Qui al bar non saremo dei raffinati politologi, però, anche se da semplici, cerchiamo di ragionare in modo onesto. Prendiamo spunto dal post di ieri di Ghali, che si è lamentato di non poter cantare l’inno e di non poter inserire una strofa in arabo nella poesia sulla pace che dovrebbe recitare stasera, alla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano-Cortina.
Ora, noi non sappiamo se sia vero che qualcuno ha messo dei paletti all’artista – sicuramente un tipo ideologico, sicuramente un tipo che fa della musica politicamente orientata, sicuramente uno schierato. Ma chi lo ha chiamato non lo sapeva? Pensavano fosse Orietta Berti? Se inviti un cantante, lo lasci cantare. Lo lasci esprimere. Lo lasci parlare. Anche se dice cose che non ti piacciono.
Se temi che rompa un protocollo istituzionale, allora non chiamarlo. Scegline un altro. Mica c’era l’obbligo di dare un palco proprio a lui… Noi siamo per la libertà d’espressione, limitata dal buon senso e dalle leggi, ma di sicuro non dai partiti. Non vorremmo che qualcuno si ritrovi a pensare che, se troppi Ghali cantano, poi non si fa mai giorno.
Il barista, 6 febbraio 2026
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