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Rinchiusi all’interno di una nave da crociera diretta verso i fiordi del Nord mentre all’interno dello scafo si diffonde un contagiosissimo virus. Sembra l’inizio di uno di quei film in cui ci si imbatte di notte scorrendo il catalogo di Netflix. E’ quanto invece accaduto ai passeggeri della Costa Diadema imbarcatisi esattamente un anno fa, nel giugno 2025, con destinazione Norvegia. Una volta sopravvissuti alla crociera da incubo, si sono impegnati in un contenzioso con Costa Crociere per ottenere il risarcimento. E tra loro ci sono anche dei milanesi. Secondo quanto emerso dalle cronache, a bordo della nave si sarebbe sviluppata una epidemia di gastroenterite probabilmente causata dal Norovirus, altamente contagioso e diffuso in ambienti chiusi come le navi. Decisamente sgradevoli gli effetti: vomito, diarrea, febbre. Con la necessità di rimanere chiusi in cabina. Per i casi più gravi, anche lo sbarco per il ricovero a terra.
I primi segnali sospetti: ambulanze all’imbarco e pasti “parcheggiati” nei corridoi
Una coppia milanese, che si è rivolta al Giudice di Pace di Milano per ottenere giustizia, ha avuto la sfortuna di trovarsi a bordo della Costa Diadema un anno fa. I primi segnali poco rassicuranti? La presenza di ambulanze all’imbarco e un piccolo, curioso dettaglio: i numerosi vassoi per i pasti “parcheggiati” davanti alle cuccette lungo i corridoi. Segnale che molti non stavano mangiando nella sala da pranzo. E ben presto anche l’ignara coppia ha iniziato a manifestare i sintomi di una gastroenterite acuta che ha messo entrambi ko per cinque giorni consecutivi. Solo riemergendo da quella situazione hanno potuto scoprire che anche altri passeggeri (decine, se non centinaia) avevano vissuto la stessa traumatica esperienza.
A un anno di distanza ancora da sciogliere il nodo dei risarcimenti
“Il giudice di pace ha intimato a Costa Crociere di esibire i documenti medici relativi anche alla settimana precedente ed a quella successiva – spiega il loro legale – perché il virus potrebbe essere rimasto in circolo più a lungo ed è essenziale accertare se fosse già a bordo la settimana precedente”. E’ chiaro che lo scenario cambierebbe se fosse provato il persistere di evidenti segnali di una epidemia in corso ignorata o sottostimata. “La richiesta di risarcimento dei nostri clienti riguarda l’intero soggiorno in nave, comprensiva anche dei danni per avere avuto le vacanze rovinate. La risposta di Costa Crociere suona come una beffa: dapprima ha offerto un modesto sconto su una eventuale successiva crociera, poi ha informalmente valutato – non offerto, solo valutato – di risarcire solo cinque giorni su sei, escludendo quel singolo giorno in cui i miei clienti non avevano ancora contratto il virus“, racconta il legale. La storia ha cambiato genere, trasformandosi in un legal drama. Il finale è ancora aperto. Anche perché ad oggi risulterebbero numerose segnalazioni che il problema, su quella nave, a distanza di un anno non è ancora risolto.
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(immagine generata con l'intelligenza artificiale)



