L’avevamo detto, scritto e ridetto. Non pare interessare a nessuno. L’eredità delle Olimpiadi sono solo grane grosse per chi ha fatto in modo che arrivassero, e per chi ha fatto in modo che si riuscissero a tenere in tempo, con tutte le strutture essenziali a posto e senza ritardi o inconvenienti. Il mondo ce le ha invidiate, le Olimpiadi di Milano Cortina.
Perché erano una scommessa. Olimpiadi diffuse su più territori, tanti chilometri tra una venue e l’altra. Strutture rifatte o fatte da nuovo alla velocità della luce, senza intoppi. Questo sono state le Olimpiadi. A vedere tutto questo è stato il mondo. Ma noi, in Italia, no. Così, mentre il CIO assegna il collare d’oro a Fabio Saldini, l’amministratore delegato della società SIMICO, quello che ha preso in mano una vera e propria baracca dal suo predecessore, e l’ha fatta diventare qualcosa di efficiente al punto da arrivare dove non si pensava sarebbe arrivato, ovvero al completamento in tempo di tutte le strutture (sì, anche la famosa e famigerata pista del bob, che alla fine è andata alla grande), la procura di Belluno lo indaga.
Gran bel premio: continuano le palate di fango. Poi magari sarà archiviato. Ma intanto la punizione è già stata decisa e comminata. Senza sconti. E perché? Perché secondo l’accusa una certa azienda sarebbe stata scelta con una certa procedura invece che con un’altra. Extra costo? Pare di no. Il lavoro è stato contestato? Pare di no. Il problema è la procedura. Esattamente come il problema della Fondazione Milano Cortina, che è l’equivalente della SIMICO ma sulla gestione dei giochi (diciamo che una ha fatto l’hardware, l’altra il software, per dirla male), non è che ha fatto dei giochi fallimentari.
Eh no, perché i giochi sono stati un successo planetario, lo riconoscono tutti. No no, il problema è che bisogna capire se la natura della Fondazione fosse pubblica o privata, così da poter poi inchiodare il suo amministratore delegato, Andrea Varnier: perché non hai fatto gare pubbliche che avrebbero fatto fallire le Olimpiadi – poiché incompatibili con i tempi dei Giochi – ma almeno ti avrebbero salvato il sedere da eventuali inchieste? Ecco, tutto in Italia si riduce a una forma. O meglio, la forma serve a scoraggiare la sostanza. Un monito reiterato, quasi, rispetto al futuro. Nessuno deve far niente. Appena si tocca un soldo pubblico per farci qualcosa di utile, scatta la punizione. Fatti foste per vivere immobili. Perché nell’immobilismo non si nascondono rischi. Ma una certezza: tutto rimarrà com’è.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


