“Mi sento perseguitato, non ho più una vita”. Sempio rompe il silenzio su Garlasco

L'indagato per l'omicidio di Chiara Poggi in tv da Bruno Vespa: "Ecco cosa significava quel pizzino"

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Andrea Sempio

Andrea Sempio, oggi 37 anni, ha parlato apertamente della sua difficile situazione in un’intervista televisiva durante il programma “Cinque Minuti” su Rai1. Indagato per la terza volta nell’ambito del caso Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, ha dichiarato: “Un po’ sì, mi sento perseguitato, non posso negarlo”. Sempio, amico del fratello della vittima, era appena diciannovenne all’epoca del delitto e si dice ancora una volta estraneo ai fatti.

“Non ho più una vita”

Durante l’intervista, Sempio ha raccontato come le accuse e l’attenzione mediatica abbiano influenzato profondamente la sua quotidianità. “Io al momento non ho una vita, sono tornato a vivere nella cameretta in cui stavo una volta. A quasi 40 anni, sono chiuso lì, non posso fare niente: è come essere ai domiciliari”, ha spiegato. Questo sentimento di isolamento si accompagna alla difficoltà di vedere una fine alla vicenda giudiziaria che lo coinvolge.

Sempio ribadisce la colpevolezza di Alberto Stasi

Rispondendo alla domanda su chi ritenga colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, Sempio ha ribadito quanto sostenuto in sede processuale: “Ormai è stato acclarato, in anni di processi e nelle sentenze, che il colpevole è Alberto Stasi, e non ho motivo di pensare il contrario”. Alberto Stasi, l’ex fidanzato della vittima, è stato condannato in via definitiva per l’omicidio nel 2015.

Il controverso “pizzino” e le accuse di corruzione

Uno degli elementi centrali di questa nuova inchiesta riguarda un appunto trovato durante la perquisizione nella casa della famiglia Sempio. Si tratta di un foglietto su cui era scritto: “Venditti gip archivia x 20,30 euro”. Andrea Sempio ha spiegato che si trattava semplicemente di una nota che suo padre aveva preso per ricordare il costo del ritiro delle carte relative all’archiviazione del caso nel 2017. Secondo le indagini, questa cifra potrebbe invece indicare un presunto pagamento illecito al procuratore Mario Venditti, accusato di corruzione in atti giudiziari.

Costi legali e accuse infondate

Sempre in merito alle spese legali, Sempio ha sottolineato che in casa sono stati trovati appunti che riportavano le spese effettive sostenute dalla famiglia, circa 50 mila euro, per pagare gli avvocati e i consulenti. “Tutti i soldi sono indicati sotto il nome di Lovati, ma è un modo generico per identificare gli avvocati”, ha chiarito. Sempio ha puntato il dito contro i media, accusandoli di non aver dato il giusto rilievo a questa documentazione, soffermandosi invece sul cosiddetto “pizzino”.

Le nuove accuse e il peso del passato

Andrea Sempio ha respinto le accuse di essere stato trattato con favoritismi durante i vari interrogatori, affermando di non aver ricevuto domande in anticipo né vantaggi particolari. “Quando sono stato sentito, ho avuto l’impressione che loro comprendessero quello che stavo dicendo e non mi stessero inquisendo in modo particolare”, ha detto. Tuttavia, ha ammesso che il continuo ritorno delle accuse ha avuto un impatto devastante sulla sua vita.

Una storia giudiziaria senza fine

Il caso Garlasco continua a essere al centro dell’attenzione, con nuovi capitoli che si aggiungono a una vicenda già lunga e complessa. La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta parallela per corruzione, mentre Sempio si trova nuovamente al centro delle indagini. La prossima udienza sull’incidente probatorio potrebbe essere decisiva nel chiarire la sua posizione e quella di altri coinvolti.

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