
Telenovela la guerra in Ucraina. Telenovela la pace in Ucraina. Ma, secondo voi, c’è qualcuno che abbia a cuore le sorti del popolo d’Ucraina? Sarò cieco, ma io non vedo nessuno. Naturalmente non importa a Vladimir Putin, al top dei cui interessi sta la Russia, la sicurezza della Russia e quella del popolo russo, compresi i russi con passaporto ucraino. Anche se, bisogna ammettere, un trattamento di riguardo verso gli ucraini li ha manifestati, come vedremo dopo.
Non importa all’America. Non a quella di George W. Bush, promotrice delle proteste “arancione” che nel 2004, facendo ripetere elezioni con esito sgradito, traghettava i neonazisti d’Ucraina nelle stanze del potere. Non a quella di Barack Obama che, non potendo giustificare proteste per elezioni truccate, nel 2014 rimetteva i neonazisti al potere con la forza del colpo di Stato. Non a quella di Joe Biden, che sosteneva una guerra che lo stesso presidente americano non poteva non sapere perduta in partenza, visto che lo sapevamo anche noi già nel febbraio 2022. Anzi, Biden lo sapeva fin dal 1997, quando disse in pubblico che «l’allargamento della Nato ai confini con la Russia ne avrebbe scatenato una reazione ostile».
La fissa di una fetta d’America è stata quella di voler minimizzare la rilevanza della Russia nel mondo e, chissà, forse qualcosa di più. E si può capire: non dimentichiamo che mentre l’America usa tutto il petrolio che produce e, anzi, ne ha ancora sete, la Russia ne usa solo un terzo, vendendo il restante due terzi. L’unico ad aver a cuore l’umanità che soffre in questo assurdo conflitto sembra essere Donald Trump. Certo, nel cuore di Trump c’è posto solo per il progetto Maga, con tutte le sue peculiari, a volte stravaganti, sfaccettature; e in questo progetto c’è – almeno a sentire le dichiarazioni fatte a valle dell’incontro in Alaska – il desiderio di mettersi in affari con la Russia. Comunque sia, o perché motore principale, o perché prodotto secondario, fermare il massacro sarebbe nell’agenda del presidente americano. Peccato che – di tutta evidenza – Trump non ha pieni poteri in casa propria, ove troppi gli remano contro: dopo tutto, gli sarebbe bastato annunciare – ed eseguire – l’interruzione di ogni trasferimento, diretto o indiretto, di dollari, sia d’oro che di piombo, all’Ucraina.
Non importa alla Ue. Il tragico è che non ha alcuna importanza cosa importi alla Ue, tanto irrilevante essa è. O meglio: tanto irrilevante essa è diventata nelle mani di una élite di personaggi che, privi di scuola, emulano il ranocchio che voleva farsi bue, per dirla con Esopo. Penso ai volenterosi, ai Macron, alle von der Leyen. Alla fine della WWII – ed era mondiale – l’assetto del mondo fu deciso da soli tre uomini: F.D. Roosevelt, W. Churchill e J. Stalin. La Francia, pur vittoriosa e pur con scorno di C. de Gaulles, fu bellamente ignorata. Qui la Ue non è vittoriosa, Macron non è de Gaulle, e la von der Leyen è poco più che nessuno. Né tanto volenterosi sembrano essere ‘sti volenterosi: bocciarono sul nascere la proposta di Vladimir Putin del giugno 2024 e nessun entusiasmo hanno manifestato per i 28 punti di quella di Trump. Chiunque, volenteroso di pace, avrebbe detto qualcosa del tipo: «se sta bene all’Ucraina, sta bene a noi». Nulla, però, gli può star bene: con la pace cadrebbero le loro teste, l’unica cosa che costoro temono. Che la distruzione continui, quindi.
La sorte del popolo ucraino non importa alla Nato. Questa tiene alla propria sopravvivenza, non più così ovvia: ora che ha fallito miseramente la propria capacità di difendere un Paese che aveva dichiarato di voler difendere, è legittimo chiedersi sulla capacità di difendere un Paese membro. Neanche a Volodymyr Zelensky sembra importare l’incolumità del proprio popolo. Mentre in Ucraina centinaia di migliaia stanno senza elettricità, l’uomo fa la trottola da un capo all’altro del mondo. Siccome non si capisce cosa esattamente di ragionevole egli voglia, avanzo una congettura: sta cercando di capire chi se lo piglia e quale sarà il proprio personale futuro. La sua posizione eretta – si fa per dire – è giustificata solo dalla continuazione del conflitto, finito il quale gli si prospetta davanti a sé un baratro nel quale, giustamente, non vorrebbe sprofondare. La domanda è: chi se lo piglia?
Alla fine, chi ha avuto maggiore riguardo per il popolo d’Ucraina è stata proprio Mosca. Dico questo solo perché i russofobi media occidentali forniscono notizie del tipo: «ieri attacco russo con centinaia di droni e decine di missili; il bilancio è 10 morti e 100 feriti». Dovrebbe far riflettere il confronto con gli oltre 1500 morti e oltre 10.000 feriti nel bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 a opera dell’aviazione americana; e delle altrettante vittime nei bombardamenti di Belgrado nella primavera del 1999 a opera della Nato (peraltro – ma questa è un’altra storia – senza mandato Onu e col sostegno del governo D’Alema, quando Sergio Mattarella era Ministro alla Difesa).
Un giorno, magari fra 100 anni, qualcuno dovrà spiegare nei libri di Storia perché si è preferito distruggere un Paese anziché garantire a tutti gli attori del mondo che esso sarebbe rimasto neutrale: lo è la Svizzera, lo è l’Austria, l’Ucraina lo aveva perfino “solennemente” promesso; promessa ribadita nella Costituzione del 1996. Un giorno qualcuno dovrà spiegare nei libri di Storia perché si è preferito distruggere un Paese anziché imporgli di accettare la propria condizione multi-etnica e multi-lingua e impedirgli di attuare discriminazioni che nel nostro mondo occidentale non sono tollerate neanche verso i cani.
Franco Battaglia, 7 dicembre 2025
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