Ultima ora

L’ultimatum di Trump: “L’Iran si arrenda, sappiamo dov’è Khamenei”

Il presidente Usa nella situation room. Merz: “Israele fa il lavoro sporco per tutti noi”. Katz: “L'Ayatollah potrebbe fare fine di Saddam”

8.3k 16
Trump e Khamenei

Il conflitto tra Israele e Iran continua a intensificarsi, con attacchi incrociati che coinvolgono missili, droni e operazioni militari mirate. Dal 13 giugno 2025, Israele ha colpito obiettivi strategici in Iran, tra cui il sito di arricchimento dell’uranio di Natanz. Questi attacchi, mirati a bloccare il programma nucleare iraniano, hanno provocato esplosioni anche a Isfahan. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver eliminato Ali Shadmani, neo capo di Stato Maggiore iraniano e figura chiave della pianificazione militare di Teheran, durante un raid notturno a Teheran.

L’Iran ha risposto lanciando oltre 370 missili e centinaia di droni verso Israele, causando alcuni danni e alimentando la preoccupazione per una possibile espansione del conflitto. Finora, sono stati registrati almeno 224 morti in Iran e 24 in Israele, con centinaia di feriti su entrambi i fronti.

Le dichiarazioni di Trump

Il presidente americano Donald Trump ha fatto dichiarazioni decisive sul conflitto in corso. Nel suo messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha chiesto all’Iran una “resa incondizionata“, sottolineando che gli Stati Uniti conoscono il nascondiglio della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. “È un bersaglio facile, ma per ora non lo elimineremo”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che la pazienza americana “sta per esaurirsi”. Inoltre, ha ribadito che gli Stati Uniti non tollereranno che missili iraniani colpiscano civili o militari americani.

Secondo quanto si apprende, Donald Trump è riunito nella Situation Room con il suo team di Sicurezza Nazionale. Lo hanno reso noto fonti della Casa Bianca, come riporta la Cnn. Il presidente Usa potrebbe ragionare su un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nella guerra all’Iran.

Israele e le operazioni militari in Iran

Israele ha intensificato le operazioni contro le infrastrutture nucleari dell’Iran. Il ministro della Difesa Israel Katz ha confermato l’intenzione di distruggere altri dieci obiettivi nucleari nei pressi di Teheran. Katz ha dichiarato che il sito di Fordow, progettato per resistere a bombardamenti, sarà preso di mira con il supporto americano, se necessario. “Chiunque agisca come Saddam Hussein finirà come Saddam Hussein”, ha avvertito Katz, facendo un chiaro riferimento alla fine del dittatore iracheno nel 2006.

Anche altre aree del paese sono state colpite. Attacchi a Isfahan hanno causato numerose vittime, tra cui tre morti nei pressi di un checkpoint. La tensione rimane alta sul fronte nucleare, con l’Iran che continua ad attivare sistemi di difesa per proteggere i suoi impianti strategici.

L’ayatollah Ali Khamenei, secondo Iran International, avrebbe delegato una parte dei suoi poteri al Consiglio Supremo del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione, una misura preventiva per assicurare che, in caso di sua morte, l’Iran non sia costretto ad interrompere la guerra.

Il G7: un richiamo alla de-escalation

Durante il recente vertice del G7 in Canada, i leader mondiali hanno adottato una posizione comune sulla crisi tra Israele e Iran. La dichiarazione finale ha riconosciuto il diritto di Israele a difendersi, ma ha sottolineato la necessità di proteggere i civili e promuovere una de-escalation. Friedrich Merz, cancelliere tedesco, ha dichiarato che “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi,” riferendosi agli attacchi contro le infrastrutture iraniane.

Al contempo, il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno espresso preoccupazioni per un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto. Trump, tuttavia, ha ribadito che l’obiettivo americano è una “vera fine” del conflitto, piuttosto che un semplice cessate il fuoco.

Ci sarà una trattativa?

Mentre le tensioni aumentano, si discute della possibilità di incontri diplomatici. Trump ha lasciato intendere che inviati speciali americani potrebbero incontrare funzionari iraniani per cercare di avviare negoziati, ma ha anche descritto questa opzione come “poco probabile”. L’Iran, nel frattempo, si è detto disposto a negoziare solo se le sue “linee rosse” verranno rispettate.

Secondo quanto riferito, la Russia e la Cina stanno cercando di mediare, ma con scarsi risultati. Il Cremlino ha evidenziato la ritrosia di Israele ad accettare mediatori internazionali, mentre la Cina ha accusato Trump di “gettare benzina sul fuoco” con le sue dichiarazioni.

La popolazione civile sta subendo le conseguenze di questa crisi. Centinaia di migliaia di persone sono in fuga da Teheran, mentre le città israeliane, come Tel Aviv e Gerusalemme, sono sotto costante minaccia di bombardamenti. Anche i centri di comando, come la sede della televisione irachena a Teheran, sono stati colpiti, causando vittime e danni significativi.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version