In questi giorni, giustamente, le cronache giudiziarie si stanno occupando del brutale omicidio della diciassettenne Zoe Trinchero, ad opera di giovane reo confesso di 20 anni a cui, una volta accertata la sua piena responsabilità, andrebbe applicata una pena adeguata. Ora il problema è che, dato che abbiamo introdotto il reato di femminicidio, il quale per essere applicato necessita di alcuni requisiti, questo personaggio – descritto da alcuni testimoni come un bullo incapace di gestire la rabbia – rischia l’ergastolo.
Ebbene, dato che il reato di maschicidio – che sarebbe a mio avviso altrettanto demenziale rispetto a quello al femminile – per ora non esiste, alcuni giorni orsono la Corte di Assise di Monza ha condannato la trentaquattrenne Stella Boggio a 21 anni di reclusione per aver ucciso a coltellate il compagno, il trentottenne Marco Magagna. Il crimine, avvenuto il 6 gennaio del 2025 nel comune di Bovisio Masciago, presenta le medesime caratteristiche del citato femminicidio, in quanto si è manifestato all’interno di una relazione familiare e affettiva.
Ciononostante, il pubblico ministero aveva addirittura chiesto una condanna di 14 anni, quindi decisamente più mite rispetto a quella inflitta in primo grado dal Tribunale. Quindi, per quanto gli uomini che uccidono siano storicamente maggiori rispetto alle donne killer, sembra evidente che in questa fattispecie di reato, il femminicidio, ci sia qualcosa che non torna. Non torna perché, come dimostra l’omicidio del povero Magagna, non possiamo accettare che passi il concetto che esistano omicidi di serie A e omicidi di serie B.
Occorre anche aggiungere che, nel caso di quelli oggi rubricati come femminicidi, già prima per essi il codice penale prevedeva molte aggravanti, tra cui la minorata difesa, per cui questa discutibile nuova fattispecie di reato, sempre a mio modestissimo parere, si giustifica con due ragioni che ben poco hanno a che fare con il contrasto ai cosiddetti crimine di genere: la martellante, ossessiva propaganda di un femminismo molto sinistro e il fatto che l’elettorato femminile è leggermente superiore a quello maschile. In altre parole, per quanto discutibile sia tale differenziazione del genere di chi uccide, evidentemente per i nostri legislatori il consenso non olet mai.
Claudio Romiti, 11 febbraio 2026
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