Milano Quotidiano

Carlo Lucchina, l’uomo che sapeva vedere nel futuro

Dalla vicenda di Eluana Englaro alla costruzione della sanità lombarda, fino agli anni del Covid: il ricordo dell'ex dirigente regionale Carlo Lucchina, tra battaglie sul fine vita e una vita dedicata alla sanità pubblica

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Gli eredi di Carlo Lucchina stanno pagando 175mila euro all’erario. Lui, è morto a dicembre 2024. E quei soldi li stanno dando allo Stato perché la Corte dei Conti l’aveva condannato a risarcire per la vicenda di Eluana Englaro.
La sanzione era motivata dal fatto che l’ex dirigente si era opposto al distacco dei macchinari che tenevano in vita la donna. E così Beppino Englaro aveva dovuto trasferire la figlia in Friuli.

 

Lucchina è stato commemorato a Varese, con la dedica di una sala a Villa Recalcati, qualche giorno fa. E io credo che partire in questo pezzo con la vicenda di Englaro potrebbe sembrare la cosa peggiore. Eppure non è così. Perché, ironia della sorte, quei 175mila euro di risarcimento sono – la storia segue corsi incredibili – una delle spinte all’attuale amministrazione regionale a cercare di normare proprio il fine vita. Così che non ci sia più un caso Lucchina, in futuro. Così che la Regione si prenda le sue responsabilità e non il singolo dirigente o medico. E’ uno strano destino, quello di Lucchina. Riesce ad essere una spinta anche quando non c’è più. Un po’ come quando – da dirigente apicale della Sanità lombarda – si era inventato l’attuale sistema. Un sistema che mostra molte crepe dovute all’usura del tempo, ma che – sarà meglio ricordarlo con un po’ d’orgoglio – fa sì che tutta Italia scelga di curarsi in Lombardia.

Lucchina e quella sanità che “non manda fuori nessuno”

Mi è capitato sotto mano anche l’ultimo intervento della sua ultima partecipazione al Meeting di Rimini, nel 2023. Ha concluso così: “Direi che concludiamo qui la serata però con un messaggio anche positivo che tradotto significa che noi avremo centomila difetti e siamo preoccupatissimi, però le persone non le mandiamo mai fuori, né dagli ospedali né dagli ambulatori quando hanno bisogno. Sono certo che continueremo a farlo anche stavolta”. Lo dice anche Bertolaso, nel video che metto qui sotto, ricordando il periodo più buio ma anche più eroico: quello del Covid.

Quando fino alle ore piccole Bertolaso e Lucchina cercavano di approntare la macchina delle vaccinazioni. E Bertolaso fa qualcosa di grande: cita anche Enrico Pazzali (la damnatio memoriae prima della sentenza è un grande e orrendo classico in Italia), anche lui in prima linea in quel periodo e in quelli successivi, insonne e poi pure infettato dal virus.

Concludiamo qui proprio con la frase di Lucchina: “Bisogna curare tutti, non bisogna mandare fuori dagli ospedali nessuno.”

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