Ora noi che abbiamo fatto il servizio civile a Fermo, che è come il militare a Cuneo per dire noi scafati, esperti, rotti a tutte le consapevolezze del cinismo, non è che possiamo stupirci o indignarci per la faccenda delle attiviste militanti compagne femministe esperte strategist influencer accountat note sui social impegnate coinvolte contro le violenze di genere che cercano con estrema violenza di distruggere la vita a due peraltro del giro, ‘n’omo e ‘na donna, colpevoli di umanissime storie di attrazioni fatali e corna e segreti & bugie e tradimenti che è come dire la storia umana.
No, quello che proprio ci manda ai matti, che non riusciamo ad accettare, è una cosetta laterale, è la qualifica di attivista: ma che caz*** sarebbero ste attiviste, attivisti, attivist* e attivist*? Pare una categoria dello spirito, una astrazione kantiana, una dimensione metafisica, una rubrica passepartout per passare in altri e più eccitanti mondi. Quando uno non si sa che è, cioè niente, tutto e niente, quando è un fancazzista carogna e teppistoide al limite del terrorismo, lo qualificano attivista. Fateci caso: sfasciano monumenti, pisciano nelle fontane, coprono di vernice i quadri ai musei, con l’eccezione del Louvre perché non c’è gusto, è troppo facile, lì i maranza mascherati li chiamano apposta, è la dottrina Macron? Attivisti.
Si imbarcano sulle Flotille pro Hamas per portare ai gazawi due pacchi vuoti e via? Attivisti. Incendiano città, devastano stazioni, pigliano in ostaggio centri storici? Attivisti. Paralizzano il Paese agli ordini degli scioperi megalomani del compagno Landini? Occupano le case dei proprietari per darli al racket dei clandestini islamici? Attivisti. L’avete vista, a proposito, la foto verità su X di Greta, attivista totale, a bivaccare su un treno coperta di sacchi e bagagli, squatter ferroviaria desolatamente accucciata in terra? “Eccomi quando il treno è sovraccarico”, povera martire, non bastavano le atroci sevizie degli israeliani. Sotto, uno della compagnia ferroviaria le ha commentato: “Fantastica. Sarebbe stato anche più carino se avessi fatto l’altra foto di dov’eri un minuto fa, in top class con posto assicurato”. Roba così, i nostri attivisti di tutto il mondo, unitevi.
Rovinano la vita a due attivisti che avevano la tresca? Attiviste. Ecco, questo manda sì ai pazzi perché testimonia, meglio, conferma una volta di più del senso morale della sinistra. Che è opportunistico, ipocrita, ignobile, infame, fetente, fetido. Sotto la coperta dell’attivismo ci sta il carrierismo più cialtrone e miserabile, impreziosito da punte di crudeltà disumane. Dicevano le attiviste femministe dei due presi di mira: “Lo distruggiamo, lo portiamo al suicidio, s’ammazzate col coltello, avrà una morte sociale e politica che non t’immagini”. E alla morte “sociale e politica”, in puro slang brigatista, arrivavano, se dio vuole, all’orgasmo. Com’era la trovata di una di loro? Odiare ti costa?
Eccole qua le nostre eroine nel mirino della procura di Monza: le attiviste Carlotta Vagnoli, Valeria Fonte, Benedetta Sabene. Che dicono: noi abbiamo agito “nella piena di legalità e per la protezione delle vittime di violenza maschile”. Pensati paladina. Questo poi, come si usa dire, spetterà al giudice verificarlo, ma la storiella è meravigliosa e fa il paio con dieci cento mille altre faide del meraviglioso mondo attivista dove attivist* dei centri sociali vengono violentat* da attivist* dei centri sociali e registi engagée e filosofi pret a portè vanno in causa per aver pestato come la canapa compagne&compagni con le motivazioni più borghesi e le descrizioni più triviali, “sei una vacca da latte, sei una puttana, mi fai schifo, ti ammazzo come una cagna, in ginocchio!”, e un milione di eccetera.
