
Qui al bar cominciamo a domandarci se questa corsa agli armamenti sia davvero necessaria per prevenire e per prepararci a un’invasione russa, o se piuttosto la fantomatica invasione russa non sia la scusa per riarmarsi. E alimentare un business. Ma soprattutto, una nuova competizione tra Stati europei.
Insomma – ci pensavo stamattina mentre preparavo i primi cappuccini – può essere che questa difesa comune, che questo spauracchio in arrivo da Est, anziché renderci più uniti, paradossalmente ci dividano? Emmanuel Macron ha annunciato 6 miliardi di investimenti nel settore militare e sta avviando grandi manovre con il Regno Unito per condividere l’arsenale nucleare; intanto, la Germania si muove autonomamente, stanzia quasi 1.000 miliardi e 25 già li vuole impiegare per compare 2.500 semoventi e 1.000 carri Leopard 2. In poco tempo, quello di Berlino, vista anche la capacità di spesa cha ha il Paese, diventerà l’esercito più potente del continente.
I francesi possono forse stare a guardare? E allora rispondono con quello che hanno. L’Italia magari è destinata a rimanere indietro per quanto riguarda le dimensioni del suo esercito, ma la qualità della sua tecnologia farà ancora invidia a tutti. E alla faccia della difesa comune, ognuno cercherà di primeggiare a modo suo, di bilanciare l’accresciuta potenza degli altri. Di conquistare la medaglia d’oro del riarmo. Alleati, ma pure concorrenti. Speriamo che il conto non lo paghino i cittadini. Altrimenti rischia di svuotarmisi il bar.
Il Barista, 14 luglio 2025
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