Ma quale “svolta autoritaria”. Illegale era il Leoncavallo, non lo sgombero

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pietro bussolati leoncavallo

Noi possiamo accettare quasi tutto, anche che la docente Ilaria Salis scriva “sta venendo sgomberato” il Leoncavallo. Però che il Pd lombardo parli di “svolta autoritaria” dopo l’operazione di questa mattina contro il centro sociale.. beh: questo è davvero troppo.

Pietro Bussolati a Fanpage ha lamentato il fatto che il Comune di Milano sia stato tenuto all’oscuro del blitz, fatto che ha finito col provocare anche le lacrime di coccodrillo del sindaco Beppe Sala. Cosa avrebbe fatto, Palazzo Marino, fosse stato messo a conoscenza? Avrebbe avvertito le “Mamme Antifasciste”? Avrebbe denunciato il tutto ai giornali, svelando il blitz? Oppure avrebbe chiesto al prefetto di attendere ancora e rinviare per l’ennesima volta?

“C’era tutto il tempo per evitare questa situazione di imposizione di autorità che non aiuta nessuno”, dice Bussolati. “Hanno voluto anticipare i tempi e farlo in agosto proprio per poter mettere la bandierina politica. Bandiera che invece andrebbe messa nella collaborazione istituzionale per riuscire ad assicurare i criminali alla giustizia, non per sgomberare spazi che sono in un percorso di legalità col Comune di Milano”. Insomma: siamo di fronte al “massimo di una svolta autoritaria e romanocentrica”.

Forse Bussolati si è perso un passaggio. Ovvero il fatto che per 31 anni un immobile privato è stato occupato abusivamente e rubato ai legittimi proprietari. Poco importa che all’interno vi fossero (sempre che sia vero) le migliori iniziative sociali e culturali: abusivo era e abusivo rimane. Se la Caritas aprisse i suoi spazi di ascolto nel box di Bussolati, occupandolo senza diritto, non ho dubbi che il consigliere chiederebbe l’immediato sgombero. Non aspetterebbe 30 anni per ottenerlo né attenderebbe con pazienza che il Comune avviasse con tempi biblici il “dialogo” per instradare quegli spazi “in un percorso di legalità”.

Il blitz di oggi non è stato né esagerato, né impositivo, né fuori luogo. Ha solo ripristinato il minimo di legalità in una situazione che un Paese normale non avrebbe neppure permesso nascesse. Più che di “svolta autoritaria”, andrebbe denunciato il fatto che per 31 anni ci siamo trovati di fronte ad un ingiustificato perbenismo che ha prodotto l’ignobile paradosso di 133 sgomberi rinviati e decenni di furto “tollerato” con tanto di beffa finale per i contribuenti. I quali sono ora costretti a pagare 3,3 milioni di euro per risarcire (giustamente) i proprietari dello stabile danneggiati dall’immobilismo dei precedenti ministri dell’Interno. Possibile che nessuno, prima di Piantedosi, abbia mai pensato di sfruttare le ferie agostane dei leoncavallini per coglierli di sorpresa?

Ps: leggiamo su Repubblica che Mirko Mazzali, legale del Leoncavallo, sta cercando di capire “se è legittimo” che le autorità abbiano anticipato le operazioni rispetto a quelle annunciate per il 9 settembre. Cioè: il centro sociale okkupa illegalmente l’immobile di altre persone per 30 anni e ora loro si chiedono se è “legittimo” uno sgombero anticipato di un paio di settimane? Suvvia. Siete seri?

Giuseppe De Lorenzo, 21 agosto 2025

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