
Qui al bar ci chiediamo se il Pd si è accorto delle parole che ieri la premier danese, Mette Frederiksen, che appartiene ai socialdemocratici scandinavi e non certo all’ultradestra, ha pronunciato alla plenaria del parlamento Ue: “Dobbiamo rafforzare le frontiere esterne, ridurre l’affluenza dei migranti in Europa e contribuire a stabilizzare i Paesi vicini all’Ue rendendo il processo dei rimpatri più semplice e più efficiente”.
E ancora: “Ciò che è stato mainstream tra le nostre popolazioni per molti anni è ora finalmente mainstream anche per molti di noi politici. Forse non nel Parlamento, ma per fortuna, e ne sono davvero felice, nel Consiglio europeo”. Insomma, la leader della sinistra di Copenaghen, che studia il modello Albania e inaugura il suo semestre europeo, ha chiare le priorità.
Non sembra condividere la linea della sua compagna di squadra in Europa, nel gruppo S&D: Elly Schlein aveva comprato a scatola chiusa il referendum della Cgil sulla cittadinanza facile, ricevendo una lezione soprattutto su quel quesito, che ha scaldato poco l’elettorato persino progressista. Che anche a sinistra stiano facendo un bagno di realtà? Che da qualche parte essi tutelino i loro connazionali prima di tutto? Senza giudici “creativi” e senza levate di scudi dalle opposizioni? Serve un po’ d’aria fresca danese per svegliare gli strateghi del Nazareno? O tocca preparare loro un bel caffè lungo e forte?
Il Barista, 9 luglio 2025
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