Milano, batosta alla Procura: revocati gli arresti pure a Catella

Il Riesame libera il fondatore di Coima. Tutti quelli fermati nell'inchiestona sull'Urbanistica sono tornati a casa

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Milano domiciliari

Il 22 agosto 2025 il Tribunale del Riesame di Milano ha deciso di revocare gli arresti domiciliari a Manfredi Catella, fondatore e amministratore delegato di Coima. Catella era accusato nell’ambito di una vasta indagine sulla gestione dell’urbanistica a Milano, con ipotesi di corruzione e falso. Dopo tre giorni di attesa per la decisione, i giudici hanno stabilito che Catella può tornare libero, lasciando agli atti la necessità di spiegare nelle motivazioni se la scelta sia legata all’assenza di gravi indizi o alla fine delle esigenze cautelari.

Le accuse verso Catella e il presunto sistema corruttivo

Manfredi Catella, costruttore noto per la gestione di Coima, è stato accusato di aver corrotto Alessandro Scandurra, ex componente della Commissione Paesaggio, attraverso consulenze che secondo i magistrati sarebbero state “mascherate da tangenti” a favore di progetti immobiliari, tra cui quello chiamato “Pirellino”. Nel mirino dei pm, anche una fattura da 28.500 euro emessa nel luglio 2023 dallo studio di Scandurra nei confronti di Coima Sgr. I legali di Catella, Francesco Mucciarelli e Adriano Raffaelli, contestano che la fattura “non è affatto falsa” e sottolineano che “Catella non aveva alcun rapporto con Scandurra”.

Il quadro degli indagati e le altre misure del Riesame

Nella stessa indagine sono coinvolti altri nomi noti dell’urbanistica milanese. La scorsa settimana sono stati revocati i domiciliari a Giancarlo Tancredi (ex assessore all’urbanistica), Giuseppe Marinoni (ex componente della Commissione Paesaggio) e Federico Pella (manager), ma per tutti il Riesame ha deciso una misura interdittiva di un anno. Gli arresti sono stati annullati anche per Andrea Bezziccheri, patron di Bluestone e unico finito in carcere, e per Alessandro Scandurra.

La posizione di Giovanni Oggioni e le altre figure chiave

L’architetto Giovanni Oggioni, 73 anni, ex dirigente comunale e vicepresidente della Commissione per il paesaggio fino al 2024, fu il primo ad essere arrestato con l’accusa di corruzione. Circa due mesi fa, dopo un periodo agli arresti domiciliari iniziato a marzo, la misura è stata attenuata in divieto di dimora a Milano. Oggioni, che ora risiede in Valsassina, non ha mai chiesto di essere ascoltato dai pm e ha scelto di non rispondere durante l’interrogatorio davanti al gip Mattia Fiorentini. Il suo avvocato, Corrado Limentani, ha dichiarato: “Si ritiene vittima di un’ingiustizia, perché non ha favorito in alcun modo i privati”.

Nel corso delle perquisizioni, la Guardia di Finanza ha sequestrato telefoni che hanno portato al deposito di circa 4mila pagine di chat. Tra queste ci sono anche quelle del gruppo “Pirellino”, frequentato da Catella, Tancredi e Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano. Proprio Malangone risulta indagato per induzione all’interno dell’inchiesta. I pm ritengono che già dal 2022 fosse stato istituito un “ufficio di coordinamento” informale, collegato a progetti come Porta Romana, Valtellina Farini e Pirelli 39. Tutte ipotesi smentite dalla Difesa.

Misure interdittive e accusa di corruzione per diversi indagati

Il Riesame ha annullato una parte delle accuse, come quella di falso per Tancredi, riqualificandola però in “corruzione per l’esercizio della funzione”. Per Tancredi è stata applicata la sospensione temporanea dell’esercizio di pubblico ufficio e il divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione per un anno. Anche Giuseppe Marinoni e Federico Pella dovranno rispettare il divieto di esercitare la professione per dodici mesi. Gli ex indagati attendono le motivazioni dei giudici, che verranno pubblicate entro 45 giorni.

L’udienza di Catella e la posizione della Procura

L’udienza per Catella si è svolta il 20 agosto 2025, due giorni prima della revoca dei domiciliari. Catella si è presentato di persona per chiedere la revoca. La Procura aveva espresso la sua contrarietà alla liberazione di Catella attraverso una memoria, segnalando il rischio di “pressioni e condizionamenti illeciti” da parte del manager sui funzionari pubblici. Nonostante ciò, la decisione del Riesame ha portato Catella alla libertà, mentre si attendono le motivazioni complete del provvedimento.

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