Macron ai titoli di coda

Il premier costretto a chiedere la fiducia per evitare il caos: 44 miliardi di tagli, ma il Parlamento è già in rivolta

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François Bayrou, pallido al cospetto di un’estate che lui non ha vissuto, ha spalancato le porte della crisi politica a Parigi. Dopo la conferenza stampa — accreditata di ministri e riflessioni macroeconomiche — il premier ha sparato la mina: ci sarà un voto di fiducia l’8 settembre, due settimane prima dell’apertura “naturale” del Parlamento. Una mossa disperata per imporre un austerity shock: 44 miliardi di tagli in quattro anni per non precipitare nel “sovraindebitamento” e nello “Stato di crisi”. Altre cattive notizie per Emmanuel Macron, che conta poco o nulla a livello internazionale e “a casa” deve fare i conti con il pressing dell’opposizione.

Bayrou, in veste di attore provato ma interlocutore strenuo, ha spiegato che l’autunno si giocherà sul merito, non su singole misure: “Ci attende la finanziaria più importante della nostra storia”. Ragionamenti economici, ma anche geopolitica in salsa anti-globalista: la “legge internazionale derisa”, l’impero che avanza con la forza, l’instabilità mediorientale, la concorrenza sleale cinese e l’UE che parla a più voci. Poi l’attacco al malaffare dell’indebitamento selvaggio: “Fino a quando possiamo fingere di non vedere?”. Si è tornati ai conti di casa nostra: meno indennità di disoccupazione, addio a due giorni festivi. Non per presenzialismo ideologico, è ancora tempo di confronto parlamentare, “tutto è ancora negoziabile”, avverte il premier.

Ma il rischio è chiaro: se fallirà il voto, il governo cadrà, meno di un anno dopo il suo insediamento. “Il presidente della Repubblica (Emmanuel Macron) non lo auspica, ma in ogni caso lo scioglimento rimane un’ipotesi” quanto Bayrou ha detto nel corso di una riunione, secondo quanto riferito da Bfmtv citando fonti concordanti. E di fronte si pongono un blocco repubblicano compatto: Rassemblement National, France Insoumise, Verdi, comunisti, socialisti. Tutti insieme, contro. Marine Le Pen invoca lo scioglimento, Mélenchon e i suoi affilano le colpe contro un governo “che fa soffrire”. Nemmeno i socialisti disegnano spiragli: l’illusione Hollande al mattino è fugace. Il partito da Olivier Faure taglia corto: “Inimmaginabile”. E allora, scatta l’allarme sociale. Il 10 settembre è già targato “blocchiamo tutto”: rete, supermerditi, proteste. L’ombra dei gilet gialli aleggia di nuovo. Bayrou ha provato a disinnescare la bomba: “Davanti alla minaccia del disordine serve un chiarimento”. Ma la domanda resta affilata: chiederà conferma o sarà confermato il suo epitaffio politico?

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Insomma, Macron rischia di attaccarsi al tram. L’assemblea nazionale può essere sciolta di nuovo e la Francia tornare alle urne, ma questa volta il giochino dello sbarramento repubblicano non funzionerà più. Da qui la necessità del capo dell’Eliseo di accendere i riflettori altrove, basti pensare alle polemiche con l’Italia. L’economia affonda, il governo traballa un giorno sì e l’altro pure, la sicurezza è ormai un’utopia. In più, le sue mosse a livello internazionale sono un fiasco: ormai Parigi è defilata, mentre l’Italia interpreta un ruolo di primo piano. L’era del macronismo si avvia verso il tramonto? Possibile. Ma una cosa è certa: difficilmente il presidente uscirà di scena senza combattere. Quindi attenzione alle prossime mosse dell’Eliseo…

Franco Lodige, 26 agosto 2025

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