Medici “premiati per prescrivere meno”? No, ecco una lettura più completa del “Modello Modena”

Riceviamo e pubblichiamo la replica all'articolo di Elena Ugolini

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medici in corsia

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di precisazione in merito all’articolo di Elena Ugolini “Sanità al risparmio: a Modena i medici premiati se prescrivono meno” pubblicato il 30 marzo 2026

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Che una parte dei consiglieri che siedono in Assemblea legislativa non gradissero il progetto modenese non è notizia inattesa. Ma una cosa è la dialettica politica, altra cosa sono i dati. Che raccontano una storia ben diversa da quella proposta nell’articolo a firma di Elena Ugolini ospitato sul sito di informazione Nicolaporro.it.

In primo luogo, la narrazione che riduce l’appropriatezza a un semplice “taglio dei volumi” omette totalmente la logica – e i risultati – del progetto modenese, il cui obiettivo è misurare, e migliorare la qualità delle prescrizioni, non la quantità. Ed è esattamente ciò che è accaduto:

  • Si sono ridotte le prescrizioni prive di un vero quesito clinico, cioè troppo generico ed aspecifico nel campo della motivazione alla visita.
  • È migliorata la coerenza con le linee guida regionali e si è ridotta la variabilità ingiustificata tra un medico e l’altro. Vale a dire: ci sono dei criteri precisi per prescrivere ciascuna visita o esame, ed è aumentata la percentuale di richieste che li rispettano.
  • È aumentata la percentuale di prestazioni appropriate effettivamente prenotate, segno di un uso più efficiente delle agende e quindi più accesso reale per i cittadini. Se diminuiscono le richieste non necessarie, è più facile accedere alla prestazione per chi di quella visita ha davvero bisogno

Non sono esattamente dati negativi e di certo non è il profilo di una “sanità al risparmio”. Se davvero l’obiettivo fosse “ridurre”, perché mai l’AUSL avrebbe investito in tecnologia diagnostica e formazione ai medici? Una strategia decisamente costosa per un progetto che avrebbe come fine primario quello di risparmiare.

Infatti, c’è una questione di fondo – probabilmente la più importante dell’accordo – ignorata nell’articolo: i dispositivi diagnostici di primo livello consegnati ai medici di medicina generale (MMG). Consapevoli che l’appropriatezza riguarda l’intero percorso di cura, dalla prima valutazione clinica fino all’intervento dello specialista, abbiamo verificato se – e dove – si risolve il problema del cittadino, per farlo nella maniera più tempestiva e vicina. Per questo si è lavorato per migliorare gli strumenti a disposizione del MMG per risolvere sin da subito alcuni bisogni di salute – cioè senza dove inviare il paziente a uno specialista – attraverso ecografi, ECG, videodermatoscopi. La medicina in 10 anni si è rivoluzionata, non esiste più solo il fonendoscopio da tenere appeso al collo: oggi ci sono strumenti che permettono al medico di famiglia di essere più preciso, approfondire, migliorare le sue valutazioni, così da evitare invii specialistici non necessari e anzi mandare dallo specialista solo i pazienti che ne hanno veramente bisogno, e con un quesito clinico chiaro, realmente indagabile. È un investimento sulla prima linea di cura. I risultati: meno variabilità, più equità, tempi di attesa in calo.

Ecco alcuni dati (tutti ufficiali), su prestazioni considerate critiche e di cui è stata misurata – in primo luogo – l’aderenza ai criteri regionali di prescrizione, “l’appropriatezza”. È aumentata: cioè in più casi rispetto al periodo pre-accordo il medico ha prescritto la visita giusta al paziente che ne aveva davvero bisogno. Di conseguenza è diminuito per gli specialisti il “carico” di visite senza un vero e proprio quesito da indagare. In questo modo loro possono dedicarsi ai pazienti che realmente hanno bisogno di un approfondimento di secondo o terzo livello, e questi pazienti trovano spazio nelle agende.

  • Dermatologia: Appropriatezza dal 51% al 70% / Prime visite prenotate dal 58% al 65% / Tempo di attesa in priorità D: da 58 a 28 giorni
  • Oculistica: Appropriatezza dal 51% al 74% / Prime visite prenotate dal 49% al 54% / Attesa in priorità D: da 52 a 26 giorni
  • Colonscopie: Appropriatezza dal 67% al 77% / Prime visite prenotate dal 62% al 68% / Attesa in priorità D: da 59 a 29 giorni

Se c’è stato un miglioramento significativo della coerenza prescrittiva e della qualità del quesito clinico, è perché – come in tutti i sistemi complessi – anche i migliori professionisti traggono beneficio da strumenti e formazione condivisi, confronti strutturati, analisi dei dati, supporto diagnostico, criteri regionali applicati con coerenza. Il modello è frutto di un lavoro condiviso, non calato dall’alto, e l’investimento in tecnologia e formazione è reale e significativo.

Ci sono ancora dei problemi e non lo si è mai nascosto: le prestazioni oggetto dell’accordo sono “solo” 12, dice bene Ugolini, si sta già lavorando su altre. Siamo consapevoli delle criticità, che portano a una continua revisione del sistema: nessuna lista è chiusa, esse vengono costantemente monitorate e integrate lì dove mancano prestazioni. Modena storicamente è una delle province con la più alta offerta di prestazioni – in valore assoluto – in tutta la regione. Alcuni singoli casi riportati, peraltro riferiti a prestazioni al momento non oggetto di analisi, come ogni segnalazione individuale vanno presi sul serio, ma non possono essere generalizzati. La ricerca clinica e scientifica si fonda dati, non sull’aneddotica: chi ha studiato statistica medica sa che il campione dev’essere statisticamente significativo per essere utilizzato come paradigma della realtà.

Dire che il sistema “funziona peggio” quando le attese per i cittadini si dimezzano e iniziano a rientrare nei parametri di legge richiede un’interpretazione piuttosto creativa dei numeri. Basta leggere le più recenti ricerche – tra esse il rapporto Oasi 2025 Cergas-Bocconi – per avere conferma che agire solo sull’aumento indiscriminato dell’offerta non porta risultati e che in un periodo in cui le risorse per la sanità non sono sufficienti occorre decidere dove orientarle. Diverse narrazioni consolatorie offuscano oggi il tema cruciale per la sanità pubblica: la necessità che il SSN scelga le proprie priorità di intervento per massimizzare il beneficio collettivo, in una situazione in cui, a fronte di bisogni infiniti di salute dei nostri cittadini, le risorse sono limitate. In Ausl di Modena si è scelto di lavorare insieme ai medici – MMG e specialisti – per dare ai cittadini un sistema in grado di assisterli nel luogo più giusto.

Parlare di modello, infine, è semplicemente riconoscere un percorso che altri territori stanno già valutando di replicare, richiedendo la copia dell’accordo. L’opposizione fa il suo mestiere, e va bene così. Ma quando si approccia la sanità pubblica, la valutazione dovrebbe poggiare su evidenze, non su suggestioni. E le evidenze oggi dicono che l’appropriatezza non è una strategia di tagli: i medici di famiglia sono più forti e più attrezzati tecnologicamente, non più deboli; gli specialisti ricevono pazienti con quesiti più chiari; le liste di attesa si stanno accorciando. Chi vuole raccontare un’altra storia è libero di farlo. Ma i numeri non mentono.

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