
Il sovranismo, nei piccoli Stati (e noi siamo piccolissimi), è una splendida idea romantica. Accarezza l’orgoglio nazionale, promette autonomia, parla di libertà. Peccato che, nell’attuale scacchiere geopolitico – dominato da colossi come Stati Uniti, Cina, India o Russia – finisca per essere solo l’utile idiota delle grandi potenze. Un’illusione di indipendenza che, in realtà, espone a nuove subordinazioni.
L’unico sovranismo alla nostra portata sarebbe quello europeo, ma è proprio ciò che i sovranisti nostrani combattono con più forza, senza rendersi conto che la vera sovranità non è la marginalità, ma la capacità di contare nel mondo.
Ostacolando la nascita di un’Europa davvero forte e coesa, i sovranisti locali fanno esattamente il gioco delle grandi potenze: tolgono dal campo un possibile concorrente geopolitico. Un’Europa debole è una benedizione per chi comanda nel mondo: significa un competitor in meno da temere, un mercato da influenzare, una voce in meno nei consessi internazionali.
Eppure, si potrebbe continuare a essere sovranisti in modo non controproducente, alla maniera di californiani o texani, che difendono l’orgoglio identitario, l’autonomia politica e le loro peculiarità, ma non mettono mai in discussione la forza della federazione.
Questa è la vera sovranità: capacità di contare insieme, restando se stessi.
Giorgio Carta, 21 maggio 2025