
Nel giro di pochi giorni il Pd è stato travolto dai pm. Da Milano a Torino, passando per Bologna e il caso di Matteo Ricci: le Procure di mezza Italia stanno impallinando il partito di Elly Schlein. Problemi non di poco conto, soprattutto se il nuovo corso dem è giustizialista e il principale alleato – il Movimento 5 Stelle – è il re dei manettari. Dopo aver invocato le dimissioni di mezza politica, ora i democratici devono fare i conti con diversi grattacapi e con i grillini pronti a invocare la ghigliottina, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Ma andiamo in ordine, caso per caso.
Qui Milano
Il dossier più scottante riguarda indiscutibilmente Milano. È iniziata la fase degli interrogatori nell’ambito dell’indagine sull’urbanistica che coinvolge 74 persone tra cui il sindaco Beppe Sala. Sei gli indagati per cui la Procura ha avanzato richiesta di misure cautelari: tra questi Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune, che oggi ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini.
Il suo legale, l’avvocato Eugenio Bono, ha spiegato che l’intervento si è limitato al deposito di una memoria difensiva relativa all’assenza delle esigenze cautelari. “Non c’è alcun episodio corruttivo, né esiste un sistema come delineato dalla Procura,” ha dichiarato l’avvocato, annunciando che la difesa verrà articolata nella fase processuale. A Marinoni vengono contestati i reati di falso, conflitto di interessi e presunti episodi di corruzione.
Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri Marina Petruzzella, Paolo Filippini, Mauro Clerici e dell’aggiunta Tiziana Siciliano, esisterebbe un presunto meccanismo illecito legato alla gestione urbanistica. Al centro delle indagini, alcune varianti ai piani regolatori che – secondo l’accusa – sarebbero state giustificate formalmente da motivazioni di interesse pubblico, come la promozione dell’edilizia residenziale sociale, ma avrebbero in realtà favorito incrementi di volumetrie e altezze in favore di operatori privati.
Tra gli indagati anche l’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, che si è dimesso lunedì. Per lui la Procura ha chiesto i domiciliari. L’accusa ipotizza un suo ruolo di riferimento politico all’interno del presunto accordo corruttivo che avrebbe portato alla creazione di un “Piano di governo del territorio parallelo”, secondo quanto sostenuto dagli inquirenti. A Tancredi sono contestati i reati di corruzione, falso e induzione indebita.
Tancredi dovrà chiarire la propria posizione in merito ad alcune presunte pressioni esercitate su progetti di rilievo, come quello del cosiddetto “Pirellino”, che ha visto coinvolti anche il sindaco Sala e l’architetto Stefano Boeri. Secondo l’accusa, si tratterebbe di interventi finalizzati ad accelerare o indirizzare determinati iter progettuali; per l’ex assessore, invece, si sarebbe agito nel rispetto delle norme e nell’interesse pubblico, senza contropartite personali.
Nei prossimi giorni proseguiranno gli interrogatori. Tra coloro che hanno già manifestato l’intenzione di rispondere alle domande figura l’imprenditore immobiliare Andrea Bezziccheri, fondatore di Bluestone, indagato per corruzione. È possibile che scelgano di presentare memorie difensive anche altri soggetti coinvolti, tra cui l’imprenditore Manfredi Catella (indagato per corruzione e induzione indebita, con richiesta di domiciliari), l’architetto Alessandro Scandurra, ex vice della Commissione Paesaggio (accusato di corruzione e falso), e l’ex manager Federico Pella di J+S, per cui è stata avanzata la richiesta di custodia cautelare in carcere.
Catella, da parte sua, sostiene di aver agito nell’ambito del proprio ruolo imprenditoriale, senza aver commesso illeciti, e annuncia il deposito di una memoria contenente documentazione che, a suo avviso, contraddice le principali contestazioni mosse dalla Procura.
