Macron provoca, Putin minaccia: il galletto gioca con l’escalation

Il presidente francese cerca visibilità con la crisi ucraina. Ma il Cremlino non ci sta: “Nessuna presenza occidentale ai nostri confini”

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Un messaggio forte e chiaro, una minaccia che non può passare inosservata. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che qualsiasi presenza di truppe occidentali in Ucraina verrebbe considerata un bersaglio militare da parte della Russia. Lo zar ha poi aggiunto che, in caso di accordo di pace, la presenza di forze straniere sul territorio ucraino non sarebbe più necessaria: “Se si raggiungessero decisioni che portassero alla pace, a una pace a lungo termine, allora semplicemente non vedo il motivo della loro presenza sul territorio ucraino. Perché se si raggiungessero accordi, nessuno dubiti che la Russia li rispetterebbe pienamente”.

A sostegno di questa posizione, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha affermato che Mosca non intende permettere alla Nato di dispiegare proprie truppe in Ucraina, definendo questa eventualità una minaccia diretta alla sicurezza della Russia. “Il tentativo della Nato di trovare una via d’accesso all’Ucraina rappresenta una minaccia per il nostro Paese”, ha dichiarato, rimarcando subito dopo: “È una minaccia per noi, perché la Nato considera la Russia un nemico, come si chiarisce nei suoi documenti. Non possiamo permettere che ciò accada. E faremo tutto il necessario per garantire la nostra sicurezza”.

Peskov ha inoltre criticato il ruolo dell’Europa nel conflitto, accusando i Paesi europei di ostacolare una soluzione: “Gli europei ostacolano la risoluzione in Ucraina. Non stanno contribuendo affatto”. Secondo il Cremlino, l’Europa starebbe cercando di trasformare l’Ucraina in “il centro di tutto ciò che è anti-russo”. Peskov ha poi respinto l’idea che garanzie di sicurezza offerte da Stati Uniti e Unione Europea possano rappresentare una reale protezione per Kiev: “Gli stranieri, in particolare i contingenti militari europei e americani, possono garantire la sicurezza dell’Ucraina? Assolutamente no, non possono”. E ha aggiunto: “Questa non può essere una garanzia di sicurezza per l’Ucraina adatta al nostro Paese”.

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Insomma, in soldoni: niente truppe Nato a Kiev. Altrimenti l’escalation è dietro l’angolo. Una sottolineatura per certi versi scontata, ma in effetti non tutti sembrano aver capito che si sta giocando con il fuoco. Il riferimento è al solito Emmanuel Macron, in crisi di consensi e alla costante ricerca dei riflettori. Negli ultimi anni le ha provate tutte, ma non è riuscito a diventare il leader dell’Europa. E proprio per questo ha provato a rubare la scena con dichiarazioni roboanti, come quelle relative all’invio di truppe francesi a sostegno di quelle ucraine. Il capo dell’Eliseo è in pressing per un coinvolgimento, così da riuscire a intestarsi una vittoria. Ma il rischio è grosso e Putin lo ha ribadito oggi: l’Occidente entrerebbe in guerra. E questo nessuno lo vuole. Quindi Macron eviti di fare il fenomeno, o meglio il galletto, e stia in silenzio, senza cercare lo scontro con il Cremlino.

Restando sul fronte occidentale, Donald Trump ha mostrato disponibilità al dialogo, affermando: “Parlerò con Putin, abbiamo un buon dialogo”, in risposta a una domanda sul possibile contatto con il leader russo, dopo la telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Proprio Zelensky, intervenuto in video al Forum economico di Cernobbio, ha ribadito l’importanza di attivare subito le garanzie di sicurezza promesse dai Paesi della cosiddetta coalizione dei volenterosi: “È importante che le garanzie di sicurezza scattino subito, senza attendere la fine dei combattimenti”. Ha inoltre ringraziato i 26 Paesi che hanno espresso la volontà di sostenere l’Ucraina, definendo l’iniziativa “un importante passo avanti” e precisando che le garanzie sono anche di natura economica. Infine, è arrivata la presa di posizione della Cina, che ha respinto le richieste di esercitare pressioni sulla Russia. Dopo le dichiarazioni di Trump, che ha invitato i Paesi europei ad agire in tal senso, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha affermato: “Ci opponiamo fermamente alla pratica di trascinare costantemente la Cina nella questione (della guerra ucraina) e ci opponiamo fermamente all’imposizione della cosiddetta pressione economica sulla Cina”.

Franco Lodige, 5 settembre 2025

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