
Nell’ultima puntata della Zanzara, Giuseppe Cruciani ha risposto con veemenza alle critiche ricevute sui social network riguardo alle sue dichiarazioni sul femminicidio di Martina Carbonaro a 14 anni. “Allora, primo messaggio agli imbecilli”, ha esordito Cruciani, “chi dice che io ho giustificato qualche cosa non solo lo porto in tribunale ma gli tolgo anche l’ultimo pelo del buco del culo”.
Il conduttore ha ribadito la sua posizione, affermando che per lui questi sono omicidi e non intende usare il termine femminicidio. “Secondo me, anche ai genitori della persona uccisa non interessa chiamarlo omicidio, femminicidio, mio nonno in carriola eccetera eccetera, ma interessa una sola cosa: che questo signore qui, che abbia 18, 19, 20, 25, 30, 45 anni, sia mandato in galera e ci resti per tutto il tempo che la giustizia ha deciso e sarà comunque troppo poco”.
Cruciani ha poi sottolineato che non giustifica in alcun modo questi crimini e ha respinto le accuse di chi sostiene il contrario. “Io li chiamo omicidi ma non per questo sono meno gravi”, ha detto, aggiungendo che l’insistenza sulla parola femminicidio nasconde altre questioni. Ha criticato coloro che parlano di femminicidio e violenza di genere, sostenendo che spesso sono gli stessi pronti a perdonare e a far uscire le persone di prigione prima del tempo.
“Invece di pensare a queste stronzate, di etichettare, dietro che cultura c’è? Il patriarcato non c’entra un cazzo, è un’altra roba”, ha detto Cruciani, affermando che si tratta di cultura del possesso e non di femminicidio. Ha espresso il desiderio che i responsabili ricevano pene severe e non si perda tempo con le etichette: “Chiamate l’omicidio e dategli 40 anni, preoccupatevi che non esca di galera, non di dare un’etichetta alle cose”.
Cruciani ha concluso il suo intervento ribadendo che la responsabilità è individuale e che non si può incolpare l’uomo in generale. “Basta cazzate”.