
La notizia è che Napoli ospiterà l’America’s Cup nel 2027 e, soprattutto, che questo evento, tra indotto, risonanza a livello mondiale ed organizzazione per rendere la Città all’altezza di tale impegno, generà un giro d’affari monumentale, oltre che posti di lavoro in un’area che ne ha assoluta necessità.
La concorrenza era agguerrita, Arabia Saudita e Spagna, con le candidature di Gedda e Barcellona, la prima con alle spalle una Nazione solida e fiumi di denaro da investire, la seconda, Barcellona, già sede di precedenti edizioni e pertanto con tutti i requisiti minimi richiesti per un evento del genere.
La prima edizione dell’America’s Cup risale al 1870, anno in cui la competizione assunse il nome di Coppa America (in precedenza Coppa Delle 100 Ghinee, nata nel 1851) il cui “debutto” con la nuova denominazione si ebbe a Staten Island l’8 agosto 1870; sono state finora disputate 37 edizioni con interruzione tra il ’37 ed il ’58 che hanno reso prestigiose tutte le località ospitanti.
C’è chi non ci sta
Se si bandisse una lotteria sulle reazioni a notizie del genere di una certa parte delle formazioni politiche, o media “schierati” a sinistra, si potrebbe diventar facilmente milionari scommettendo sul loro sentimento di odio, in antitesi totale con il concetto di democrazia che professano (quando sono loro al potere). Detto, fatto; la reazione non si è fatta attendere: Repubblica ha scelto di pubblicare le dichiarazioni di Max Serena “interpretando pro domo propria” le parole del Team Director di Luna Rossa. Max Serena ha dichiarato: “Sulla decisione avrà influito il grande tifo degli italiani che si sono appassionati anche grazie a noi. Sarà un evento speciale in uno dei posti più belli del mondo”, Repubblica ha titolato “Max Serena: “L’America’s Cup a Napoli una scelta fatta dal governo senza Luna Rossa”.
La prima cosa che salta alla mente leggendo un titolo del genere farebbe pensare ad una “scorrettezza del governo” nei confronti del team Luna Rossa; non è affatto così, né nelle parole di Max Serena, che ha apprezzato la sede, e tantomeno da parte del governo, considerando che nell’assegnazione definitiva della località l’ultima parola non spetta ai governi.
Si tratta delle solite interpretazioni di parte cui siamo ormai abituati da tempo immemore; lo scopo è sempre quello di inviare “messaggi subliminali” alla popolazione con l’intento di “delegittimare, sminuire e non riconoscere” il lavoro fatto da parte dell’esecutivo, se di colore opposto al loro.
Come viene scelta la sede della Competizione
Considerando le città rivali in questione, Gedda e Barcellona, l’affermazione di Napoli è come una “coppa già vinta”; esser riusciti a portare nella Città Partenopea, con tutte le criticità che vi sono, e l’immane lavoro per essere all’altezza ed in linea con i requisiti minimi, è un’impresa di non poco conto.
Le Nazioni concorrenti, infatti, Arabia Saudita e Spagna, partivano con enorme vantaggio rispetto all’Italia; nel primo caso perché il potenziale economico saudita (fondi sovrani inclusi) è praticamente infinito, nel secondo il dato di fatto che Barcellona ha già ospitato per ben tre volte competizioni di tal portata ed è pronta, sia a livello infrastrutturale che turistico.
Ciò premesso, l’ultima parola spetta al Defender, in prima istanza, ovvero il Team Detentore, in questo caso New Zealand, che ha il diritto di indicare la sede. Successivamente, lo stesso Defender, di concerto con lo Yacht Club di appartenenza e i massimi organi velici internazionali, accertati i requisiti minimi richiesti alla sede ospitante, o, in assenza di essi, le potenzialità ad allinearsi alle richieste entro il tempo limite stabilito, si procede alla scelta tra le candidature ricevute.
Pertanto, il ruolo dei governi diventa fondamentale nel riuscire a convincere gli organi decisionali a scegliere la sede della propria nazione battendo la concorrenza. Napoli, quindi, è frutto di un eccellente lavoro, soprattutto è prova tangibile della volontà di rilanciare il Sud, ovvero fatti e non parole al vento sentite per decenni dai “democratici”.
Diceva Giulio Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. In una sola sintetica affermazione sono spiegate tutte le dinamiche sociopolitiche del nostro Paese; la democrazia, la difesa della propria Nazione ed il riconoscimento dei meriti, a prescindere dai colori di appartenenza, dovrebbero essere presupposti che nessuno dovrebbe avere la presunzione di volersi intestare.
Antonino Papa, 16 maggio 2025
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