Nell’agosto 2025, la guerra tra Ucraina e Russia continua a tenere l’Europa col fiato sospeso. Diversi leader europei, tra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron, sono a Washington insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky per discutere il difficile percorso verso la pace. Le trattative coinvolgono direttamente anche Vladimir Putin, presidente della Russia, dopo lo storico incontro in Alaska. Durante queste intense giornate, si sono susseguiti continui attacchi e riconferme delle principali divergenze tra le posizioni dei Paesi europei sulla gestione della crisi.
Ieri le forze russe hanno colpito ancora le città di Sumy, Kharkiv e Pavlohrad con missili balistici, provocando vittime e il ferimento di civili, tra cui una ragazza di 13 anni e una donna di 21 anni. In parallelo alle violenze, Putin ha presentato a Trump, durante il vertice in Alaska, richieste precise: la cessione del Donbass alla Russia, il riconoscimento della lingua russa come unica ufficiale in Ucraina e la rinuncia dell’Ucraina all’ingresso nella NATO. Su questi punti, però, non si è raggiunto un accordo. Trump ha annunciato che avrebbe discusso nuovamente la questione con Zelensky a Washington davanti ai principali leader europei.
Le parole di Zelensky e la posizione degli alleati
Zelensky, presidente ucraino, alla vigilia del vertice di Washington, si è recato a Bruxelles per incontrare la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Nel suo messaggio, Zelensky ha scritto: “I confini non si cambiano con la forza”. Zelensky ha anche detto sulla piattaforma X: “Vediamo che la Russia respinge numerose richieste di cessate il fuoco e non ha ancora deciso quando porrà fine alle uccisioni. Questo complica la situazione”. Nel frattempo, otto Paesi nordici e baltici hanno espresso la propria solidarietà al leader ucraino, sottolineando la mancanza di fiducia verso Putin.
Macron e Meloni: divergenze sull’intervento europeo
Nel vertice tra i volenterosi di ieri, però, è calato il gelo fra Meloni e Macron. Macron spinge per un “intervento diretto dei Paesi europei a difesa dell’Ucraina, con contingenti militari”. Meloni, però, mantiene una posizione diversa: “La Russia ha un milione e trecentomila soldati: quanti dovremmo mandarne noi per essere all’altezza del compito?” ha detto la premier italiana al collega, secondo i retroscena.
Inoltre è convinzione di Meloni che Macron con le sue dichiarazioni possa rischiare di irritare Trump, il che non è mai una buona idea. È vero: la posizione del leader Usa, agli europei, è apparsa troppo vicina a Putin ma lui è il presidente degli Stati Uniti, ovvero la prima potenza mondiale. Schierarsi apertamente contro gli Usa significherebbe essere messi da parte e spingere The Donald a trattare da solo con lo Zar, facendogli chissà quali concessioni territoriali. Non è un caso che ieri, nella dichiarazione resa alla stampa, Meloni abbia sottolineato come alla riunione dei volenterosi “è stata ribadita l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, che dovrà essere coinvolta in ogni decisione”.
L’idea di Meloni, fatta propria – pare – anche da Trump e a cui Putin avrebbe dato un primo benestare, sarebbe quella di garantire all’Ucraina la garanzia militare dell’articolo 5 della Nato senza tuttavia far entrare Kiev formalmente nell’Alleanza. Macron invece vorrebbe un intervento militare diretto dei “volenterosi”, da qui lo scontro con Meloni: “Se uno dei nostri soldati dovesse morire, faremmo finta di niente o dovremmo reagire? – ha detto la premier al collega francese – Perché se reagiamo è ovvio che dovrà farlo la Nato. E allora tanto vale attivare subito la clausola”.
Le garanzie di sicurezza
Dopo il summit in Alaska tra Trump e Putin, Meloni ha dichiarato che “si apre uno spiraglio per la pace in Ucraina”. La Premier italiana ha insistito sull’importanza delle garanzie di sicurezza per Kiev, simili all’articolo 5 della NATO, e Trump ha aperto a questa proposta. In una nota congiunta, i leader europei tra cui Meloni, Macron, Merz, Starmer e von der Leyen, hanno affermato: “Nessun limite dovrebbe essere imposto alle forze armate ucraine quanto alla loro cooperazione con Paesi terzi”. Hanno anche ribadito che “la Russia non può avere un veto contro il cammino dell’Ucraina verso l’Ue e la Nato” e che spetta solo all’Ucraina prendere decisioni sul proprio territorio.
La pressione su Mosca e il futuro della diplomazia europea
Durante gli incontri, l’Europa ha ribadito un messaggio chiaro: “I confini internazionali non possono essere modificati con la forza” e fino a che continueranno le ostilità, verranno mantenute sanzioni e pressione sull’economia di guerra russa. Macron ha evidenziato che la Francia e i suoi partner continueranno a lavorare con Usa e Ucraina per una pace solida, mentre il premier britannico Keir Starmer ha sottolineato: “Il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza Zelensky”. Alle 19.15 il nuovo incontro tra Trump e il leader ucraino, con l’incubo – ancora molto vivido – di quel precedente finito in plateale lite. Proprio per evitarlo, pare che Meloni abbia suggerito a Zelensky e ai colleghi europei di evitare una conferenza stampa nello Studio Ovale ma di replicare il modello istituzionale tenuto da Trump e Putin in Alaska: dichiarazioni a turno dei leader, senza domande dei giornalisti.
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© yuriyseleznev tramite Canva.com


