Sette vite

Malagò: “La Serie A compatta su di me. Guidare la Figc? Una sfida che mi affascina”

In esclusiva per il podcast “Sette Vite” di Hoara Borselli la prima intervista all’indomani della decisione della Lega serie A di candidarlo a presidente della Federazione

In esclusiva per il podcast “Sette Vite” di Hoara Borselli la prima intervista di Giovanni Malagò, all’indomani della decisione della Lega serie A di candidarlo a presidente della Figc, dopo le dimissioni di Gabriele Gravina.

Cosa significa per te la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali?

«Significa quello che provano tutti gli italiani, forse ancora di più quelli che vivono il calcio con passione. È qualcosa di incredibile, sorprendente e doloroso, per motivi che non serve neanche spiegare. Sono andato a vedere Italia‑Irlanda a Bergamo. Non avevo alcun ruolo istituzionale, ma mi sembrava giusto esserci come cittadino e da appassionato. Sono rimasto incollato alla partita con grande partecipazione emotiva. Questo dice tutto».

Come stai vivendo il fatto che il tuo nome venga indicato per la successione alla FIGC?

«Innanzitutto tengo a chiarire che io non mi sono candidato. Non ho fatto alcun passo formale in questo senso. Alcuni rappresentanti della Lega di Serie A mi hanno chiesto un’eventuale disponibilità. Li ho ringraziati per la fiducia, ma ho detto che senza un passaggio formale non sarebbe corretto dare alcuna risposta. Nel momento in cui ci sarà un’indicazione ufficiale da parte di una componente, allora farò le mie valutazioni. Prima di quel prerequisito non si entra neanche in corsa».

Ti ha colpito la compattezza di 19 società su 20?

«È oggettivamente impressionante. Parliamo di un mondo storicamente complesso, litigioso, dove per anni è stato difficile trovare anche solo una maggioranza semplice. Vedere 19 società convergere su un soggetto terzo, peraltro esterno alla dinamica federale diretta, è un fatto che merita attenzione. Se non ci fosse stato questo livello di compattezza, probabilmente avrei già declinato».

Perché hanno pensato a te?

«Credo che mi venga riconosciuta credibilità e affidabilità. Nei momenti complicati serve qualcuno che sia considerato efficace e capace di tenere la barra dritta. L’affidabilità dovrebbe essere una qualità normale per chi ha ruoli di responsabilità, ma evidentemente non sempre è così scontata».

Da osservatore esterno: cosa manca oggi al calcio italiano?

«Su questo devo essere molto corretto. Una candidatura, se ci sarà, va accompagnata da un programma condiviso. Qualsiasi cosa dicessi ora rischierebbe di sembrare una dichiarazione programmatica fatta prima dei confronti formali con le componenti. È un mondo che conosco bene e in cui bisogna muoversi rispettando tempi e passaggi».

Ma… ti piacerebbe davvero guidare la FIGC?

«È una sfida che mi affascina. Allo stesso tempo sono una persona realista: sarebbe un impegno enorme, che impatta sulla mia vita, sulla mia azienda e sulla mia quotidianità. Io sono un imprenditore e valuto tutto a trecentosessanta gradi. Se faccio una cosa, la faccio con serietà».

La puntata integrale è disponibile su youtube

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