
Bighellonando su X mi sono imbattuto in un breve video che ha attirato la mia attenzione perché, in pochi secondi, ha evidenziato un problema enorme che, per ipocrisia, bigottismo e osservanza del “politicamente corretto”, si vuole obliterare completamente, ma che è estremamente grave e delicato.
Il video riguarda una cittadina del Regno Unito, precisamente Crowborough (East Sussex), dove il governo ha deciso di ospitare centinaia di richiedenti asilo maschi adulti (fino a circa 600) in un ex campo militare (Crowborough Army Camp / training camp). La clip mostra un incontro pubblico (town hall meeting o public meeting con rappresentanti del consiglio locale, Wealden District Council, e Home Office), tenutosi intorno a fine gennaio 2026.
Nel corso della forbita disamina di un rappresentante governativo, un residente, dall’apparenza umile e dimessa, si alza e con voce garbata pone la domanda del secolo, che spazza via ogni argomentazione «dotta» esposta fino a quel punto: «How do you plan to meet the sexual needs of 600 men?» (Come pensate di soddisfare le esigenze sessuali di 600 uomini?).
Il rappresentante del Home Office trasalisce e si limita a balbettare: «I don’t» o qualcosa di simile («Non lo farò» / «I won’t»). Eh sì, c’è voluta la semplice saggezza popolare per far franare tutta l’ipocrisia che si cela dietro le politiche di accoglienza. Si stava parlando, infatti, non di individui gender fluid o degli eunuchi occidentali, ma di giovani maschi che fisiologicamente presentano un livello molto alto di testosterone da tenere sotto controllo con un’adeguata attività sessuale, pena il rischio di depressione o scoppi di aggressività, le cui conseguenze ricadono inevitabilmente sulla comunità che li accoglie.
E quali soluzioni sono state proposte? Ovviamente… nessuna. Ho fatto una breve ricerca e ho scoperto che nessun paese occidentale, né istituzioni né privati cittadini (UNHCR, UNICEF, WHO, governi europei, campi profughi, centri di accoglienza per richiedenti asilo, politiche di migrazione in Europa, UK, Australia, ecc.) hanno avanzato delle proposte minimamente serie per risolvere questo «piccolo» problema.
Quelle che ho trovato oscillano tra il ridicolo e il tragicomico:
- Soppressione ormonale temporanea: ufficiosamente qualcuno ha proposto un sistema volontario di trattamento con agonisti/antagonisti GnRH (farmaci che riducono la produzione di testosterone, portandola a livelli «da castrazione» con diminuzione della libido e della funzione sessuale, reversibili al termine).
- Iniziative di «benvenuto» comunitario: una consigliera del Green Party (Anne Cross) ha annunciato di aver coinvolto i suoi nipoti nella creazione di cartoline di San Valentino per i migranti, come gesto di «umanità e dignità».
- Restrizioni e confinamento: molti post e articoli suggeriscono implicitamente di mantenere i migranti in strutture isolate (come il campo militare) per limitare le interazioni con la comunità, riducendo i rischi di «scoppi di aggressività». Organizzazioni come Freedom from Torture hanno criticato le condizioni di isolamento perché dannose per la salute mentale, e potenzialmente in grado di esacerbare problemi come la depressione.
- Attività fisiche intense e routine strutturata: sport organizzati, lavoro manuale o volontariato in campi/centri per sfogare energia/testosterone (es. programmi in Svezia e Germania per giovani maschi rifugiati).
- Gruppi maschili di supporto: sessioni peer-led in cui si parla apertamente di frustrazione, mascolinità e strategie di coping (senza tabù), per normalizzare e canalizzare le pulsioni (UNICEF/UNFPA in vari campi).
- Miglioramento delle condizioni di vita: alloggi meno isolati, accesso a spazi sociali misti per favorire interazioni naturali e relazioni consenzienti (ma processo lento e limitato dalle regole di accoglienza).
In sintesi: non esiste una «risoluzione ufficiale» concreta perché il tema è considerato politicamente scorretto, troppo sensibile, rischioso dal punto di vista etico/legale e potenzialmente discriminatorio (favorirebbe l’accesso sessuale ai soli maschi immigrati). O forse, più semplicemente, non c’è soluzione.
Ma il problema esiste, ed è grosso come una montagna! L’umile cittadino di Crowborough sta ancora aspettando la risposta. Forse anche noi dovremmo porci qualche domanda.
Carlo MacKay, 18 febbraio 2026
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