Esteri

“Meloni non è migliore di Khamenei”. Orsini supera il ridicolo

Quando l’antiamericanismo e l’odio per l’Occidente portano a difendere le teocrazie sanguinarie

orsini meloni khamenei Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Sono tempi duri per i detrattori dell’atlantismo. Gli Usa sono tornati a mostrare i muscoli e questo atteggiamento per tanti sedicenti intellettuali nostrani è impossibile da digerire. Ma se alcuni vanno in giro per trasmissioni e giornali millantando le più strambe scuse tecniche per criticare Trump e il suo operato, altri hanno abbondantemente superato la linea del ridicolo, difendendo tout-court dittatori sanguinari e teocrazie liberticide.

Il celebre prof. Alessandro Orsini appartiene a quest’ultima categoria e ieri, in un suo post scritto su Facebook, ha spiegato come “Giorgia Meloni non sarebbe una persona migliore di Ali Khamenei”. Sì, avete capito bene: la nostra presidente del consiglio paragonata (e non diversa) alla Guida Suprema dell’Iran. Secondo Orsini infatti, se Meloni o Trump subissero la stessa rivolta che ha scosso Khamenei, reagirebbero con bombardamenti e repressioni analoghe. Questo paragone non è solo un’iperbole (e sicuramente conoscendo il personaggio davvero non vuole esserla), ma è un pensiero folle che rivela una deriva pericolosa in certi ambienti intellettuali europei: la difesa implicita di regimi teocratici pur di attaccare leader democratici eletti.

Non serve neanche argomentare contro la scemenza assoluta scritta da Orsini. Sarebbe superfluo ricordare che Giorgia Meloni è stata eletta in un sistema democratico multipartitico, con libere elezioni, libertà di stampa e un’opposizione vivace e che Khamenei, al contrario, guida una teocrazia dove il potere è concentrato in mani religiose, le donne sono oppresse da codici medievali, e le proteste (come quelle scatenate dalla morte di Mahsa Amini nel 2022) vengono soffocate nel sangue delle lapidazioni e nelle impiccagioni sulle gru. Equiparare i due significa ignorare qualsiasi evidenza politica, storica e sociale. E questo il prof. Orsini lo sa, perché non è uno stupido. Eppure furbescamente, sapendo di rivolgersi a una platea di complottisti antigovernativi (che peraltro, per la maggior parte, in questo caso gli hanno scritto nei commenti di aver scritto una baggianata), suggerisce che Meloni, se minacciata, potrebbe diventare una Khamenei. Come se in una democrazia i leader avessero il lusso di una repressione illimitata… Ma per favore!

La narrazione tossica di Orsini non è affatto isolata. In Europa, una frangia di opinionisti e accademici, sempre con la casacca rossa e rigorosamente anti-occidentali, sembra disposta a tutto pur di delegittimare il “sistema” (quello che fa crogiolare anche loro nella bambagia). Questa gente difende teocrazie come l’Iran o regimi autoritari come quello di Maduro in Venezuela, non per amore di quei popoli, ma per odio verso la democrazia liberale e l’Occidente di oggi, incompatibile con le castronerie del socialismo e del collettivismo. E quindi si arriva a leggere delle oscenità quali “Sì, Khamenei reprime, ma pensate a cosa farebbe Meloni!”. Questo non solo banalizza le vittime delle tirannie del mondo, ma avvelena scientemente i pozzi della democrazia liberale, e soprattutto legittima la violenza: qualche squinternato potrebbe credersi un rivoluzionario nel mettere a ferro e fuoco città in nome della destituzione di una potenziale Khamenei Italiana, chiaro?

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E così, mentre Iran le donne rischiano la vita per opporsi al velo integrale, in Italia manifestanti contro il governo marciano liberamente a Roma, assaltano strade, incendiano auto nel silenzio dell’opposizione. Eppure c’è qualcuno che sente l’urgente bisogno di coprirsi di ridicolo e di affermare che Khamenei alla fine non è tanto male.

In conclusione, c’è da stare attenti. Tanti, troppi sedicenti intellettuali cercano di instillare un pensiero pericolosissimo per le democrazie. L’Occidente è il migliore dei mondi possibili, chi non condivide questa scelta può evitare di fare il pr dei regimi e trasferirsi direttamente lì. Non ci mancherà.

Alessandro Bonelli, 13 gennaio 2026

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