Matteo Bassetti non è mai stato uno che le manda a dire. E nell’intervista rilasciata al podcast “Sette Vite” il direttore della Clinica Universitaria di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova si mostra in una veste inedita. Lontano dai riflettori televisivi che lo hanno reso celebre durante la pandemia, Bassetti apre squarci sulla sua vita privata, sulle ferite ancora aperte e su un rapporto con la popolarità che ha pagato a caro prezzo.
Il punto di partenza è proprio la notorietà, quella che lo ha travolto nei due anni del Covid. “Non so se sia un bene o se sia un male, qualcuno dice che sono troppo esposto”, ammette. Ma Bassetti non è tipo da nascondersi: “Se diventi popolare è perché lo hai voluto, non perché ti è arrivato per sbaglio”. La popolarità, però, ha un rovescio amaro. “Ci sono stati momenti difficili, qualcuno mi tirava i pomodori o mi seguiva per strada”. Poi il racconto si fa più oscuro. Una mattina, nella buca delle lettere di casa, trova una missiva anonima. “C’era scritto che avrebbero ucciso i miei figli, Dante e Francesco, e che non si sarebbero fermati finché non avrebbero ucciso tutta la mia famiglia. Scrivevano: sappiamo dove andate a scuola, sappiamo dove vivete”. Da quel momento, la scorta. “Il Prefetto mi chiamò poche ore dopo: da qui in poi devi andare in giro con le spalle guardate. Per più di un anno”. Un anno e mezzo di vigilanza, rafforzata anche davanti alla scuola dei ragazzi e all’albergo dove lavora la moglie Chiara. “Non mi sono mai abituato, soprattutto per quello che volevano fare ai miei figli”. I responsabili? Mai trovati. “Abbiamo a che fare con dei codardi, lanciano il sasso e ritirano la mano. Leoni da tastiera”. Ma Bassetti non ha fatto sconti: “Li ho denunciati tutti. Quasi tutte le querele sono andate a buon fine. C’è gente che ha perso il lavoro, come una guardia giurata che mi stalkerizzava e che ha perso il porto d’armi”.
Il momento più toccante dell’intervista arriva quando Bassetti ricorda la malattia della madre, colpita da un tumore al pancreas durante la seconda ondata di Covid. “È stata ricoverata quando nessuno poteva andare a trovarla. Io ero l’unico che poteva entrare. Non poteva andare mia sorella, non poteva nessuno”. Un’esperienza che lo ha segnato nel profondo e che lo ha portato a scrivere il libro “Essere medico”. “Mi ha fatto capire quanto il rapporto umano con il paziente sia fondamentale. Non bisogna curare solo la malattia, ma la persona, la sua psiche, il rapporto, la confidenza, la comunicazione”.
A sorpresa, nell’intervista arriva anche una confessione che farà discutere. Bassetti, da molti identificato come uomo di destra, rivela per chi ha votato la prima volta. “Elezioni europee del 1989: Giorgio Almirante. Non me ne vergogno” afferma logicamente intendendo di aver votato Il Msi di Almirante. Poi il racconto della sua evoluzione politica: “Ho fondato un club di Forza Italia nel 1994. Il mio idolo politico rimane Silvio Berlusconi, per me è stato un faro”. E sul futuro non si nasconde: “Ho avuto tanto da questo paese, qualcosa bisogna restituirlo. Penso di poter dare un contributo nell’ambito della salute e dell’università”. La domanda è se la politica lo ascolterebbe: “Il problema è che la politica spesso ha paura dei tecnici troppo bravi”.
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