Ma non doveva essere l’inverno più caldo di tutti i tempi?

Neve, smottamenti, fiumi che tirano giù ponti. Non bisognava ridurre le emissioni, ma investire i soldi bene

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ponte crollato

Scrivo dalle basse Marche, dette anche “Marche sporche”, all’estremo dell’ondata di freddo bestiale che ha reso Pasqua simile al Natale, perfino peggiore, e che arriva da qui fino al Molise: gli effetti, bastano i servizi dei telegiornali a constatarli: una distruzione d’acqua, ponti crollati, argini saltati, borghi e villaggi invasi, abitazioni travolte, vie di comunicazione impercorribili, isolamento, miseria. Nessuno se l’aspettava, nessuna Cassandra ci aveva avvertito. Anzi, io ricordo che nelle settimane precedenti, al primo accenno di sole ancora anemico, invernale, gli stessi notiziari non si erano vergognati di propinarci la solita palla della primavera in anticipo, “temperature superiori alla media”. Scrivo da qui, dalle Marche e nessuno può smentirmi se dico che da sei mesi non passa giorno che non butti giù acqua come se Cristo si fosse deciso a un nuovo diluvio. Ma a differenza di Noè, o di Mosè, entrambi salvati dalle acque, noi non ci salviamo. Siccome poi le cose sono collegate, leggo su questa testata i numeri allucinanti di Franco Battaglia, otto trilioni bruciati in energie rinnovabili che non rinnovano niente, mille euro a testa per ogni disgraziato frequentatore di questa terra compresi i neonati e gli ultracentenari: per fare cosa? Per arginare i cambiamenti climatici, che sarebbe come dire fermare il tempo, contare tutti i numeri. Per gli assurdi protocolli di Kyoto e di Parigi che volevano limitare le emissioni siccome, come ci insegnava una finta disagiata resa milionaria da Soros e dalla coglionaggine di politici, pontefici e attivisti, oltre a plebei senz’arte né parte, “il pianeta va in fiamme, non c’è più tempo, non osate rubarmi il futuro”.

C’è gente che sul catastrofismo ha fondato carrierine da divulgatori, altri come il ciarlatano Al Gore, si son presi un Nobel ripetendo che eravamo spacciati, rinnovando le loro menzogne sullo scioglimento dei ghiacci, l’estinzione degli orsi polari, l’ebollizione planetaria. Allarmi su allarmi, cazzate su cazzate, nessun riscontro scientifico e tanto meno fattuale, in compenso usciva lo scandalo del climate-gate, prontamente soffocato, con le mail degli istituti americani: “Oh, ma qui non torna nessuna previsione, fa freddo invece che caldo”. “Infatti bisogna spingere sul terrorismo, se no se ne accorgono”. Alla fine ce ne siamo accorti tutti sulla nostra pelle. Come avvertivano scienziati seri quali Franco Prodi, lo stesso Battaglia, Alberto Crescenti, Alberto Prestininzi e (relativamente pochi) altri, “il clima attuale non è differente da periodi caldi già occorsi nel passato sia storico che geologico e che eventi meteorologici estremi, come siccità, inondazioni, frane, smottamenti, sono sempre esistiti e vanno combattuti con la prevenzione e l’adattamento, cioè con la cura e pianificazione del territorio e col governo delle acque”.

A dire della distinzione, cruciale ma contestata dai talebani climatici, tra cause antropiche, poco più che irrilevanti, e naturali. Ma gli scienziati non allineati non li ascoltava nessuno, neanche il presidente della Repubblica cui si erano rivolti, venivano estromessi dai simposi, non dovevano parlare come papa Ratzinger alla Sapienza. Perché dicevano il vero, dicevano in parole semplici che il clima andava per conto suo come sempre era andato, che la pretesa di imputarne i cambiamenti all’homo capitalisticus era una boiata pari almeno alla ybris, che non c’erano apocalissi alle porte per cui angosciarsi. Infatti la faccenda era tutta ideologica, ovvero affaristica, ladronesca: spingere sulle rinnovabili era l’affare del secolo per pochi, i soliti pochi, quelli del giro Epstein per intenderci, con relativi parassiti, sulla pelle di tutti gli altri. Otto trilioni bruciati senza rinnovare niente, di energia siamo sempre in debito, specie in Italia per effetto di uno dei cialtroneschi referendum pannelliani, ovviamente votati a furor di popolo, un popolo di Tafazzi che rinunciavano al nucleare fatto in casa per comperarselo dalla Francia. Al resto dello scempio provvedeva una Unione Europea ch e lascia sempre il dubbio se sia composta di malati mentali o di figli di puttana (le alternative, eventualmente, potrebbero non escludersi a vicenda).

