M5S, Pd e AVS gettano la maschera: mozione choc anti-Israele

La decisione unitaria di Conte, Schlein e Fratoianni: "Revocare la collaborazione militare con Tel Aviv". Che dicono i riformisti dem?

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schlein conte fratoianni

Il centrosinistra getta la maschera. E mentre Israele fa “il lavoro sporco per noi”, come sostiene il tedesco Merz, bloccando il programma nucleare che potrebbe fornire al Paese più pericoloso del mondo l’arma più pericolosa mai esistita, ecco che Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni si schierano contro Tel Aviv. E lo fanno ufficialmente, dopo le già note manifestazioni dei giorni scorsi, proprio mentre l’ennesima piazza per la pace si appresta a sfilare tra mille contraddizioni. Al corteo “contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo” ci saranno Avs e M5S, ma non il Pd che ha trovato una scusa per farsi invitare altrove.

“Le ostilità tra Israele e Iran hanno catalizzato la preoccupazione dell’opinione pubblica mondiale, distogliendo l’attenzione sui crimini contro l’umanità in corso a Gaza e sui piani israeliani di annessione coloniale della Cisgiordania”, si legge nella nota diffusa da Bonelli, Conte, Fratoianni e Schlein. “Non lasceremo che l’Italia venga macchiata dalla pavidità di Meloni e i suoi epigoni. Abbiamo depositato una mozione unitaria per chiedere la revoca del memorandum d’intesa con il governo israeliano nel settore militare e della difesa e la sospensione di qualsiasi forma di cooperazione militare con Israele”.

Nella nota si legge che “davanti al massacro di decine di migliaia di civili il governo Meloni si è limitato a qualche parola di circostanza, evitando qualsiasi azione concreta che potesse puntare il dito contro Netanyahu“. Da qui la decisione di forzare la mano in Parlamento. “Noi – concludono i tre leader – non ci gireremo dall’altra parte, questo massacro non continuerà in nostro nome”.

In pratica i partiti di opposizione seguono la linea degli studenti Pro-Pal che dal 7 ottobre in poi non fanno altro che chiedere alle Università, e in generale al governo, di sospendere ogni cooperazioni culturale, civile e militare con l’alleato israeliano. Sintesi brutale, ma politicamente logica: nella guerra tra Iran e Israele, tra il tizio che non stringe la mano alla commissaria Kallas e la democrazia israeliana, il Campo Larghetto italiano (per ora Calenda e Renzi si chiamano fuori) si schiera contro Tel Aviv. Schlein sta con gli Ayatollah, come ha titolato qualcuno? Beh: l’accostamento è lecito. Perché se nella vita “il nemico del mio nemico è mio amico”, così il Pd finisce col sostenere di fatto le istanze iraniane. Anche perché i tempi in politica contano. E l’uscita odierna di Pd e soci sa molto di sconfessione non solo dell’operato israeliano a Gaza, le cui critiche ormai arrivano da lontano, ma anche sulle operazioni a Teheran. Domanda per i riformisti: ma questo è ancora il loro Pd?

Franco Lodige, 21 giugno 2025

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