Milano Quotidiano

La brutta figura della destra milanese

Il continuo rinvio sul nome del candidato sindaco rivela come le dinamiche locali siano succubi dei tavoli e dei bilanciamenti della politica romana

(immagine generata con l'intelligenza artificiale)
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Dobbiamo scegliere il candidato prima dell’estate/prima di Natale”. Fa quasi ridere, detta così. Propongo una mozione d’ordine al centrodestra nazionale e milanese quando parla delle amministrative di Milano: non dire mai e poi mai, neppure sotto tortura, neppure mentre ti stanno strappando le unghie dei piedi, la frase “dobbiamo scegliere il candidato prima dell’estate/prima di Natale”. Perché poi l’estate – o il Natale, dipende da quando cade il voto – prima o poi arriva, ma il candidato no.

Per esempio io mi ricordo Stefano Bolognini, ai tempi commissario della Lega a Milano, che rilasciava interviste convinte – perché era davvero convinto che fosse la cosa più giusta da fare, beninteso – sul fatto che a Milano si dovesse scegliere il nome prima del Natale 2021. Morale della favola? Non si scelse fino a luglio 2022 con il voto a ottobre.

Stavolta, uguale: Ignazio La Russa, Matteo Salvini, tutti quanti. Dobbiamo scegliere il candidato presto, prestissimo. Erano davvero convinti, io ne sono certo. Perché una candidatura precoce è anche una candidatura che si può radicare. Il problema del 2022 è che non c’era nessuno a voler correre. E il problema del 2026 è che invece sono troppi a voler correre.

 

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Alla fine la verità è una sola: che sulle logiche milanesi, o comunque territoriali, prevale sempre e comunque la legge di Roma. Ovvero il fatto che le trattative, tra tutti, vengono fatte su un tavolo globale, complesso, con tanti pesi e contrappesi. Come fai a scegliere il candidato sindaco di Milano senza scegliere il candidato sindaco di Roma e di Napoli, e senza sapere neppure quando saranno le elezioni politiche e – vera questione – come verranno composte le liste? Non si può.

Non si può perché tutta la nomenklatura politica vuole la sua libbra di carne. Chi non viene candidato in Parlamento magari vuole correre per il Comune, chi non viene scelto in Comune magari vuole correre in Parlamento. È un casino, tra l’altro con molti partiti diversi che si devono mettere d’accordo e fare sintesi. Per esempio: se Roberto Vannacci dovesse far parte della coalizione di governo con il centrodestra potrebbe mai proporre un candidato sindaco indipendente a Milano? E perché mai? Per dare un segno di separazione? Per confondere gli elettori?

Ecco, dunque il mantra “dobbiamo scegliere subito il candidato” vorrei cambiarlo: “Sceglieremo il candidato appena riusciremo”. Generalmente, tra il 120 e i 90 giorni dall’apertura delle urne. Ma più vicini ai 90 perché al centrodestra piacciono le cose difficili.

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