Un ulteriore elemento arriva da un’altra vicenda giudiziaria: la giudice per l’udienza preliminare milanese Alessandra Di Fazio ha rinviato a giudizio tutti e sei gli indagati nel filone dell’inchiesta sulla lottizzazione abusiva delle ‘Park Towers’ a Crescenzago, le due torri di 23 e 16 piani costruite dove sorgevano due fabbricati, ora demoliti, di due piani e un piano. Tra i rinviati a giudizio c’è anche il già citato Bezziccheri.
Qui Torino
Passiamo a Torino. La Procura ha concluso le indagini preliminari sul caso Rear, cooperativa attiva nei settori della vigilanza, sicurezza e multiservizi. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a otto persone. Tra queste figurano il deputato Mauro Laus, l’assessore comunale ai Grandi Eventi Mimmo Carretta e la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, tutti esponenti del Partito Democratico. Tra gli altri indagati anche il presidente della cooperativa Rear, Antonio Munafò, insieme ad amministratori e dirigenti della società.
L’indagine, avviata nel 2023, si è concentrata sulla gestione dei fondi pubblici ricevuti dalla cooperativa nel biennio 2020-2021. In quel periodo, Laus ricopriva un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione. I magistrati titolari dell’indagine, il procuratore capo Giovanni Bombardieri e il sostituto procuratore Alessandro Aghemo, ipotizzano i reati di infedeltà patrimoniale e malversazione di erogazioni pubbliche. Le indagini della Guardia di Finanza, che hanno interessato bilanci e movimenti finanziari della cooperativa, avrebbero evidenziato un uso parziale dei fondi pubblici per finalità considerate non coerenti con gli scopi statutari della Rear. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero stati erogati compensi a dipendenti per attività non effettivamente svolte, configurando rapporti di lavoro non reali. Sarebbero inoltre emerse irregolarità nell’utilizzo di alcuni immobili della cooperativa e investimenti in società ritenute estranee alle finalità sociali dell’organizzazione.
L’avvocato Maurizio Riverditi, legale di Laus, Carretta e Grippo, ha dichiarato che i suoi assistiti si sono resi disponibili a collaborare con la magistratura fin dall’inizio dell’indagine. Il legale ha inoltre ribadito la fiducia nella correttezza dell’operato di Laus, sottolineando che le questioni sollevate riguarderebbero aspetti di natura operativa e non politica. La difesa ha anche ricordato che su alcuni dei temi oggetto d’indagine si era già espressa un’ispezione ministeriale, contribuendo a fare chiarezza. Tra gli elementi al centro dell’inchiesta vi sono anche l’attribuzione di superminimi al deputato Laus e ad alcuni familiari, che avevano incarichi nella cooperativa, nonché aumenti retributivi concessi a determinati dipendenti in presunta violazione del regolamento interno.
L’avvocato Riverditi ha infine sottolineato che le contestazioni della Procura non riguarderebbero in alcun modo l’attività politica dei suoi assistiti, né sarebbero connesse ad appalti pubblici. La linea difensiva intende così distinguere nettamente tra la sfera gestionale della cooperativa e i ruoli istituzionali ricoperti dagli esponenti coinvolti nell’inchiesta.
Qui Bologna
La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo, attualmente senza indagati né ipotesi di reato, in merito a una serie di interventi urbanistici realizzati nella periferia della città. L’iniziativa nasce da un esposto presentato alcuni mesi fa da un gruppo di associazioni e comitati civici attivi nella tutela del verde pubblico e degli spazi urbani. Tra i firmatari figurano, tra gli altri, “Fermiamo i mostri urbani”, “Residenti Santa Viola”, “Tutela alberi Bologna” e “No palazzoni”, coordinati da Andrea De Pasquale, ex esponente del Partito Democratico.
L’esposto segnala tredici interventi edilizi, già conclusi o in corso, in diverse zone di Bologna, tra cui l’area dell’Ospedale Maggiore, Mazzini, Due Madonne, Stalingrado, Bolognina e Corticella. Secondo quanto riportato dai comitati, si tratterebbe in alcuni casi di edifici sviluppati su oltre dieci piani, costruiti in sostituzione di immobili di dimensioni più contenute. Gli interventi sarebbero stati realizzati da soggetti privati tramite la semplice presentazione della SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività), classificandoli come ristrutturazioni edilizie, senza il ricorso a strumenti urbanistici più complessi come i piani particolareggiati.
