
Clima teso al corteo del 25 aprile a Milano, con momenti di forte criticità legati soprattutto alla presenza della Brigata ebraica e allo spezzone pro Palestina. In testa alla manifestazione, ancora prima della partenza da via Palestro, si sono registrate le prime contestazioni. Militanti dei Carc e gruppi pro Palestina hanno urlato “assassini” e “via i sionisti dal 25 aprile”, esponendo striscioni contro “i servi di Usa e Nato” e contro la presenza della Brigata ebraica. Davanti al gruppo si sono schierate le forze dell’ordine in assetto antisommossa, mentre risuonavano i canti della tradizione partigiana.
La Brigata ebraica scortata fuori dal corteo
Con il corteo ormai in marcia, la tensione si è riproposta lungo il percorso. Fischi e insulti sono stati rivolti allo spezzone della Brigata ebraica, protetto da un ampio cordone di sicurezza. L’esponente del Pd Emanuele Fiano ha riferito un episodio particolarmente grave: “Uno ci ha detto, siete solo saponette mancate”. Alla fine la Brigata ebraica è stata scortata fuori dal corteo dopo uno stallo durato circa un’ora. Un gruppo di manifestanti con bandiere della Palestina, hanno seguito la Brigata ebraica quando è uscita dal corteo ma è stato fermato dalle forze dell’ordine in via Senato.
La denuncia della Brigata ebraica: “Ferita istituzionale gravissima”
Durissima la presa di posizione della Brigata ebraica dopo quanto accaduto in corteo. Lo spezzone, rimasto bloccato e di fatto diviso in due a causa delle contestazioni, si è poi sciolto davanti alla Questura di Milano, dove è stato avviato un confronto con il questore Bruno Megale. “Quello che è accaduto oggi non è solo una violazione dei diritti del mondo ebraico e iraniano: è una ferita istituzionale e costituzionale di gravissima portata. A tutti i livelli, dal Comune fino alla presidenza della Repubblica”, ha dichiarato Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica. Parole ancora più nette sulla gestione dell’ordine pubblico: “Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo”. Romano ha rivendicato il diritto a partecipare alla celebrazione della Liberazione, denunciando un clima di esclusione: “Il diritto a commemorare il contributo eroico della Brigata Ebraica alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo […] è stato negato da chi si arroga il monopolio della memoria e della piazza”. E ha aggiunto: “L’intolleranza manifestata oggi è scandalosa e contraddice ogni valore che il 25 aprile dovrebbe incarnare. Il 25 aprile non può e non deve diventare la festa dell’estremismo e dell’esclusione contro i diversi”. Concludendo con un appello: “Basta. È ora di restituire il 25 aprile a chi lo ha conquistato con il sangue e tra loro c’erano anche gli ebrei della Brigata”.
Lo spezzone pro Palestina e antagonista chiude il corteo
In coda alla manifestazione ha sfilato lo spezzone dei centri sociali, collettivi studenteschi e gruppi pro Palestina, accompagnato da carri con musica. Presenti, tra gli altri, Leoncavallo, Lambretta, Arci, il collettivo Cantiere, Dax Resiste e la lista universitaria UniSì. Sul carro del Leoncavallo lo striscione: “Giù le mani dalle città, resistiamo a fascismi, repressione e speculazioni”. Subito dietro, bandiere palestinesi e della milizia curda e diversi slogan: “Fermiamo il genocidio, la solidarietà non si arresta”, “Meloni sionista, sei tu la terrorista”, “Libertà per i prigionieri politici”. Più avanti nel corteo anche il Comitato per la Pace, che ha poi deciso di staccarsi dal percorso principale per dirigersi verso piazza San Fedele.
Sala: “È un 25 aprile che non ci può piacere, ma dobbiamo esserci”
“Sarà anche un 25 aprile che non ci può piacere per come si sta svolgendo, ma essere qui non è importante, è fondamentale”. Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala, a margine delle celebrazioni, ha commentato una giornata segnata da tensioni e contestazioni. Il primo cittadino ha condannato in modo netto quanto accaduto: “Le frasi contro la Brigata ebraica sono da condannare e scaturiscono da un clima di grande tensione che c’è in giro, tutti noi dobbiamo abituarci a essere più moderati nei toni. Va bene confrontarsi ma non aizzare gli animi”.
