
In via Giuseppe Impastato, si è verificata una sparatoria che ha portato alla morte di un giovane di 28 anni. Il ragazzo, di origini nordafricane, è rimasto coinvolto in un confronto con la polizia. L’episodio ha scosso il quartiere e la città, accendendo il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione delle emergenze.
Il giovane era armato
Dalle prime ricostruzioni è emerso che il ventenne era armato con una pistola a salve impossibile da distinguere da un’arma vera. Secondo chi ha assistito alla scena, gli agenti sono intervenuti temendo che l’arma potesse essere pericolosa. La situazione è degenerata rapidamente, portando la polizia a sparare per neutralizzare il giovane.
La dinamica dell’intervento della polizia
Secondo alcune testimonianze locali, gli agenti avrebbero intimato più volte al ragazzo di abbassare l’arma, ma questi non avrebbe collaborato. La tensione è salita fino al momento del tragico epilogo. La polizia ha dichiarato di aver agito in difesa propria e di chi si trovava sul posto, considerando il possibile pericolo imminente.
La pattuglia di agenti che lo ha colpito sarebbe stata in borghese. Dopo la sparatoria, i soccorritori del 118 hanno soltanto potuto constatare il decesso del ventenne. “Secondo una prima ricostruzione della Polizia, l’uomo, un nordafricano, ha incrociato una pattuglia della Volante impegnata in controlli di altre persone in via Impastato quando si è avvicinato, ha estratto una pistola che aveva con sé e l’ha puntata contro gli agenti che hanno reagito sparando, colpendolo alla parte alta del corpo e uccidendolo”, scrive l’Ansa.
“Solidarietà alle donne e agli uomini in divisa che ogni giorno difendono i cittadini perbene. L’auspicio è che, davanti alla tragedia appena avvenuta a Milano, nessun agente finisca ingiustamente nel tritacarne. La Lega ribadisce la necessità del pacchetto sicurezza, anche per aiutare le forze dell’ordine a tutelare i cittadini con sempre maggior efficacia”, fa sapere la Lega in una nota. Ancora più duro Salvini: “Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma”.
Non si sbilancia il ministro Piantedosi: “Le prime notizie ovviamente scontano un margine ancora di approssimazione. Non ho motivo di presumere sulla legittimità o proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo scudi immunitari a nessuno”, ha detto il ministro dell’Interno. “Le autorità competenti adesso vaglieranno il caso. Chiedo solo di non fare presunzioni di colpevolezza. Da parte mia assicuro che non ci saranno scudi immunitari. Ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione di quello che sarà stato lo svolgimento dei fatti, ancora una volta in un contesto molto complicato”.
Articolo in aggiornamento
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