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Hotel a Cinque Stelle

Meglio il Conte extralusso del finto povero grillino

L’ex premier a Cortina D’Ampezzo al Grand Hotel Savoia. Meglio così, che quando promette bonus

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Non ci sono dubbi: molto meglio il Giuseppe Conte che si abbronza al sole delle Dolomiti di quello pauperista in piazza con disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza. Nel consueto nulla della politica di Capodanno, spuntano due fotografie a ravvivare un briciolo di polemiche. Le scodella Dagospia sul suo sito: si vede Giuseppi in vacanza con la compagna Olivia Paladino, ovviamente a Cortina d’Ampezzo, non in camper o ospiti di amici ma accomodati nel lussuoso Grand Hotel Savoia. Una magione a cinque stelle di tutto rispetto.

Gli scatti hanno ovviamente fatto il giro della Rete. Italia Viva, per voce di Benedetta Frucci, ci ha pure montato su un caso sottolineando la doppia faccia di Conte, che dal lunedì al venerdì se ne sta “nelle piazze di Palermo a fare il Masaniello de noantri” e poi nel weekend si riposa tra le trapunte soffici di un cinque stelle. Il punto ovviamente non è dove passa le vacanze Conte, anzi: chi i soldi li ha fa bene a spenderli. La miglior vendetta è sempre vivere bene. Però un tantino di incoerenza è quasi impossibile non notarla.

Ricordate il Giuseppe Conte, sconosciuto ai più, che si presentò la prima volta in Parlamento per giurare da premier? Portava nel taschino della giacca una perfetta pochette a quattro punte, cui tante attenzioni dedicarono i cronisti parlamentari all’epoca. Tutto dimenticato. Oggi quel fazzoletto bianco piegato tipo origami lo ha appeso al chiodo, preferisce indossare la camicia aperta, le maniche di camicia arrotolate sul braccio, addio giacca, mai più cravatta (se non in Parlamento). In fondo di trasformismi Conte è uno dei massimi esperti: da premier di un governo populista (“il populismo è in Costituzione”, disse), si è rifatto una vita alla guida di un esecutivo di sinistra; dopo aver dispensato Dpcm, ora si dice critico sull’obbligo di vaccino agli over 50; da antagonista all’invio delle armi in Ucraina, si è intestato le avanzate di Kiev in Donbass. Tutto e il contrario di tutto, da sempre. Per questo il passaggio da “avvocato del popolo” a capopopolo non deve essere stato un trauma. A parte, forse, non potersi più vestire firmato.

Ogni sceneggiata serve ad uno scopo: quello di mangiarsi la sinistra. Mentre il Pd ragiona su chi eleggere come commissario liquidatore, Giuseppi scalda le piazze del Sud. È entrato talmente nella parte da definire Meloni e Giorgetti la “nuova Troika”. Accusa il premier di aver tolto il reddito ai poveretti mentre “da anni guadagna 500 euro al giorno” (come lui, d’altronde). Promette di difendere il reddito di cittadinanza, promette bonus a pioggia, promette sostegni dallo Stato ovunque. Tutto “gratis”, ovviamente. Gratis il reddito minimo a chi non lavora. Gratis il riscatto della laurea. Gratis le agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Gratis e per tutti l’uso di internet. Senza dimenticare assunzioni per la scuola, rinnovabili e dissesto idrogeologico.

Il problema è che quel “gratis” in realtà significa “a spese del contribuente italiano”. Come insegnava Antonio Martino, non esiste regalia di Stato che non sia preceduta dal prelievo (“un furto”) dalle tasche di chi produce. Per questo è molto meglio il Conte extralusso di quello che fuori dalla Scala di Milano fa il finto povero difensore dei poveri. Almeno al Grand Hotel a cinque stelle ci va coi soldi suoi.

Giuseppe De Lorenzo, 2 gennaio 2023