Dal palco di piazza Duomo, Sala ha poi ribadito il valore simbolico della ricorrenza: il 25 aprile è “una data sacra per chi vi si riconosce” e rappresenta una memoria da difendere, anche alla luce delle polemiche politiche degli ultimi giorni. Un riferimento diretto anche alla manifestazione dei cosiddetti “Patrioti d’Europa”: “C’è anche chi non crede che questa data sia sacra, sabato scorso in questa piazza qualcuno ha provato a infangare la nostra storia”. E ancora: “È un leader di governo che scambia questa piazza per il parco del suo congresso, ma Milano gli ha detto di no. È anche per questo che noi dobbiamo essere qui, perché sappiamo da che parte stare”.
Dal palco: Anpi e Statale, tra attacchi alla destra e difesa della libertà
Dal palco di piazza Duomo sono arrivati interventi duri e fortemente politici. Il presidente di Anpi Milano Primo Minelli ha attaccato frontalmente le istituzioni nazionali, rivolgendosi al presidente del Senato: “Caro presidente del Senato, se lei pensa di parificare chi combatté per la libertà con chi combatté per il fascismo, lei non è all’altezza di rappresentare le istituzioni”. Un passaggio accompagnato da un riferimento diretto alle tensioni degli ultimi giorni: “Questa piazza è anche la risposta alla piazza di sabato scorso che sprizzava odio. Era una piazza del ritorno al passato, noi guardiamo al futuro”. Minelli ha poi concluso con un appello: “Da questa piazza si levi il grido di indignazione per questa destra che non si riconosce nell’antifascismo. Milano, medaglia d’oro della Resistenza, deve essere difesa, facciamo argine a questa destra, mi viene da dire oscurantista”.
Sul fronte accademico, la rettrice dell’Università Statale Marina Brambilla ha riportato il discorso sui temi della libertà e della conoscenza: “Lo studio, la ricerca, la scienza, come libera espressione del desiderio di conoscere sono i più solidi presidi, formidabili anticorpi di ogni oppressione”. Un richiamo che si lega anche agli scenari internazionali: “Gli attacchi che stanno subendo le università americane lo dimostrano”. Brambilla ha quindi ribadito il valore della libertà accademica come “garanzia sociale collettiva” e ha concluso con un riferimento esplicito al caso Regeni: “Sosteniamo con ogni energia la battaglia per ottenere verità e giustizia per Giulio Regeni, che ha pagato con la vita la scelta di essere un ricercatore serio, scrupoloso, libero”.
25 Aprile a Milano: il programma ufficiale
A livello nazionale, le celebrazioni coinvolgono città come Roma, Bologna e Firenze, con cortei promossi dall’Anpi e iniziative parallele della galassia antagonista, mentre sul fronte opposto non mancano provocazioni come il convegno di Forza Nuova a Predappio dal titolo “La fine dell’antifascismo”.
A Milano, dove si tiene la manifestazione nazionale dell’Anpi, è attesa anche la partecipazione della segretaria del Pd Elly Schlein e del presidente Gianfranco Pagliarulo. Ma il capoluogo lombardo è anche il punto in cui le fratture emergono con maggiore evidenza.
La mattina è stata contrassegnata dalla deposizione delle corona in piazza Tricolore e a Palazzo Isimbardi, quindi dal concerto al Conservatorio. In piazzale Loreto la commemorazione assieme ad Anpi Milano. Nel pomeriggio il momento centrale: il corteo nazionale. Il concentramento principale è partito alle 14 in corso Venezia, angolo via Palestro. Da qui è partito il corteo organizzato dal Comitato permanente antifascista.
Il percorso ha seguito il tracciato tradizionale: da corso Venezia svolta verso San Babila, quindi corso Matteotti, passaggio in piazza Scala e infine via Santa Margherita e via Mengoni fino all’arrivo in piazza Duomo. Un “serpentone” che, come ogni anno, ha attraversato il centro cittadino con decine di migliaia di partecipanti.
In piazza Duomo gli interventi ufficiali con il presidente dell’Anpi Milano Primo Minelli, seguito dal sindaco Giuseppe Sala, dal presidente nazionale Anpi Gianfranco Pagliarulo, dalla rettrice della Statale Marina Brambilla, dalla segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, dalla vicepresidente dell’Aned Milena Bracesco e dal presidente della Fivl Roberto Tagliani.
