
Emmanuel Macron è in difficoltà, è lapalissiano. L’uomo che sognava di diventare il leader d’Europa ha stufato il suo popolo e a livello internazionale conta sempre meno, come testimoniato dalle sceneggiate plateali, basti pensare ai discorsi sull’atomica. E ieri il presidente francese s’è reso protagonista di un botta e risposta con Giorgia Meloni, forse un modo per mostrare i muscoli e rivendicare la presunta centralità. Teatro è stato il vertice della Comunità Politica Europea, tenutosi a Tirana, dove si è ripetuta la scena già vista poche settimane fa a Kiev: il già citato Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz e Donald Tusk riuniti accanto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In questa occasione, i leader dei principali Paesi europei si sono incontrati a margine dei lavori per discutere del conflitto in Ucraina e dei possibili sviluppi diplomatici. Ma l’Italia non era presente nella foto.
La Meloni ha preso parte al vertice generale della Cpe, ma non ha partecipato alla riunione ristretta con Zelensky, un’assenza che – soprattutto dopo la visita dei leader a Kiev – non è passata inosservata né in Italia né all’estero. Il 10 maggio, Meloni aveva comunque partecipato da remoto a un precedente incontro, ma il nuovo “formato ristretto” ha sollevato nuove polemiche. Il premier ha replicato con fermezza: “L’Italia non è disponibile a inviare truppe in Ucraina e non avrebbe senso partecipare a formati che hanno obiettivi sui quali non abbiamo dichiarato la nostra disponibilità”, ha affermato in un punto stampa a Tirana. E ancora: l’Italia “ha sempre sostenuto l’Ucraina” e “continua a partecipare a tutti gli altri format e a tutte le altre iniziative”.
Parole alle quali ha risposto Macron con la tracotanza che lo contraddistingue. Il titolare dell’Eliseo ha precisato che nei colloqui non si è discusso dell’invio di truppe, né a Tirana né a Kiev: “Il tema è il cessate il fuoco, evitiamo di diffondere informazioni inesatte. Ne circolano già troppe, soprattutto da parte russa”. E ha rincarato la dose: “Bisogna essere seri sull’informazione – che pulpito, verrebbe da dire – Guardiamoci dal divulgare false informazioni in merito a questo, ce ne sono a sufficienza di quelle divulgate dai russi”. Un affondo mirato, che certifica la volontà di Parigi di danneggiare Roma. Come se bastasse per migliorare la sua posizione.
Lo scambio di dichiarazioni ha contribuito a mettere in luce le divergenze, accentuate anche da un secondo scatto che mostra Meloni, Tusk, Starmer e Ursula von der Leyen a colloquio con Zelensky prima dell’avvio della plenaria, in un momento in cui Macron non era ancora arrivato. Nel corso della giornata, i quattro leader europei – Macron, Starmer, Merz e Tusk – hanno avuto un contatto con Donald Trump. Dopo il colloquio, hanno ribadito la volontà di “mantenere l’unità dei partner europei e americani sulla questione ucraina” e definito “inaccettabile” il rifiuto del cessate il fuoco da parte di Mosca. Macron ha lasciato intendere che i contatti proseguiranno nei prossimi giorni, aprendo anche alla possibilità di una futura telefonata tra Trump e Vladimir Putin.
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Da parte sua, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato la necessità di aumentare la pressione sul Cremlino, anticipando un nuovo pacchetto di sanzioni, coordinato con Washington, che includerà restrizioni sui gasdotti Nord Stream, il tetto al prezzo del greggio e misure finanziarie contro gli istituti russi. Meloni ha ribadito la posizione italiana: “Non bisogna gettare la spugna. Servono garanzie di sicurezza per Kiev e dobbiamo continuare a lavorare per la pace”. Ha lodato “l’eroismo” del popolo ucraino e condannato l’assenza di Putin al tavolo di Istanbul.
Macron non ha molti estimatori in Francia, ma in Italia può contare sui soliti noti. L’opposizione ha infatti colto l’occasione per attaccare la premier, schierandosi al fianco di Macron e – come sempre – contro l’Italia. Giuseppe Conte ha parlato di “umiliazione”, il solito Matteo Renzi l’ha definita “un’influencer ininfluente”, mentre il verde Angelo Bonelli ha affermato che “l’Italia è fuori dai tavoli che contano”. Fantascienza, lo sappiamo, ma la Meloni ha replicato con nettezza: “A chi si lamenta, chiedo la mia stessa chiarezza. Partecipare per dire poi di no? Io sono una persona seria”.
Franco Lodige, 17 maggio 2025
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