In Lombardia vivere in una casa di riposo costa sempre di più. Il costo medio mensile di un posto letto in una Rsa, una Residenza sanitaria assistenziale, ha raggiunto i 2.312 euro, pari a 76,02 euro al giorno e 27.747,30 euro all’anno, oltre 460 euro in più rispetto al 2024.
È quanto emerge dal report annuale della Fnp Cisl Lombardia, il sindacato dei pensionati della Cisl, che ha analizzato i dati forniti da Regione Lombardia, dalle Ats e dalle singole strutture. L’indagine riguarda le 738 Rsa attive in Lombardia, che nel 2025 hanno ospitato complessivamente 88.456 persone.
Le differenze territoriali restano molto marcate. Nelle strutture dell’Ats Montagna, che comprende Valcamonica, Valtellina e Alto Lario, la retta media giornaliera è di 60,17 euro. Nell’Ats Città Metropolitana di Milano, invece, si arriva anche a 97,85 euro al giorno, con punte di 103 euro per i posti cosiddetti “solventi”.
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La popolazione anziana e la non autosufficienza crescono
Il tema è sempre più centrale, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione. In Lombardia, su 10.033.918 abitanti al 31 dicembre 2025, gli over 65 sono 2.392.510. Tra loro si contano oltre mezzo milione di persone non autosufficienti, pari a 562.218.
Il costo di una degenza in Rsa si compone di due parti: una quota sanitaria, detta tariffa, e una quota sociale o alberghiera, cioè la retta. Nei posti letto “contrattualizzati”, convenzionati con il sistema pubblico, la Regione copre la quota sanitaria, mentre l’assistito paga quella sociale e alberghiera. Nei posti “solventi”, invece, l’intera spesa resta a carico dell’utente.
Marcelli: “Famiglie sempre più in difficoltà”
Secondo Sergio Marcelli, segretario generale della Fnp Cisl Lombardia, il problema è evidente: il valore medio di una pensione si colloca tra 1.300 e 1.400 euro al mese e, anche aggiungendo i 550 euro dell’indennità di accompagnamento, l’importo resta inferiore alla retta media. Le famiglie sono quindi costrette ad attingere ai risparmi o al sostegno di parenti e congiunti.
Marcelli sottolinea inoltre che, dal periodo post pandemico, Regione Lombardia ha erogato contributi per circa 220 milioni di euro all’anno agli enti gestori delle Rsa, senza però intervenire direttamente a sostegno delle famiglie. Con l’assessorato al Welfare, spiega la Fnp Cisl, è in corso un confronto per individuare misure capaci di contenere le spese a carico degli utenti.
Liste d’attesa e migrazione verso altre province oltre al problema economico
Chi non riesce a sostenere il costo di una Rsa spesso ricorre a una badante. In Lombardia, secondo Assindatcolf e Centro Studi Idos, nel 2028 ne serviranno 153 mila. Ma il problema economico non è l’unico. Le famiglie devono fare i conti anche con la difficoltà di trovare un posto in tempi accettabili.
Nel 2025 le domande in lista d’attesa erano 121.830, 8 mila in più rispetto al 2024 e 50 mila in più nel triennio. Il dato più alto si registra a Brescia, con 28.935 domande, mentre il più basso è a Pavia, con 6.956. A Milano le domande in lista d’attesa sono 17.794.
La ricerca di un posto letto disponibile e di rette più accessibili spinge molte famiglie a rivolgersi a strutture fuori provincia, lontane dal luogo di residenza dell’anziano. Nell’ultimo anno il fenomeno è cresciuto, come dimostra l’allungamento delle liste d’attesa nelle Ats Montagna, con un aumento del 42%, e Valpadana, con un incremento del 37%. Il tasso di saturazione dei posti è del 98% e il tempo medio di attesa per l’ingresso è di 116 giorni.
Questa migrazione forzata ha anche un forte impatto emotivo. Quando i familiari vivono a molti chilometri di distanza dalla struttura, le visite diventano inevitabilmente meno frequenti, aggravando la solitudine di molti anziani.
Vaia: “Serve maggiore uniformità nei servizi”
Per Roberta Vaia, segretaria della Cisl Lombardia, il mondo delle Rsa è ormai a tutti gli effetti un mercato, ma non può essere gestito soltanto come tale, viste le sue implicazioni sociali. Oltre alle differenze di costo, il report evidenzia anche disomogeneità nei servizi inclusi nella retta. Alcune strutture comprendono prestazioni che altrove vengono fatte pagare a parte, aumentando ulteriormente il carico sulle famiglie.
Dall’indagine emerge che l’81% delle strutture garantisce lavanderia e stireria, il 47% prevede il servizio di parrucchiere, il 36% il podologo e appena il 21% il trasporto.
Alzheimer, posti in aumento ma fabbisogno ancora alto
Un altro tema rilevante riguarda le persone affette da Alzheimer. In Lombardia le persone con diagnosi di Alzheimer o demenza sono 33.254. I posti dedicati sono in aumento: nel 2025 si contano 195 Nuclei Alzheimer, per un totale di 4.910 letti, 330 in più rispetto al 2024. Il fabbisogno, tuttavia, resta molto superiore.
Il quadro delle strutture lombarde tra private e pubbliche
Delle 738 Rsa attive in Lombardia, 701 sono private, pari al 95%, e 37 pubbliche, pari al 5%. Tra le strutture private, 311 sono fondazioni e 104 cooperative sociali. I posti letto autorizzati sono 68.817: di questi, 57.440 sono anche contrattualizzati e 10.541 sono solo solventi. Negli ultimi anni i posti contrattualizzati sono diminuiti, mentre quelli solventi sono aumentati di circa 3 mila unità in cinque anni.
In alcune strutture totalmente solventi, le rette giornaliere superano i 200 euro. L’età media di ingresso in Rsa è di 85,5 anni e, secondo gli ultimi dati disponibili, il tasso di mortalità nei primi 30 giorni dal ricovero è dell’8%.
Il sistema delle Rsa lombarde occupa 68.183 lavoratori e lavoratrici. L’offerta sociosanitaria regionale non si limita però alle case di riposo: in Lombardia sono attivi anche 142 alloggi protetti per anziani, 63 centri diurni, 156 comunità alloggio sociale, 305 centri diurni integrati, 185 comunità sociosanitarie e 73 hospice.
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(Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale)


