
Donald Trump provoca. E lo fa vestendo i panni di “Apocalypse Now”. Per rispondere al sindaco di Chicago, uno dei suoi maggiori oppositori in tema di espulsione di immigrati irregolari, il presidente americano ha pubblicato un’immagine sul social Truth con la scritta “adoro l’odore delle espulsioni al mattino”, facendo ovviamente il verso al tenente colonnello Kilgore dice “Adoro l’odore del napalm al mattino… Sa di vittoria… Un giorno questa guerra finirà”. Nell’immagine, si vede The Donald vestito con un cappello da cowboy, divisa dell’esercito e i grattacieli di Chicago avvolti dalle fiamme.
Il motivo è semplice. In queste ore stanno partendo le operazioni di controllo dell’immigrazione irregolare nelle città dell’Illinois. Almeno 300 agenti sarebbero già pronti ad avviare azioni che l’amministrazione della città non condivide. Il sindaco Brandon Johnson nei giorni scorsi ha fatto sapere che la polizia cittadina non parteciperà alle retate, firmando una ordinanza che esorta anche gli agenti federali inviati da Trump ad “astenersi dall’indossare mascherine, a utilizzare bodycam e a identificarsi con il pubblico fornendo nome e numero di distintivo”. “Potremmo assistere a un controllo militarizzato dell’immigrazione. Potremmo anche vedere truppe della Guardia nazionale. Potremmo persino vedere veicoli militari e armati in servizio attivo nelle nostre strade – ha detto – Non lo abbiamo richiesto. La nostra gente non lo ha chiesto, ma ciononostante ci troviamo a dover rispondere a questa situazione”. Numerose le proteste in città, ma Trump non fa passi indietro e anzi. “Chicago sta per scoprire perché si chiama Dipartimento della GUERRA”, ha scritto sui social ricordando l’ordine esecutivo che pochi giorni fa ha cambiato nome al fu dipartimento di Difesa. “Le minacce del Presidente sono disonorevoli per la nostra nazione, ma la realtà è che vuole occupare la nostra città e violare la nostra Costituzione – ha replicato Johnson – Dobbiamo difendere la nostra democrazia da questo autoritarismo proteggendoci a vicenda e proteggendo Chicago da Donald Trump”.
La politica di Trump
Che la lotta all’immigrazione sia uno dei punti principali dell’agenda politica di Donald è cosa nota. Quando il 21 gennaio ha prestato giuramento come 47° presidente degli Stati Uniti, ha annunciato l’intenzione di avviare un’ondata di espulsioni di massa e ha dichiarato uno stato di emergenza nazionale al confine meridionale. Tra i primi ordini esecutivi firmati, spicca il ripristino della politica “Rimani in Messico”, destinata a trattenere i migranti nei paesi limitrofi durante l’elaborazione delle loro richieste di asilo.
Le deportazioni al centro dell’agenda politica
Trump ha definito le deportazioni e la gestione dell’immigrazione un pilastro della sua nuova amministrazione. Durante la convention repubblicana del luglio 2024, il presidente aveva ribadito il suo obiettivo di chiudere i confini e intensificare i rimpatri dei migranti clandestini. Aggiungendo promesse di dazi protezionistici e incentivi al made in USA, Trump ha rafforzato un messaggio politico focalizzato sulla tutela degli interessi americani e sulla sicurezza ai confini.
Licenziamenti e scontri istituzionali
Il 22 febbraio 2025, l’amministrazione Trump ha licenziato il capo ad interim del Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE) per scarsa efficienza nell’esecuzione delle deportazioni. La decisione ha portato a tensioni con vari organi istituzionali, compresa la Corte Suprema, che in diverse occasioni ha criticato apertamente le misure adottate dall’amministrazione in materia di immigrazione, sollevando anche accuse di oltraggio.
Le deportazioni di massa hanno sollevato reazioni nei paesi di destinazione, come il Guatemala, dove associazioni locali hanno descritto un «clima di terrore». Contemporaneamente, la Federal Reserve degli Stati Uniti ha avvertito che queste politiche potrebbero ridurre la crescita economica del Paese, con una previsione di calo di quasi 1,5 punti percentuali entro il 2027. Gli economisti avvertono che queste misure potrebbero avere effetti a lungo termine sul mercato del lavoro e sulla stabilità dei settori economici con alta presenza di manodopera migrante.
Le accuse legali contro l’amministrazione
Il 16 aprile 2025, un giudice federale ha accusato l’amministrazione Trump di oltraggio alla corte per aver ignorato un ordine finalizzato a fermare alcune delle deportazioni in corso. La vicenda rappresenta uno dei numerosi episodi di attrito tra il governo federale e il sistema giudiziario americano, segnalando divisioni profonde sulla gestione dell’immigrazione e sull’interpretazione delle leggi statunitensi.
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