
Qui al bar pensiamo che la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina sia stata una lezione di stile ai francesi, che avevano dissacrato l’Ultima cena e ammorbato il pianeta con una carnevalata Lgbtq+. Ma – non per colpa dell’organizzazione italiana, va detto – anche in questa edizione dei Giochi invernali non mancano gaffe e pasticci. Tipo il taglio dei genitali dall’Uomo Vitruviano, forse dovuto a un’applicazione troppo zelante del regolamento olimpico, che vieta di esporre contenuti sessualmente espliciti.
La sinistra italiana, impegnata in una crociata contro Paolo Petrecca di Rai sport, ha accusato la solita TeleMeloni di comportarsi come gli ayatollah; peccato che la responsabilità della manipolazione sia solo di Olympic Broadcasting Services, l’organismo ufficiale del Cio, i cui contenuti vanno riprodotti tali e quali dalle varie emittenti nazionali.
Non si è capita bene nemmeno la decisione sul pilota di skeleton ucraino, Vladyslav Heraskevych, che prima è stato squalificato perché voleva gareggiare indossando un casco con le foto degli atleti connazionali uccisi dai russi, scelta contraria alle regole che vietano messaggi politici; e poi è stato riammesso alle Olimpiadi, ma praticamente solo come spettatore. Dove sta la logica? Se bisogna applicare le regole in modo pedissequo, lo si faccia; altrimenti, se ci si sente in imbarazzo nei confronti di Kiev, perché rimangiarsi il verdetto ma solamente a metà? E d’altronde, se non deve fare politica, come mai il Cio esclude la Russia? Ovvero, ammette atleti russi purché competano senza la bandiera nazionale, a titolo individuale? Uno sportivo o un direttore d’orchestra non sono Putin. Anche lì, come con l’Uomo Vitruviano, sarà tutta questione di coprire le vergogne…
Il Barista, 13 febbraio 2026
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