Sul tema dei dazi, che rappresentano un colossale autogol per Donald Trump – anche se i relativi effetti si faranno sentire in America tra qualche tempo -, la sinistra italiana ha perso l’ennesima occasione per dire qualcosa di sensato o, in subordine, non dire nulla. Profittando in modo del tutto strumentale della vicenda, che si è apparentemente conclusa con un accordo non molto soddisfacente per l’Europa, Elly Schlein ha sparato a palle incatenate contro Giorgia Meloni: “Altro che ponte con gli Usa – ha dichiarato la segretaria del Pd , questa amicizia a senso unico di Meloni con Trump avrà un costo altissimo per le imprese e i lavoratori italiani.” Più o meno dello stesso tenore le dichiarazioni a caldo degli altri leader del cosiddetto campo largo.
Leader dell’opposizione che, vorrei sottolineare, mentre ad accordo raggiunto gettano la croce sulla premier italiana, la quale si trovava in Etiopia quando lo stesso veniva sottoscritto dalle parti, in precedenza si erano stracciati le vesti a giorni alterni, come scrive Alessio Buzzelli su Il Tempo, appena qualcuno osava pronunciare la possibilità di accordi bilaterali con lo zio Sam.
Per loro l’Europa doveva marciare compatta, altrimenti l’Italia da sola non avrebbe potute competere con il gigante americano.
Ma dato che qualsiasi cosa di negativo accada, compreso quando piove, il governo di destra è sempre “ladro” per questa gente.
Ora, nella fattispecie, in molti saremmo curiosi di conoscere la strategia che i nostri eroi dell’opposizione avrebbero adottato per convincere il Tycoon ad ammorbidire le sue richieste. Forse pensavano di utilizzare il bazooka dei controdazi, o altre perle autodistruttive? A tale proposito, l’Unione europea, la cui bandiera viene spesso sventolata a sproposito dai geni dell’opposizione – come in questo caso – in molti aspetti risulta piuttosto disunita e, non meno importante, essa rappresenta un grande aggregato economico di trasformazione in cui non abbondano certamente le materie prime. Ciò, come abbiamo già sperimentato con la crisi energetica scaturita dalla guerra in Ucraina, ci rende particolarmente vulnerabili sul piano delle esportazioni. Quindi, oltre ad essere dipendenti dal gas e dal petrolio, lo siamo anche dal lato del commercio internazionale.
Pertanto, la prospettiva di una guerra commerciale con gli Stati Uniti sarebbe ben più dannosa di queste controverse tariffe al 15% – i cui dettagli sono tutti da definire – ottenute dalla von der Leyen.
In realtà, con l’eccezione di un Calenda ragionevole a corrente alternata, il campo largo di Schlein e Conte, con le ruote di scorta di Avs e +Europa, da quando si è ufficiosamente costituito non ha mai espresso un argomento spendibile sul piano di una credibile alternativa di governo: sempre e solo chiacchiere e distintivo. E questo, come mi sforzo di ripetere da tempo, non è una buona notizia per la nostra democrazia.
Claudio Romiti, 30 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