Mentre il clima continua a andare per conto suo: avevano pure fatto presente che, dopo un ciclo infinitesimale, una manciata di estati un po’ più calde del solito (“Ah, qui moriamo tutti, non sentite che roba, è la fine del mondo”: no, eravamo solo viziati di aria condizionata, dimentichi di quando si tornava dal mare in un’automobile trasformata in forno, la pelle delle chiappe che restava sui sedili, i polpastrelli di nostro padre che guidava a tatuare il volante con le impronte digitali), sarebbero tornate stagioni più temperate, inverni più lunghi, più severi: ma niente, parole al vento, più faceva freddo e più bisognava dire che si crepava di caldo, l’evidenza era rimossa, regnava “la percezione”, e intanto i ghiacciai si ricomponevano, gli orsi proliferavano, le lunghe fasi del gelo si allungavano, si dilatavano. Qui casca l’asino, e cascano anche i somari: come mai dopo due ore di sole esangue alla fine di settimane glaciali subito tutti si rotolano in terra parlando di “mese più arido e siccitoso di tutti i tempi”, mentre dopo inverni di sei mesi, scanditi da piogge dilaganti e persistenti, il terreno che a batterci un piede sputa acqua come una spugna satura, nessuno fa una piega? Voi avete forse sentito la coppia divulgatrice Tozzi&Mercalli gridare alla fine del mondo? Il climatologo verde Bonelli, parla d’altro, tutti che scantonano, se ne stanno rintanati. Al caldo loro possono. I colonnelli del meteo da parte loro minimizzano: sì, una perturbazione atipica, un’aria depressionaria, ma vedrete che passa, presto torna il caldo. Anomalo, naturalmente. Ma non torna. Sono settimane che lo giurano e fa sempre più freddo. Oppure le Marche sporche (e giù giù fino in Molise, in Calabria) non fanno testo?

A noi piacerebbe sapere qualcosa di questa anomalia alla rovescia, questo freddo che non passa più, che fosse caldo sarebbero tutti a contorcersi come dervisci, Greta smetterebbe la kefiah di Hamas per riciclarsi come profetessa della fine del mondo, gli imbecilli climatici si incollerebbero all’asfalto, Soros butterebbe i soliti fantastilioni per corrompere l’informazione dei pupazzi, cioè il 99%. Ma siccome si crepa di freddo, a Pasqua, e “a quote basse” non sanno come rimuovere gli strati di neve spessi due metri, si fa finta di niente.

Cascano i somari, a catinelle: a forza di prometterci il Sahara globale non si sono accorti che andiamo incontro al polo nord totale. Abbiamo bruciati otto trilioni per mulini a vento, letteralmente, cose del tutto inutili e alla prima guerra siamo fottuti perché il mondo va avanti a energia e chi non ce l’ha si attacca. Tutto si tiene, Greta insegna: fanatismo climatico, sessuale, islamico sono una cosa sola nel segno dell’odio di tutto ciò che è occidentale, dal pigmento alle fonti energetiche. Bisognava ridurlo come Cuba, l’occidente, e lo hanno fatto partendo da cambiamenti climatici che, così come li dipingevano, non esistevano. E a Pasqua fa un freddo della Madonna.

Contro chi, contro cosa sfasciano monumenti, verniciano capolavori, bloccano il traffico i parassiti in fama di attivisti? Ma sono spariti anche loro, fa troppo freddo per le loro pagliacciate. Però non preoccupatevi, da domani, dal primo sole di aprile, da fra due ore, sarà l’aprile più torrido e siccitoso di tutti i tempi, così come marzo è stato il marzo più arroventato di tutti i tempi, alla fine di un inverno che è stato il più incandescente di tutti i tempi, in attesa di una estate che, garantito, sarà la più torridissima di tutti i tempi. Viviamo da tre decenni in un miraggio ignobile, una truffa galattica che ci costa sangue e in cambio ci rende carenza di energia, di sviluppo, di benessere, di civiltà. Tutto sull’altare dell’idiozia comunista, come sempre (ma l’altera pars che avrebbe dovuto ragionare, cambiare rotta, provvedere, dove stava?).

Max Del Papa, 3 aprile 2026

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