Un’adozione definita «un atto d’amore», travolta però da una bufera mediatica che, secondo il protagonista, «non ha gambe per camminare». Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Giuseppe Cipriani difende con forza la scelta compiuta insieme a Nicole Minetti, respingendo ogni accusa e rilancia il desiderio di adottare un altro bambino dopo il figlio al centro della bufera mediatica sulla grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda
Il racconto parte proprio da qui: dalla volontà di non arretrare. Nonostante le polemiche, Cipriani insiste: «Questa bufera non ci ha scoraggiato», anche se ammette il peso umano della vicenda. «Ha distrutto Nicole. Le han detto di tutto, poveretta… dall’Italia le è stato davvero gettato addosso un mare di merda. Notizie false». Una linea difensiva netta, che punta a smontare le ricostruzioni circolate in questi giorni.
Il nodo centrale riguarda la legittimità dell’adozione. Cipriani è categorico: «Tutte false. A partire dall’adozione, che definiscono illegale. Ci abbiamo messo quasi quattro anni, per rispettare la procedura: giudici, assistenti sociali, psicologi…». E rivendica la serietà del sistema uruguaiano: «L’Uruguay non è un Paese delle banane, è un posto serio dove vengono fatte le cose seriamente. E i soldi non servono a niente». Da qui la denuncia contro quella che definisce una vera e propria gogna: «Non sono polemiche, sono bassezze. Non rispettare la privacy d’un bimbo… è una cosa pazzesca». E aggiunge: «Dare la notizia va benissimo, ma qui s’urla al vento per cose che non esistono». Non esclude azioni legali: «Chiederemo i danni».
Un passaggio delicato riguarda il ruolo del Quirinale e la grazia concessa dal presidente Sergio Mattarella. Anche qui Cipriani respinge ogni sospetto: «È stato un atto d’amore del presidente Mattarella, che ha capito benissimo la situazione». E ancora: «Tutte le carte che abbiamo mandato erano chiare… neanche lui s’aspettava una simile gogna mediatica». La scelta di portare il bambino all’estero per le cure è spiegata con toni concreti: «Noi lo portiamo a Boston ogni sei mesi… serve una persona sempre con lui: la mamma è la persona più vicina a un bambino». In Italia, sostiene, «non abbiamo strutture all’altezza per questa malattia».
Nel corso dell’intervista, Cipriani respinge anche altre accuse: dai presunti legami con Jeffrey Epstein («Non è mai stato mio socio») fino alle insinuazioni sul suo stile di vita. «Che cosa vuole che succeda? È una casa normalissima, dove ricevo ospiti da trent’anni. Ci son passati tutti: bambini, attori, persone comuni, amici. Facciamo le feste? Vada su Instagram: le foto in cui son tutti vestiti in bianco, sono immagini d’un normale Capodanno». E sulle voci più gravi sbotta: «Com’è possibile che si dicano tutte queste schifezze, che si dia del pedofilo a una persona come se niente fosse?».
Dura la smentita diretta a Sigfrido Ranucci sul caso Carlo Nordio. Secondo il conduttore di Report, che ha citato – senza verificarla – una sua fonte, il ministro della Giustizia sarebbe stato a casa di Cipriani. Per la precisione al Ranch dove sarebbero avvenute chissà quali feste. «Non è vero – smentisce lui – E non è neanche stato a casa mia. Ma come fate a usare la parola “amico”, per questo genere di rapporti? Nordio ha vissuto tanti anni a Venezia e sarà andato all’Harry’s Bar qualche volta, immagino, come ci passano milioni di persone».
Sul caso della morte dell’avvocata legata alla vicenda, invita alla prudenza: «Non penso abbia niente a che vedere. Credo sia morta in un incidente domestico». Mentre sull’adozione ribadisce la trasparenza: «Noi abbiamo detto tutto quel che eravamo. Sapevano tutto».
Il racconto si chiude con una riflessione amara sull’Italia: «L’invidia… è il male peggiore. Nel nostro Paese si cerca sempre il male pure dove non c’è». E con uno sguardo al futuro: «La preoccupazione adesso è per nostro figlio… tutta questa eco non gli fa bene». Quanto al ritorno in Italia, ammette: «Penso ne abbia molta meno voglia».
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