Non prendetevela con Trump se disprezza l’Europa. America e Cina si sfidano su tutto, il riarmo non è una opzione ma una necessità (e chi lo contesta fa il gioco di dittatori e invasori) per la semplicissima ragione che oggi più che nel secolo scorso tutto è a rischio e tutto è da difendere.
Le strutture complesse della logistica, della distribuzione, della comunicazione, i data, le nervature telematiche e informatiche, difesa, ovvero “riarmo”, è concetto da intendere nella sua perennità, la tecnologia supera costantemente se stessa, l’obsolescenza è contemporanea dell’innovazione, l’Intelligenza Artificiale di oggi, domani è già antiquata e la IA può salvare come fare danni incalcolabili più di dieci, cento bombardamenti.
America e Cina lo sanno, la Russia (che nessun neutralista e antiriarmista critica mai anche se riserva alla sua difesa aggressiva un multiplo delle riserve europee) lo sa, l’Europa non lo sa. Non se ne cura. L’Europa è la fabbrica di regolamenti del pianeta, un organismo maligno che fa della burocrazia la sua metastasi, un’erba cattiva che copre tutto, un’erba tossica, di censura tossica, di malizia demente.
L’ultima sapete qual è? Inibire le riprese delle atlete nelle competizioni sportive, cioè “desessualizzarle”, vecchio pallino del woke deviato, maniaco e maniacale. Qualcuno, là dentro, si è messo in testa che i telespettatori si eccitano a guardare le sportive come dal buco della serratura, che è proprio da malati, e così ha deciso di emanare “nuove linee guida per una copertura mediatica rispettosa”.
Ecco la UE in purezza. Una entità malsana che, in ritardo su tutto, distratta su tutto, tranne le tangenti, convinta che sarà sempre l’esecrata America a garantirle il kindergarden permanente (i contribuenti americani finanziano la nostra pace e in cambio ricevono disprezzo, accuse, odio in quantità industriale), si incanaglisce a spiare le fessure delle saltatrici o corridore. Manco il Vaticano degli anni ‘60 con le Kessler.
Manco i regimi più dispostici come la Corea del Nord o l’Iran che piace tanto alle flotillere. Dice un direttore di EBU Sport, che sarebbe l’utilissimo organismo televisivo europeo, il dipartimento della diffusione a Bruxelles: ci impegniamo a valorizzare lo sport femminile su un piano di parità. Cioè a defemminilizzare le femmine allo stesso modo in cui si procede a svirilizzare i maschi. Tutti uguali. Senza sesso. Senza appeal. Indistinguibili.
Che c’è di male nel notare una bella atleta e nel decidere che è bella, attraente, sexy, solo il dio dei balordi europei lo sa. Però, badate bene, qui non è per niente ma proprio per niente questione di rispetto o, Dio li perdoni, di “elevare lo standard delle riprese televisive”: è tutto il contrario, si tratta di rendere ogni competizione un frigorifero, una noia di ghiaccio, il grigiore sovietico o talebano fuori dal tempo ma in un’epoca di sessualizzazione esasperata.
Ma, come sempre, tutto dipende dalla prospettiva ovvero da chi fa cosa. Se Elodie, in fama, chissà poi perché, di compagna lesbopal, sguazza in una tinozza strusciandosi contro un palo, o una bandiera palestinese tra le gambe, davanti a cinquantamila persone, nessuno ci trova niente di sbagliato e men che meno l’Unione televisiva Europea; se una s’impenna con l’asta a sei metri, bisogna oscurare la ripresa dell’inguine che svolazza. Eh certo, sai le pippe a vedere quelle del beach volley in posizione di ricezione.
Ha un senso, questa aberrazione? Ce l’ha ma bisogna cercarlo, trovarlo lontano dalle formule gesuitiche o farisaiche dei mammasantissima europei. Ciò a cui si punta effettivamente è desessualizzare tutti partendo dallo sport; e bisogna abolire le differenze genetiche perché Imane Khelif, cacciata dalla porta della genetica, possa rientrare dalla finestra del conformismo onirico. Si usano i mutandoni per smutandare, per castrare.
Si vuol dipingere gli atleti e le atlete come dei bambolotti, Barbie e Ken, che sotto non hanno niente, solo plastica liscia. Ma gli sportivi, uomini, donne, non sono bambole così come maschi non sono femmine. Non tutti possono partorire, avere le mestruazioni, andare in menopausa. I maschi non possono proprio. Possono provarci fin che vogliono: non possono. E le signorine possono segarsi via le tette, attaccarsi protesi di carne dove vogliono: niente da fare.
Ma, come diceva Hegel (subito adottato dai comunisti): se i fatti non si adeguano alla teoria, tanto peggio per i fatti. Quindi bisogna rieducare i bambini, abituarli a una improbabile promiscuità, alla distorsione nell’autopercezione, già dall’età di tre anni: anche questi sono programmi europei, e sono spaventosi, sono demoniaci.
“Salvaguardare la professionalità e la dignità delle donne nello sport”? È tutto il contrario, se a una donna, una atleta, togli la sua personalità, la amputi della dignità. Se la defemminilizzi anche solo mediaticamente, le manchi di ogni rispetto, le togli identità, perfino individualità.
È una trovata per mortificarle, le donne, è lo stesso delirio fanatico dell’islamico che le donne, stimate meno delle bestie da lavoro o da alimento, le vuole coperte di tappeti e le ammazza se si sciolgono i capelli perché, essendo figlie del demonio, finiscono per confondere l’uomo, il musulmano. Un delirio bigotto quello dell’Europa televisiva? Sì, ma un delirio calcolato, finalizzato. Non la malizia nell’occhio di chi vede, ma in quello di chi viene accecato.
E a noi europei va benissimo farci sfondare gli occhi. Non prendetevela con Trump se ci disprezza. Prendetevela con voi stessi, con noi stessi se preferite. Gli americani, nel loro compatimento, ci vanno perfino teneri.
Max del Papa, 17 luglio 2026
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