penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa scelta”. Ha inoltre sostenuto che “già molto prima di Putin c’era un accordo sul fatto che l’Ucraina non sarebbe entrata nell’Alleanza”. Sul tema è intervenuto anche Zelensky, rimarcando che l’Ucraina potrebbe essere pronta a tenere elezioni durante la guerra se gli Stati Uniti e i partner europei garantissero la sicurezza del voto: “Chiedo ora agli Stati Uniti di aiutarmi, magari insieme ai nostri colleghi europei, a garantire la sicurezza delle elezioni. In questo modo, l’Ucraina sarà pronta per le elezioni entro i prossimi 60-90 giorni. Chiedo ai nostri parlamentari di preparare proposte legislative sulla possibilità di modificare la legge sulle elezioni durante la legge marziale”.

Le istituzioni europee hanno reagito con fermezza alle dichiarazioni di Trump. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha ricordato il principio di reciprocità tra alleati: “Siamo alleati degli Stati Uniti, e gli alleati devono agire come tali e non interferire”. Costa ha aggiunto: “Non faremo in Ucraina quello che altri hanno fatto in Afghanistan. Continueremo a sostenerla”. All’interno dell’Ue, tuttavia, le posizioni restano articolate. Francia, Germania e Italia hanno ribadito la necessità di rafforzare la capacità autonoma europea in campo strategico, mentre in altri Stati membri persistono visioni differenti. In particolare, l’Ungheria del premier Viktor Orbán ha inviato a Mosca il proprio ministro degli Esteri per “mantenere aperti i canali di comunicazione con la Russia”.

Secondo il Financial Times, gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero lasciato a Zelensky un margine temporale limitato per valutare la proposta di pace americana, esercitando pressioni affinché l’Ucraina accetti eventuali concessioni territoriali in cambio di garanzie provenienti da Washington. Un segnale forte e chiaro da parte di Trump: il tycoon, ha riferito una delle persone coinvolte, ha fatto consegnare l’ultimatum al presidente ucraino dai suoi negoziatori e spera in un accordo “entro Natale”.

Franco Lodige, 10 dicembre 2025

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