David Gentili e l’inutile comitato antimafia del Comune di Milano

Sarebbe bello se bastasse un gruppo di ex consiglieri comunali per fare davvero qualcosa contro la mafia. Ma la realtà è diversa

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David Gentili

Mi sono accorto, colpevolmente in ritardo (ma fino a un certo punto, visto che non sono stato taggato), che l’ex consigliere comunale David Gentili, oggi membro del comitato antimafia del Comune di Milano, ha risposto pubblicamente a un mio commento di una settimana fa. In quel commento attaccavo la posizione espressa pubblicamente da Gentili che puntava frontalmente il direttore generale del Comune Christian Malangone, dicendo di ritenere un errore la nomina nel cda di Atm a causa della “doppia indagine in cui è indagato, su urbanistica e vendita dello stadio”. Io scrivevo che non è che quando uno è indagato è automaticamente condannato, e che le vite non devono aspettare i tempi biblici della giustizia.

Inoltre – scrivevo – ritenevo assurdo che un membro del comitato antimafia del Comune di Milano quale è David Gentili, nominato dal sindaco il cui braccio destro è Christian Malangone, si scagli contro il braccio destro del sindaco con cui ha avuto mille interlocuzioni, immagino anche su urbanistica e stadio. Lo accusavo e lo accuso – e lo dico qui ancora più chiaramente – di fare la verginella, o meglio di volersi ricostruire una verginità.

Che cosa mi risponde Gentili? “Massa mi scrive che, per coerenza, mi dovrei dimettere dal Comitato Antimafia in cui lo stesso Beppe Sala mi ha nominato. Ma perché? Forse perché dovrei essere d’accordo sempre con il Sindaco? E se non sono d’accordo, dovrei stare zitto? Non sono fatto così. Forse anche per questo Sala mi ha nominato. Non lo so”. E ancora: “So che nell’atto di nomina non c’era scritto che avrei dovuto condividere tutte le scelte che l’Amministrazione avrebbe compiuto. E che, nel caso non fossi stato d’accordo, sarei dovuto stare zitto. Mi hanno chiesto di mantenere la riservatezza dei dati e delle notizie apprese nello svolgimento del mio ruolo. Questo mi hanno chiesto. Non prendo un euro per essere membro del Comitato. E ci lavoro tanto. Ma tanto. Non mi affatica farlo. Sono temi che mi appassionano e mi piacerebbe poter inviare a Massa tutte le proposte e le segnalazioni che ho fatto. Avrei voluto che fossero accolte tutte le richieste del Comitato in merito alla vendita dello Stadio e della GFU San Siro. Non è stato così. E’ stato un errore? Si io lo ritengo tale. Sala mi può cacciare quando crede. E prima di lui Nando dalla Chiesa, che il Comitato presiede”.

La dubbia utilità di un comitato anti mafia di ex consiglieri comunali

Ora, a questa prima parte del ragionamento di Gentili, io replico che non solo Gentili si dovrebbe dimettere il prima possibile. Ma che dovrebbe essere sciolto anche il comitato antimafia: non si capisce perché mai si debba creare un organismo di questo tipo in seno a un Comune, che non ha alcun potere ispettivo né alcuna delle prerogative dei pubblici ministeri che invece sono deputati a indagare, se non per riempirsi la bocca sul fatto che esiste un “comitato antimafia”. Come se il Comune davvero potesse (non volesse: tutti vogliono, a partire da me e da chiunque io conosca) fare qualcosa contro la mafia con un comitato di ex consiglieri comunali.

La guerra alla mafia fatta da ex politici: basti questa sintesi a dire tutto. Non si capisce perché il comitato antimafia si debba occupare di San Siro, o di urbanistica. A che titolo? Con quale finalità? Non si capisce. Ringrazio però Gentili per il confronto: mi mandi pure le sue proposte e il suo operato concreto. Sono pronto a cambiare idea sull’utilità o meno del Comitato Antimafia, purché ci siano motivi per farlo. L’importante, e questo è prescrittivo, è che non si faccia l’equazione errata che i disonesti intellettualmente sono portati a fare: una persona ritiene il Comitato Antimafia inutile quindi sta dalla parte della mafia. Perché su questo scatta la querela (sacrosanta).

Ma condannare una persona prima ancora di un rinvio a giudizio resta una barbarie

Dove non sono pronto a cambiare idea invece è sul suo giustizialismo. Scrive Gentili: “Non sarò garantista come vorrà Massa. Ma non sto zitto. Si unirà alla Resistenza culturale contro la barbarie giustizialista? Mi faccia avere il programma. Se ci sarà scritto che fino alla sentenza definitiva un cittadino può essere nominato a qualsiasi incarico pubblico e non ci si può azzardare a definire inopportuna la sua nomina. No. Non sarò dei loro”. Io dico che chiunque si può azzardare a dire o definire quel che vuole, tanto che Gentili continua a tenere le sue posizioni. Questo non toglie che così come lui può dire quel che vuole, lo possa fare anche io. E che io possa dire che è una barbarie condannare la gente non solo prima che venga giudicata, ma addirittura – come in questo caso – prima che ci sia una richiesta di rinvio a giudizio.

 

 

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