Noi abbiamo fatto il servizio civile a Fermo, ne abbiam viste di ogni e non ci facciamo caso. Ma ci resta l’ossessione etimologica dell’attivista. Talmente vaga e vagolante nell’universo prospettico da accompagnarsi sempre, necessariamente, ad una pletora di altre attività presunte, come a dire che di per sé attivista ricorda la vecchia compagna morettiana che faceva cose, vedeva gente. E allora: attivista “e” scrittrice, videomaker, comunicatora, artista, ambientalista, animalista, impegnata politicamente, una, quella Sabene, stava in lista con la lista moderatamente ultraputiniana di Michele Santoro, queste attiviste son tutte umanistiche, rinascimentali, multitasking, esplosioni di talenti che Leonardo da Vinci scansati, son donne di Vitruvio, se è lecito ancora tali chiamarle, se non ci denunciano per stalking, loro, le gambe larghe saldamente piantate nell’universo delle possibilità. Peccato poi si buttino via così, “gli facciamo fare la fine della merda, non hai idea della morte politico e sociale che lo aspetta”.
Sì, compagne, sì attiviste, infierite in fitta schiera. Un livello di empatia grondante queste aspiranti vamp(ire), sempre se le accuse verranno confermate eccetera, si stagliano come eroine negative del fumettismo horror, megere, zombie assetate di sangue che cercano la distruzione, apparecchiano la morte e se lo dicono. Anche strutturalmente, fisiognomicamente e corporalmente, inconfondibili come chi tradisce certi scompensi, certe esagerazioni esistenziali: o leggermente sovrappeso, per richiamarsi ad una formula ultimanente felice, o ossute scarnificate come rami dimenticati dall’inverno. Comunque invasate, eccessive, e la tocchiamo pianissimo, in quelle pose, quelle smorfie, quelle risate, quelle mise en scene folli. Vedere sui social per credere.
La morale è sempre quella: queste attiviste comuniste e moraliste non hanno morale. I valori li usano come droni, come missili tomahawk, non ce n’è uno per quanto sbandierato che, nella pratica, non si rinneghi nell’opposto, non c’è preoccupazione che non si disveli nel cinismo, si tratti di vittime di violenze, bambini rigorosamente palestinesi, presunti odiatori, femmine vittime di maschi; la lotta al patriarcato bianco maschio tossico occidentale capitalistico proprietario sovranista si risolve nell’idolatria ossessiva per se stesse, ogni tragedia è buona per mettersi in mostra, ogni orrore ottimo per cavalcare l’onda, tutto fa brodo per una carriera possibilmente politica, ma anche mediatica va bene lo stesso. Tanto prima o dopo si saldano. Purtroppo le Salis, di professione attivista delle occupazioni, già sotto processo per tentato omicidio ma salvata dal partito traversale “Forza Ilaria”, generano epigoni, “se ce l’ha fatta lei, perché io no? Cosa avrei di meno?”. Niente, assolutamente niente.
E nel meraviglioso mondo dell’attivismo si più fare, essere, aspirare tutto, basta essere sufficientemente spregiudicati, mettiamola così. Attivisti erano anche quelli della banda Gintoneria, che hanno appena patteggiato, Lacerenza 4 anni e 8 mesi, l’eterna Stefania Nobile 3, con motivazioni squisite: noi eravamo attivi nella movida di livello, e se non ci fate uscire puliti ci mettiamo a cantare e allora si vedrà quanti politici, giornalisti, influencer, volti noti, attivisti e pure magistrati facevano mattina qua, e come. La procura: alt, fermi tutti, a posto così. Hanno dato in risarcimento 1 milione di euro in bottiglie di champagne, una cosa che manco i matti dadaisti riuniti sul monte Verità tutti pesantemente sotto acido avrebbero potuto immaginare. Invece è la realtà, l’unica realtà.
Del resto, anche se voi non lo ricordate, ma io che ho fatto il servizio civile a Fermo invece lo ricordo benissimo, le attiviste donna Wanna & figlia Stefania nell’occhio del ciclone a chi si erano rivolte? Al compagno Bertinotti per una duplice candidatura in Rifondazione. Non se ne fece niente e fu un peccato, perché era veramente il contesto giusto per loro, attiviste storiche.
Max Del Papa, 25 ottobre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