Le deviazioni: quattro spezzoni, quattro percorsi diversi
Ma il corteo non è stato unitario fino alla fine. Quest’anno quattro spezzoni con percorsi differenti. Il corteo principale ha seguito come detto il percorso fino al Duomo per il comizio ufficiale. Il corteo pro Palestina si è staccato già a San Babila, girando a sinistra in corso Monforte per poi attraversare via Visconti di Modrone, largo Augusto e via Verziere fino a raggiungere piazza Fontana. Il Coordinamento per la pace ha proseguito invece lungo corso Matteotti, deviando poi in via Hoepli e via Agnello per concludere in piazza San Fedele, dove si è tenuto un secondo comizio alternativo. Lo spezzone della Brigata ebraica, scortato dai City Angels, è entrato in via Boschetti e ha raggiunto piazza Duomo, ma una parte ha deviato quasi al termine, in via Mengoni, per dirigersi verso via Dante. Con loro anche associazioni come Setteottobre e Amici di Israele, oltre a delegazioni di iraniani e ucraini. Una frammentazione che fotografa le tensioni politiche e internazionali riflesse nella piazza milanese.
Sala: “Sarà una giornata delicata”
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala già alla vigilia ha messo in guardia sul clima della giornata: “Sarà un 25 aprile delicato. In ogni città ormai è un momento molto sentito da una parte della popolazione e dei cittadini, ma anche una occasione di visibilità e per portare avanti le proprie e anche legittime idee politiche”. Il primo cittadino ha sottolineato anche la presenza di più cortei: “A Roma ci sono più cortei, sono la regola da anni. Io sono stato avvisato da prefetto e questore e personalmente non ho niente da aggiungere”. Timori, in particolare, per lo spezzone pacifista che concluderà la manifestazione a San Fedele anziché in Duomo.
Le forze politiche in piazza Duomo
La giornata vede la partecipazione di numerose forze politiche, ma con posizioni differenti. Il Movimento 5 Stelle lega il significato della Resistenza al presente internazionale: “Resistenza oggi significa pace”, afferma Nicola Di Marco, secondo cui “Resistere significa battersi per fermare una folle corsa al riarmo e promuovere ogni sforzo affinché diplomazia e dialogo portino a una pace stabile. Nessun popolo vuole la guerra”. Forza Italia Giovani rivendica invece una presenza “con rispetto istituzionale” e un messaggio chiaro: “La libertà va difesa sempre, senza ambiguità, contro ogni estremismo”. Italia Viva sottolinea il valore simbolico di Milano nella storia della Liberazione, mentre Rifondazione Comunista parla della necessità di un “Fronte Costituzionale Democratico e Antifascista” e attacca il governo: “Questa destra offende la memoria della Resistenza e alimenta revisionismo storico”. Dal lato opposto, il Partito Liberaldemocratico parteciperà con la Brigata ebraica denunciando “un clima di intimidazione nei confronti degli ebrei”. Giulia Pastorella di Azione invita invece a evitare la polarizzazione: “La festa della Liberazione non può essere una celebrazione di parte”.
Anche il centrodestra diviso, Lega: “Forza Italia non ci ha invitati”
Nel centrodestra emergono posizioni differenziate. Forza Italia Milano ha partecipato con una cerimonia al Cimitero alleato nel Parco di Trenno alle 10.30, “deponendo una corona in memoria dei militari alleati caduti”. Fratelli d’Italia, con il capogruppo comunale Riccardo Truppo, sottolinea che “il 25 aprile è patrimonio di tutti, della collettività”, ma esprime preoccupazione per “l’atmosfera divisiva”. La Lega, invece, prende le distanze dal corteo e alimenta le recenti tensioni con gli alleati azzurri: “Non abbiamo ricevuto alcun invito da parte di Forza Italia a partecipare al corteo di Milano. Non si commetta l’errore della sinistra di politicizzare il 25 aprile”, afferma il coordinatore giovani Luca Toccalini.
La Comunità ebraica non partecipa alla manifestazione
A rendere ancora più complesso il quadro è la decisione della Comunità ebraica di Milano di non partecipare ufficialmente alle celebrazioni del 25 aprile 2026, per la coincidenza con lo Shabbat. La scelta, però, è accompagnata da una riflessione più ampia: “A oltre ottant’anni dalla Liberazione, assistiamo a un paradosso inaccettabile: gli ebrei italiani hanno ancora bisogno di protezione per partecipare appieno alla vita pubblica”. E ancora: “È diventato sempre più difficile partecipare serenamente alle celebrazioni. Il consolidarsi di un clima che tende a far sentire la presenza ebraica ‘aliena’ o delegittimata […] è un segnale d’allarme per l’intera società”. Un passaggio che evidenzia come il tema della sicurezza e delle tensioni ideologiche sia ormai centrale anche in una ricorrenza simbolo dell’unità nazionale.
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