Politica

Ma Genova non è Palazzo Chigi

Elly Schlein esulta per la vittoria alle amministrative: "Meloni cominci a preoccuparsi". Ma le elezioni Politiche sono un'altra storia

Meloni Schlein Salis Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Ieri il centrosinistra ha indubbiamente vinto la tornata elettorale amministrativa. A Genova il trionfo di Silvia Salis al primo turno, a Ravenna e Assisi stessa storia. Elly Schlein gongola e ha ragione, il centrodestra si lecca le ferite e ragiona sui motivi. Però, attenzione, da qui a trasformare il voto per i sindaci in un campanello d’allarme per il governo ce ne passa.

Partiamo intanto da un dato non indifferente, ovvero le opposizioni. Per la segretaria del Pd, Genova dimostra che “uniti si vince”, vista la composizione larghissima del Campo Largo che ha sostenuto la moglie di Fausto Brizzi. E qui occorre fare due considerazioni. Primo: una cosa è tenere insieme le sezioni locali di M5S, Avs e Italia Viva, un’altra e mettere attorno ad un tavolo i pezzi grossi come Matteo Renzi, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte. Secondo: il governo di una città non è come il governo di un Paese, se unisci l’armata Brancaleone delle opposizioni magari la spunti al voto ma poi quanto dura una coalizione così litigiosa? Le due esperienze di Romano Prodi a Palazzo Chigi insegnano: poco.

Occorre poi considerare che il voto amministrativo non è assimilabile a quello per le Politiche. Si tratta di un vecchio vizio dei politici e dei cronisti italiani: trasformare ogni tornata elettorale in un test per l’esecutivo. Ma l’elettore è più intelligente di come viene mediamente raccontato. Diceva giustamente ieri sera Marcello Veneziani a Quarta Repubblica che il voto amministrativo spesso premia il centrosinistra che però poi esce con le ossa rotte dalle sfide più ideologiche e meno legate ai territori (politiche ed europee). Lo dimostra, ancora una volta, il risultato del M5S: saldamente terzo partito in Italia ma quasi sempre inconsistente sul territorio. Inoltre ieri si votata in roccaforti rosse come Ravenna, mentre Genova usciva da dieci anni di Marco Bucci e ha chiesto naturale alternanza in una città che, peraltro, dal 1993 al 2017 aveva conosciuto solo sindaci di sinistra. La vera notizia sarebbe stata forse la vittoria di Piciocchi.

Terzo appunto. Sostiene Elly Schlein che se fosse in Giorgia Meloni comincerebbe “a preoccuparsi” perché il voto di ieri sarebbe “il sintomo che qualcosa nel suo rapporto con il Paese si è rotto”. Può darsi: nessuno, a parte forse la segretaria dem, possiede la palla di vetro. Però da qui alle Politiche ne passerà di acqua sotto i ponti, e poi seguendo il ragionamento di Veneziani per saggiare il sentimento dell’elettore sono forse più utili i sondaggi rispetto ai risultati delle amministrative di ieri. E i sondaggi (SWG per La7) dicono che Fratelli d’Italia resta saldamente sopra il 30,5% (molto più del 2022), il Pd al 22,8% e il M5S al 12,4%. E qui torniamo al punto di partenza: solo “uniti si vince”, vero, ma la Grande Alleanza dei progressisti ad oggi appare più un miraggio che un’ipotesi concreta. Una cosa è condividere i progetti culturali di una città o dove costruire le nuove banchine del porto, un’altra è trovare una sintesi su tasse, guerra in Ucraina, Israele e l’Unione Europea.

Giuseppe De Lorenzo, 27 maggio 2025

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