I firmatari sollevano dubbi sul fatto che alcuni interventi siano stati autorizzati come ristrutturazioni, pur comportando demolizioni totali e ricostruzioni con volumetrie e destinazioni d’uso significativamente diverse. Viene inoltre segnalata la presunta mancanza di opere di compensazione urbana, come aree verdi o parcheggi pubblici, normalmente previste dagli standard urbanistici. L’esposto richiama anche un precedente avvenuto a Milano: i firmatari ritengono che a Bologna possano essersi verificate situazioni analoghe.
L’inchiesta della Procura è al momento in fase preliminare e ha lo scopo di verificare la fondatezza delle segnalazioni contenute nell’esposto, accertando se vi siano state eventuali irregolarità o violazioni delle normative edilizie da parte dei soggetti coinvolti o da parte dell’amministrazione comunale, guidata dal sindaco dem Matteo Lepore.
Il caso Ricci
Infine, il quarto e ultimo caso legato a Matteo Ricci. La campagna elettorale nelle Marche ha subito un’improvvisa accelerazione in seguito alla notifica di un avviso di garanzia al candidato del centrosinistra alle elezioni regionali previste per fine settembre. Il dem è attualmente europarlamentare e, tra il 2014 e il 2019, ha ricoperto il ruolo di sindaco di Pesaro: l’avviso rientra in un’indagine condotta dalla Procura di Pesaro su una serie di affidamenti pubblici risalenti proprio a quel periodo. In totale, i destinatari dell’avviso di garanzia sono 24, tutti coinvolti nell’inchiesta per ipotesi di corruzione. Secondo fonti giudiziarie, gli indagati – Ricci incluso – potrebbero essere ascoltati dai magistrati entro la fine di luglio.
In una nota diffusa sui social, Ricci ha espresso “amarezza e rabbia” per quanto accaduto, ma non ha ancora chiarito se intenda proseguire la campagna elettorale o fare un passo indietro. La decisione potrebbe dipendere anche dalla posizione ufficiale della coalizione di centrosinistra, che al momento appare compatta nel sostegno al candidato. Come facile intuire, un elemento di incertezza resta l’atteggiamento del M5s. Dopo essere stato informato personalmente da Ricci, Conte ha dichiarato che il partito “valuterà approfonditamente le contestazioni”, aggiungendo che “una condotta disonesta sarebbe incompatibile con i valori del Movimento”. Secondo quanto trapelato, l’ipotesi accusatoria non riguarderebbe l’accettazione di denaro o benefici personali, ma l’assegnazione di lavori pubblici con l’obiettivo di ottenere consenso politico.
Ulteriori indicazioni sulle intenzioni di Ricci potrebbero emergere in occasione dell’evento pubblico in programma oggi alle 17.30 presso l’hotel Royal di Lido di Fermo. L’incontro, dal titolo “Cambiare le Marche, migliorare l’Italia”, è stato promosso da Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi del Comune di Roma, nell’ambito di un progetto civico che vede il coinvolgimento di amministratori locali da diverse città italiane. Secondo lo staff di Onorato, Ricci avrebbe confermato la propria partecipazione all’iniziativa. La presenza all’evento potrebbe rappresentare un segnale della volontà di proseguire la candidatura, anche se da ambienti vicini al candidato si continua a riferire che la decisione finale è ancora oggetto di riflessione.
Pd sotto pressione
È una fase delicata per il Pd, la più difficile da quando è segretaria la Schlein, che forse ora rimpiange la svolta giustizialista. Il cortocircuito tra politica e giustizia è limpido, cristallino, e al Nazareno si sono svegliati in tanti, forse. Ciò che è certo è che la classe dirigente dem ora è in ginocchio, una fine quasi distopica per chi ha utilizzato la giustizia per fare politica…
di Franco Lodige, 23 luglio 2025
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