Mamdani giura sul Corano, la nomina che fa rabbrividire

Il neo sindaco di New York dopo il giuramento annuncia il nuovo capo legale della città. Nel curriculum la difesa di Al Qaeda

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mamdani corano

Il primo gennaio 2026 ha segnato per New York l’alba di un’era che per molti, fino a qualche anno fa, sarebbe stato descritto come un tramonto così catastrofico da essere distopico. E invece è tutto vero.
Zohran Mamdani, il democratico socialista eletto sindaco della metropoli più iconica del mondo, ha prestato giuramento in una cerimonia che ha mescolato simboli religiosi e ideologie socialiste, ponendo le basi per un’amministrazione che appare incompatibile con l’essenza stessa della città. Il primo sindaco musulmano di New York ha infatti posato la mano sul Corano mentre pronunciava l’Oath, un gesto che, promuovendo in maniera evidente una assoluta diversità rispetto al passato, ha sollevato ennesimi interrogativi sulla direzione che la Grande Mela sta per intraprendere.

La scena era surreale per la culla del Capitalismo: Bernie Sanders, il senatore indipendente del Vermont e icona della sinistra intransigente americana, ha amministrato il giuramento pubblico, senza i suoi celebri guanti virali ma con lo stesso spirito combattivo e ipercritico del sistema americano. Accanto a lui, dalla padella alla brace: Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata progressista nota per le sue posizioni radicali (vi ricordate il vestito con su scritto “tax the rich”?), ha presenziato orgogliosamente. Mamdani ha promesso di “governare audacemente” e ha parlato di un “collettivismo che deve anteporsi all’individualismo” (a New York? In bocca al lupo…).

E così il suo discorso inaugurale ha echeggiato di temi che suonano come un rifiuto del capitalismo, ovvero di ciò che ha reso New York il cuore pulsante dell’economia globale. Ma una delle news che più fa rabbrividire è la nomina di Ramzi Kassam come capo legale della città: un vero e proprio allarme. Kassam ha un curriculum che include, tra le tante, la difesa di Ahmed al-Darbi, un operativo di Al Qaeda condannato per l’attacco a una petroliera francese nel 2002. Non solo: è un fervente critico di Israele, avendo rappresentato attivisti pro-Palestina e sostenuto cause che mettono in discussione l’esistenza stessa dello Stato ebraico. Sostanzialmente neanche 24 ore di mandato e il neosindaco ha già costruito un ponte con realtà socialiste e vicine all’islamismo incompatibile con i valori di una città che ha sofferto l’11 settembre e che si erge come baluardo del libero mercato.

New York è il tempio del capitalismo: Wall Street, Times Square, l’impero immobiliare che genera miliardi. Eppure, Mamdani e i suoi alleati sembrano intenzionati a smantellarlo. Il socialismo di Sanders e Ocasio-Cortez propugna tasse più alte sui ricchi, redistribuzione della ricchezza e politiche ambientali che potrebbero soffocare l’innovazione. Aggiungete i dettami dell’Islam radicale che alcuni del suo entourage sembrano incarnare: un’avversione al consumismo occidentale, un anti-sionismo che sfiora l’antisemitismo e un approccio alla giustizia che privilegia i diritti dei terroristi accusati rispetto alla sicurezza collettiva. Come può una città che prospera sul commercio globale, sull’immigrazione integrata e sulla diversità tollerante, conciliarsi con ideologie che rifiutano il profitto come motore sociale e vedono Israele come nemico?

Questa alleanza non è solo politica; è un cocktail (analcolico, sennò sarebbe Haram) esplosivo. Mamdani, figlio di immigrati ugandesi di origini indiane e musulmane, rappresenta una narrazione di riscatto, ma il suo giuramento sul Corano in presenza di socialisti estremi evoca spettri di divisioni culturali. Kassam, con il suo passato, potrebbe influenzare politiche legali che indeboliscono la lotta al terrorismo, proprio mentre New York rimane un obiettivo primario. Il rischio sarà quello di vedere una metropoli dove il capitalismo è demonizzato, dove difensori di Al Qaeda consigliano il sindaco, e dove il socialismo incontra l’Islamismo in un abbraccio che ignora le lezioni della storia.

Questo non è progresso; è il prologo di un disastro. New York rischia di diventare un laboratorio fallimentare, dove l’audacia giovane e inesperta (Mamdani non ha mai amministrato neanche il suo condominio) si trasforma in caos. Il sogno americano fatto di successo e rischio imprenditoriale non è mai stato così vicino dallo spegnersi.

Alessandro Bonelli, 3 gennaio 2025

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